Scuola
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Una riflessione

Questa scuola non ci piace

Vogliamo un'istituzione scolastica che valorizzi non solo la buona memoria, ma anche i nostri talenti.
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La scuola (superiore) occupa la maggior parte della vita di qualsiasi ragazzo/a dell’età compresa tra i 14 e i 20 anni, tuttavia viene percepita come qualcosa di ostile e di imposto. Questo è dovuto a come la scuola stessa è organizzata. 
Essa dovrebbe provvedere, collaborando con la famiglia, all’educazione e all’istruzione dello studente. Quella italiana, attualmente, si occupa solo dell'istruzione. 
 

La cultura

 
Quella che viene insegnata a scuola è una cultura che viene percepita dagli studenti come astratta e distante. Un mero fatto quantitativo.
Ciò che si chiede ai ragazzi è principalmente di stipare nel cervello quante più informazioni possibili per poi rigurgitarle in occasione della verifica. Dopodiché avviene una sorta di reset automatico e, a parte qualche nozione superstite, la maggior parte dei concetti viene completamente eliminata.
Perchè accade questo? 
Le lezioni sono inincidenti, non risvegliano l’interesse degli studenti. Per la maggior parte di loro studiare Dante in italiano o il sistema nervoso in scienze fa poca differenza, perché il loro compito è sempre solo quello di ripetere quanto detto dal professore. La loro soggettività non viene stimolata.
 
Qual è la funzione della grande letteratura se non quella di far luce sui sentimenti e aiutare il lettore a riconoscerli e a gestirli? 
 
Invece il sapere scolastico dovrebbe essere uno strumento per i giovani. Non dovrebbe comprimere la loro forza creativa ed emotiva (che tra i 15 e i 30 anni raggiunge l’apice), ma porsi al suo servizio per permetterne la sua completa espressione. 
Il rischio è altrimenti quello che l’emozione vaghi senza contenuti a cui applicarsi e che degeneri in divertimenti tanto sfrenati quanto vuoti. La scuola pensa di non avere responsabilità nell’ambito dell’educazione emotiva, ma se così fosse, studiare Petrarca, Dante o Leopardi non avrebbe alcun senso. Qual è la funzione della grande letteratura se non quella di far luce sui sentimenti e aiutare il lettore a riconoscerli e a gestirli? 
 

I professori

 
A proposito di funzioni quella più importante viene svolta dai professori. 
Senza interesse per quello che sta leggendo è improbabile che lo studente svolga uno studio approfondito e duraturo. Nella migliore delle ipotesi studierà per amor del voto e della propria media scolastica, ma non in vista del proprio arricchimento culturale. 
Il compito del professore dovrebbe essere quello di trasmettere la passione per la sua materia, di instillare una scintilla d’interesse nello studente e di portarlo a mettere se stesso e il mondo sempre in discussione.
Per fare questo lavoro sono necessarie capacità psicologiche e comunicative unite ad una personalità forte e capace di affascinare i giovani.
Questo ruolo viene spesso sottovalutato anche dai professori stessi. Non molti si rendono conto dell’influenza e dell’impatto emotivo che hanno sugli studenti, o dei danni psicologici che possono causare.
 
Il compito del professore dovrebbe essere quello di trasmettere la passione per la sua materia, di instillare una scintilla d’interesse nello studente e di portarlo a mettere se stesso e il mondo sempre in discussione.
 
 
L’identità dell’individuo si forma in buona parte attraverso il riconoscimento degli altri. Quindi quella di uno studente, vista la quantità di tempo che passa a scuola, si forma in buona parte in essa.
Molti studenti che hanno più difficoltà nell’apprendimento, infatti, rischiano di sviluppare un’autostima più bassa rispetto agli altri. 
Ad esempio Daniel Goleman attraverso i suoi diversi scritti, ha dimostrato che esistono diversi tipi d’intelligenza, da quella logico-matematica a quella corporea, da quella musicale a quella emotiva. Nella valutazione dell'alunno invece la maggior parte di esse non viene considerata.
Inoltre, se uno studente è convinto di valere poco (perché non provvisto dell'"intelligenza scolastica" richiesta), il professore tenderà a rafforzare la sua immagine negativa tramite ulteriori voti e giudizi.
Non aiuta poi il costante confronto tra studenti (che sia esplicito o solo velato) attuato dai professori, perché non fa altro che rafforzare l’ego dei ragazzi già solidi e abbattere quello dei ragazzi più insicuri.
Il risultato è che il riconoscimento negato viene cercato altrove. Si va quindi alla ricerca dello sballo, in modo da scordare, anche solo temporaneamente, il proprio disagio esistenziale. Questi ragazzi si rifugiano nell’alcol, nella droga e nei casi più estremi, ricorrono al suicidio.
 

Sofferenza individuale e cultura collettiva

 
Molti giovani, non sapendo gestire quel vuoto che sentono dentro frequentano abitualmente psicologi e psicanalisti per trovare un'origine e una soluzione al loro malessere. 
La verità però è che "bisogna agire sulla cultura collettiva e non sulla sofferenza individuale, perché questa sofferenza non è la causa, ma la conseguenza di un'implosione culturale di cui i giovani, parcheggiati nelle scuole, nelle università, nei master, nel precariato, sono le prime vittime" (Umberto Galimberti).
Ritengo pertanto che la scuola dovrebbe organizzarsi in modo tale da permettere ai giovani di sviluppare al meglio le proprie competenze, indipendentemente dal mero nozionismo.
 
 
 
 
 
 
 
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