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Il cartello issato su una delle auto che parteciparono al corteo dei democristiani vittoriosi alle provinciali del 1968. (dal quotidiano Alto Adige del 18 novembre 1968)
Avvenne domani

La fine di un anno

Si conclude il nostro viaggio nelle cronache del 1968 a Bolzano.
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Il 2018 sta consumando gli ultimi brandelli di se stesso e, con l'anno, finisce, come è ovvio, anche il nostro percorso alla riscoperta di ciò che avvenne, a Bolzano ma anche in Italia e nel mondo, cinquant'anni or sono, in quel 1968 che è rimasto nella storia e nella memoria.

In gennaio  descrivemmo il clima politico di quei lontani anni a Bolzano, in febbraio ricordammo come in quei mesi divenisse d'attualità la polemica di chi giudicava suicida il far attraversare il capoluogo con il viadotto autostradale, in marzo, finalmente, il primo squarcio di 68 anche a Bolzano con la prima occupazione scolastica allo Scientifico Torricelli, davanti agli occhi interessati dal giovanissimo insegnante supplente Alexander Langer. In aprile ancora cronache di agitazioni, del rumore prodotto dal grosso petardo lasciato da tre ragazzi di buona famiglia dentro un confessionale del Duomo. In maggio, ovviamente, occhi puntati su Parigi dove scoppia la grande rivolta. In giugno il 1968 iniziò a mostrare il suo volto più violento e sanguinario. Nel mese di luglio tornammo a Bolzano per registrare il problematico addio di Lidia Menapace alla Democrazia Cristiana. L'agosto non potè che esser dedicato alla rivolta dei cecoslovacchi, repressa dai carri armati sovietici. In settembre ci siamo concessi di parlar d'altro: un mese di cronaca nera per dimostrare che, mezzo secolo fa, Bolzano non era poi quel posto meraviglioso dove si dormiva con le porte aperte di cui oggi tanto si favoleggia. Tra ottobre e novembre si preparano le celebrazioni per il 50º anniversario della fine della Grande Guerra ma a Bolzano, come abbiamo raccontato, qualcuno volle raccontare una verità diversa.

Siamo arrivati, così, alle ultime settimane dell'anno, agli ultimi avvenimenti, agli ultimi spunti di cronaca. Pare quasi che si voglia arrivare in fretta a chiudere le pagine più cruente e dolorose. A Praga i filosovietici regolano i conti con i leader della Primavera, ad Atene i Colonnelli mandano a morte Alexandros Panagulis, ma poi sospendono l'esecuzione. L'Italia è scossa da imponenti manifestazioni sindacali. Passerà alla storia come "l'autunno caldo", ma è anche autunno di sangue. Il 2 dicembre, ad Avola, le forze dell'ordine esplodono almeno 400 colpi contro i braccianti in sciopero. Il bilancio di due morti e cinquanta feriti. La contestazione studentesca arriva anche davanti alla Scala di Milano. Le signore impellicciate che si recano ad assistere alla prima del 7 dicembre ricevono un omaggio di uova e ortaggi. Gli studenti di Pisa cercano la replica la sera di Capodanno davanti al noto locale "La Bussola". Finisce malissimo con un manifestante colpito dai proiettili dalla polizia e che resterà paralizzato per sempre.

A Bolzano l'ultimo scorcio dell'anno è dominato, politicamente parlando, dalle elezioni regionali che si tengono domenica 17 novembre. La campagna elettorale, che ha visto l'avvicendarsi in ragione di tutti i maggiori leader nazionali dei vari partiti, è centrata in buona parte sull'esito ancora incompiuto delle trattative per la nuova autonomia, ma non può non risentire anche dall'eco degli avvenimenti a livello nazionale. Tre giorni prima del voto, ad esempio, anche la Bolzano operaia scende in piazza per il grande sciopero generale per l'aumento delle pensioni che paralizza tutta l'Italia. La manifestazione si svolge pacificamente anche se, complice qualche provocazione da parte di attivisti dell'estrema destra, si registrano alcuni tafferugli.

