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Gli uomini della DC ai funerali di Moro
Avvenne domani

Il Preambolo* no!

Breve incursione nel passato prossimo alla ricerca di un precedente storico e politico.
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Accade, a volte, rovistando in qualche vecchia scatola, di trovare un oggetto che, da solo, ha il potere di riportare indietro nel tempo, rievocando fatti, persone, sensazioni ormai dimenticati. Avviene così anche con le parole. E quindi sentir pronunciare quel vocabolo, "preambolo", per definire il complesso degli impegni morali che la Suedtiroler Volkspartei vorrebbe fossero onorati con una firma dalla Lega per concederle l'ingresso nel palazzo di piazza Magnago, ha un effetto curioso e imprevisto.

Occorre ritornare ai primissimi mesi dell'anno 1980. L'Obmann della SVP Achammer non è neppure nato, Arno Kompatscher frequenta diligentemente la quarta elementare e Matteo Salvini, si presume, la seconda classe. L'Italia è un paese sconvolto dalle faide politiche e dalla violenza terroristica. Al potere c'è una Democrazia Cristiana che cerca di ritrovarsi dopo la prova spaventosa del caso Moro. In realtà, con quel corpo straziato, nella tomba di Torrita Tiberina sono stati sepolti per sempre anche i motivi ideali di un impegno politico cominciato sotto la guida di Alcide Degasperi nel 1944, ma questo, in casa Dc, nessuno vuole ancora ammetterlo. È un partito asserragliato attorno alla gestione del potere, straziato da rivalità ormai insanabili e diviso in correnti che si combattono sopra e sotto il pelo dell'acqua. L'appuntamento è quello del Congresso Nazionale, fissato per il mese di febbraio. Si tratta di trovare un'intesa che permetta, secondo alcuni, di porre fine al periodo delle larghe intese con il PCI e di tornare ad una politica di centro-sinistra organico, affidandosi al socialismo muscolare di Bettino Craxi. La battaglia è aspra, ma alla fine quattro correnti riescono a conquistare una risicata maggioranza. Fanfaniani, Dorotei, Proposta e il gruppo che fa capo a Carlo Donat Cattin trovano la sintesi in base ad un documento che prende, per l'appunto, il nome di Preambolo. Arnaldo Forlani e Flaminio Piccoli sono eletti al vertice del partito. Francesco Cossiga, giudicando di aver scontato a sufficienza il purgatorio dopo essersi dimesso come Ministro degli Interni durante il rapimento Moro formerà il governo con i socialisti. All'opposizione, nella Dc, restano la sinistra del partito e gli andreottiani. La maggioranza del Preambolo durerà poco. Ad affossarla ci penseranno, tra l'altro, gli esiti disastrosi del referendum sull'aborto e lo scandalo della loggia P2. Sono le convulsioni che precedono, solo di qualche anno il crollo definitivo che arriva, inevitabile, dopo la caduta del muro di Berlino che sottrae alla Dc l'ultima vitale  ragion d'essere e che apre la strada alle inchieste della magistratura. Quel Preambolo passa dunque agli archivi della storia politica repubblicana come uno dei tanti contorcimenti tattici privi ormai di una vera idealità politica di fondo.

Così, allora e certamente oggi, dalle nostre parti, le cose parrebbero ben diverse. Differenti i personaggi, le forze in gioco, i motivi del contendere. Eppure l'uso di quel vocabolo, il Preambolo, sprigiona da solo reminiscenze vintage cui è difficile resistere. Oggi come allora un grande partito, logorato dal tempo e dall'esercizio ininterrotto del potere, cerca di distillare, nelle parole di un testo breve, qualche alchimia che gli consenta di rinviare nel tempo l'appuntamento con una realtà che lo vede sempre più fragile ad ogni appuntamento elettorale. Oggi come allora c'è la ricerca affannosa di formule capaci di mascherare, con una cosmesi sempre più pesante, i segni di un trascorrere del tempo che ha messo a dura prova il totem apparentemente inscalfibile della Sammelpartei.

Allora ci si affida al Preambolo. Quello democristiano del 1980 non è un precedente di buon augurio. Staremo a vedere come finirà, a Bolzano, nel 2018.

* dall'Enciclopedia Treccani; "Preambolo: premessa cerimoniosa e inutile, divagazione oziosa fatta per avviare un discorso, o per prendere una questione alla larga, o per disporre l’interlocutore a proprio favore".

 

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Kommentare

Bild des Benutzers rotaderga

Ja richtig, die Geschichte wiederholt sich immer wieder. Aber vielleicht lesen die Entscheidungsträger auch diese Zeilen.

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