Politica | Parlamento Ue

“Un compromesso per l’Europa”

Il Ppe concorda con Orbán la sospensione di Fidesz. Dorfmann: “Giusto, evitata la spaccatura nei popolari: una vittoria negata ai sovranisti di Salvini”.
Viktor Orban
Foto: Ouest-France

Una vittoria europeista. Per Herbert Dorfmann, europarlamentare Svp, il compromesso raggiunto tra il Ppe e Viktor Orbán rafforza il progetto comunitario. Perché la sospensione imposta al partito del premier di Budapest - ma con lui concordata - evita “il disastro” di una spaccatura della grande famiglia popolare. Tra i progressisti del Nordeuropa e i conservatori dell’est e del sud del continente, che avrebbe rappresentato “un favore” a Salvini e a tutti gli altri euroscettici a due mesi dalle elezioni.

L’assemblea del Ppe

Com’era filtrato prima dell’avvio del dibattito, il presidente del Partito popolare europeo Joseph Daul ha proposto una mediazione che prevedeva una sospensione di Fidesz dal gruppo parlamentare, per un tempo non precisato. Nella lettera approvata al termine di un’estesa discussione alla quale ha partecipato lo stesso Orbán, il Ppe si definisce una “famiglia” politica i cui valori sono enunciati nella dichiarazione sancita nel congresso del 7-8 novembre a Helsinki: rispetto della dignità umana, si legge, della libertà di religione e di associazione, democrazia, uguaglianza, rispetto dei diritti umani, inclusi quelli delle persone che appartengono alle minoranze. 

Sovranismo versus pluralismo

Riferimenti opposti rispetto alla politica portata avanti negli ultimi anni dal premier ungherese, alfiere dei Paesi del Gruppo di Visegrad che hanno sviluppato un’agenda fondata su proclami sovranisti, chiusura all’immigrazione, richiamo accentuato all’identità cristiana. Una ricetta politica che accomuna forze presenti in molte nazioni Ue, decise ad ottenere un ruolo da protagoniste nel prossimo rinnovo dell’Europarlamento. Tutto l’opposto dei principi di una forza europeista come il Ppe, che promuove “una società fondata su pluralismo, assenza di discriminazioni, tolleranza, giustizia, solidarietà, parità tra uomini e donne”.

Stringenti le condizioni a cui dovrà sottoporsi Fidesz, delineate nella lettera del 5 marzo di Manfred Weber: primo, dovranno essere rimossi i poster, definiti “fake news”, con le foto di George Soros e Jean-Claude Juncker utilizzati nella campagna elettorale in Ungheria. Il partito dovrà riconoscere che l’iniziativa ha prodotto “danni politici considerevoli” e dovrà astenersi dal ripetere simili azioni.

Secondo, essendo “la libertà di espressione, la scienza e l’educazione fondamentali”, la controversia legale contro la Central European University del magnate Soros dovrà essere “chiarita”. 

Terzo, e qui sta la “punizione”, Fidesz nel periodo di sospensione non godrà dei diritti di membro del gruppo europeo del Ppe. Non potrà proporre candidati e partecipare agli incontri politici. Una sanzione significativa perché comporterà l’esclusione dalle trattative, successive al rinnovo del Parlamento, sulla prossima governance dell’Unione.

Speravo in un compromesso. Un voto a maggioranza avrebbe spezzato il Ppe in due, tra i progressisti del Nordeuropa e i conservatori del sud e dell’est. Sarebbe stato un disastro, otto settimane prima del voto. Una vittoria per Salvini e i sovranisti

La mediazione

Ed ecco la mediazione: sparisce il riferimento contenuto nella versione originale alla “volontarietà” con cui Fidesz avrebbe proposto le condizioni prima citate. La sospensione appare dunque come imposta. Il passaggio sarebbe però servito per poter far dire gli ungheresi di aver portato a casa un risultato a loro favore. 

Ulteriore prescrizione, la fase di sospensione senza limiti temporali verrà interrotta solo per l’insindacabile giudizio del comitato dei “probiviri” Herman Van Rompuy ex presidente del consiglio europeo, Hans-Gert Pöttering, già presidente del Parlamento Ue, e Wolfgang Schüssel, ex cancelliere d’Austria.

Dorfmann presente

“Speravo in un compromesso” afferma Dorfmann, presente alla riunione. In realtà, il suo partito aveva approvato lespulsione di Orbán. “In questa fase un voto a maggioranza avrebbe spezzato il Ppe in due, tra le sensibilità progressiste presenti soprattutto nel Nordeuropa e quelle più conservatrici dell’est e del sud. Sarebbe stato un disastro, otto settimane prima del voto. Dividere la più grande famiglia politica europeista avrebbe rappresentato una vittoria per gli euroscettici, il più grande favore a Salvini e a chi la pensa come lui”.

 
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Hans Hanser Gio, 03/21/2019 - 10:24

Glaubwürdigkeit sieht anders aus. In Südtirol mit Lega regieren, dieser in Rom den Rücken für Strafverfahren freihalten und in Brüssel Orban verteufeln. Kann uns das die SVP mal bitte erklären? Danke

Gio, 03/21/2019 - 10:24 Collegamento permanente