Il voto non fa registrare grandissime sorprese. L'affluenza alle urne è sempre altissima, come da tradizione. In Alto Adige vota il 90,53% degli aventi diritto, nel Trentino 88,68%. Lunedì 18 novembre si aprono le urne e inizia lo spoglio. Quando vengono resi noti i dati definitivi ci si accorge che a vincere la tornata elettorale sono stati indubbiamente la SVP che mantiene, a Bolzano, i suoi 16 seggi ma sopratutto esorcizza in pieno la concorrenza del fuoruscito Egmont Jenny e la Democrazia Cristiana che si conferma a Trento partito di maggioranza assoluta e che a Bolzano riesce a mandare in consiglio il quarto eletto. Agli altri partiti resta ben poco da spartirsi. In Alto Adige la lista unitaria di sinistra non riesce a centrare l'obiettivo del secondo consigliere e Lidia Menapace resta esclusa. Tra poco proseguirà il suo percorso politico in una dimensione ben diversa e più vasta.

Il dopo elezioni è abbastanza burrascoso. I veleni della campagna elettorale si fanno sentire già la sera dello spoglio. Un folto gruppo di attivisti democristiani, guidati dal segretario provinciale e sindaco di Bolzano Giancarlo Bolognini, formano una sorta di corteo motorizzato che percorre le strade della città per celebrare la vittoria. Meta finale il piazzale davanti alla sede di Lungotalvera San Quirino del quotidiano Alto Adige. Al giornale di esponenti Dc rimproverano l'accanimento mostrato nei loro confronti sulla questione della nuova autonomia, che in effetti il giornale ha avversato in ogni modo. Su una delle auto è stato issato un cartello su cui compare la scritta: "abbiamo vinto per la chiusura della controversia per il progresso dell'Alto Adige". L'iniziativa suscita i commenti non benevoli, ovviamente, da parte del giornale quelli di tono altrettanto acre da parte delle forze di destra. L'intera vicenda viene però oscurata, nei giorni successivi, da ciò che è avvenuto, nella giornata elettorale, nel seggio di Glorenza. Qui le forze dell'ordine, opportunamente allertate, hanno accertato che il presidente, che anche esponente della SVP, ha consegnato piccole somme di denaro a tutti gli elettori giunti a votare ancorché residenti nelle vicine Austria e Svizzera. Si sospetta che i rimborsi siano stati previsti da una direttiva del partito. La magistratura apre un'inchiesta e i carabinieri vanno a perquisire varie sedi del partito. Ne nasce una polemica furibonda che tracima anche sulla stampa, con il Dolomiten schierato accanto alla SVP e l'Alto Adige, ovviamente, sul fronte opposto.

Mentre in regione i partiti cercano di trovare nuovi equilibri politici e si parla persino di un possibile ritorno della Suedtiroler Volkspartei nella maggioranza regionale, arrivano anche a Bolzano e a Trento gli echi di quel che avviene in campo nazionale. Il 5 dicembre i capoluogo altoatesino si ferma per una giornata di protesta per i fatti di Avola. Non mancano momenti di tensione, ma vengono evitati scontri tra polizia e manifestanti. Ad alleggerire il clima le iniziative della magistratura bolzanina che applica l'amnistia ai tre studenti processati nella primavera precedente per la bomba messa in un confessionale del Duomo e chiude rapidamente con l'archiviazione le inchieste nate per le denunce effettuate dalla Questura per i fatti avvenuti in via museo in occasione delle celebrazioni per l'anniversario della vittoria.

Il 68 bolzanino si conclude in un clima incerto e teso, ma con una nota positiva. Il 21 dicembre, mentre sono in molti a seguire con trepidazione il primo viaggio verso la luna di una navicella spaziale americana, l'Apollo 8, viene aperto al traffico il tratto autostradale tra Bolzano e Trento. Ci vorranno ancora diversi anni prima che venga completato, con il contestatissimo viadotto che taglia in due Bolzano, l'intero asse autostradale, ma la nuova arteria tira da subito una notevole corrente di traffico. Un altro tassello per andare a costruire l'Alto Adige che sarà.

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Seguo sempre volentieri gli interventi interessanti di Ferrandi. Stavolta segnalo una piccola inesattezza; l'"autunno caldo" è quello del '69.

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