Politik | L'intervista

Bolzano brucia, nei cantieri si lavora

Marco Nardini, segretario della Fillea/Cgil, denuncia tre anni di richieste ignorate dalla Provincia: nessuna ordinanza, nessuna cassa integrazione attivata, operai costretti a tacere per paura di perdere il lavoro. "Non c'è più tempo per i rinvii".

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Comune di Bolzano

Chiediamo rispetto e vogliamo sicurezza adesso”. Con queste parole la Fillea/Cgil-GBH ha chiuso il 26 giugno una lettera indirizzata direttamente al presidente della Provincia Arno Kompatscher, chiedendo un’ordinanza vincolante che blocchi i lavori più pesanti nelle ore più calde. A scrivere è Marco Nardini, segretario generale della Fillea/Cgil di Bolzano, che da tre anni denuncia lo stesso problema senza ottenere risposta. Fuori intanto il termometro segna 36 gradi. Gli operai non si fermano.

 

SALTO: Segretario Nardini, ogni estate si ripete la stessa emergenza. Quest’anno però sembra che la tensione sia aumentata. Partiamo da qui: cosa accade nei cantieri quando si superano i 35 gradi? 

Marco Nardini: In quasi tutte le regioni d’Italia sono state emanate ordinanze perché si è capito – anche sotto la pressione della Cgil – che serviva un atto scritto ad hoc per gestire l’emergenza caldo. Io porto questo problema all’attenzione della Provincia da tre anni. Ogni volta denunciamo la situazione, chiediamo l’apertura di un tavolo, e ogni anno non arriva nulla.

La Provincia di Bolzano sembra muoversi come se seguisse due logiche. La prima è che il caldo estremo di questi anni venga considerato un fenomeno temporaneo, più che l’effetto del cambiamento climatico. La seconda è che si preferisca non emettere un’ordinanza per evitare di assumersi una responsabilità diretta. Le conseguenze del caldo sono tangibili: nei giorni scorsi a Padova un operaio è morto dopo essersi sentito male mentre lavorava, e gli esperti avvertono che gli eventi estremi sono destinati ad aumentare. Non si può continuare a fare finta di niente.

Noi vogliamo che l’amministrazione provinciale prenda atto della situazione e faccia qualcosa. Abbiamo studiato i dati: quando fuori ci sono 35 gradi, chi stende l’asfalto lavora su una superficie che ne raggiunge 50-60. Le conseguenze sono problemi di pressione, infarti, malattie della pelle. Stiamo parlando di sicurezza sul lavoro, non di comfort.

Non si può continuare a fare finta di niente

Perché le norme attuali non bastano? In che modo un’ordinanza cambierebbe davvero la gestione dei cantieri?

Se la Provincia emettesse un documento che vieta i lavori nelle ore più calde cambierebbe tutto negli appalti. Il problema reale non è solo il lavoratore che sta male – che è già grave – ma le scadenze. Ogni impresa ha i suoi tempi, e oggi il vincolo più stringente è il PNRR, che scade ad agosto. Tutti devono finire i cantieri, e la maggior parte di quelli in provincia sono pubblici.

Con un’ordinanza che blocca i lavori dalle ore X alle ore Y, le stazioni appaltanti potrebbero inserire una clausola: chi attiva la cassa integrazione ottiene uno spostamento proporzionale della data di consegna, senza sanzioni. Questo è ciò che serve. Senza questa clausola, le imprese non fermeranno mai i cantieri, perché rischiano penali.

Il Veneto, per esempio, ha capito questa logica: prima ha fatto un protocollo con le linee guida, poi – visto che non bastava – ha divulgato un’ordinanza valida su tutto il territorio regionale, anche a Belluno, dove sul Passo Fedaia ci sono 16 gradi anche in piena estate.

Marco Nardini, segretario generale del settore edile della Cgil di Bolzano AGB/CGIL

La Provincia ha emesso allerta rossa proprio per le zone dove si concentrano i cantieri – Bolzano, Oltradige, Bassa Atesina. Se il rischio è già certificato ufficialmente come si giustifica l’assenza di misure straordinarie?

Siamo in zona rossa da quasi due settimane. Bolzano è la città più colpita in assoluto, con temperature che crescono di giorno in giorno. Se Kompatscher aspetta il temporale per chiudere il dossier senza discutere è ancora più grave. Mi chiedo: se le linee guida bastassero, perché emettiamo ordinanze sui limiti di velocità in città? Perché esistono le norme sulla sicurezza nei cantieri? Le regole scritte esistono proprio perché le buone intenzioni non bastano.

La verità è che gli interessi economici prevalgono su quelli politici – o forse coincidono. I quattro pilastri dell’economia locale sono agricoltura, turismo, edilizia e impianti di risalita. Un’ordinanza va a ledere almeno due o tre di questi settori. Chi sta costruendo alberghi in vista della stagione invernale non si ferma. Il profitto viene prima di tutto.

Kompatscher il primo maggio viene a stringere mani agli operai, alla festa dei 60 anni della Cassa Edile dice “sono con voi nei cantieri”. Vorrei vederlo lì quando ci sono 38 gradi.

Chi sta costruendo alberghi in vista della stagione invernale non si ferma. Il profitto viene prima di tutto

Da tre anni nessuna impresa in Alto Adige ha attivato la cassa integrazione per caldo, nonostante la legge la preveda già oltre i 35 gradi. Le imprese non vogliono usarla o c’è qualcosa che la rende inapplicabile nella pratica?

Le imprese ragionano così: “Se fermo i lavori, vado incontro alle sanzioni dell’appalto”. È sempre lo stesso problema. La cassa integrazione la attivano solo se ottengono in cambio uno spostamento della data di consegna. Altrimenti si continua a lavorare e gli accorgimenti per affrontare il caldo sono spesso insufficienti. A volte si riducono a qualche bottiglia d’acqua, quando c’è. Ho visto operai andare a comprarla al supermercato perché l’azienda non la forniva nemmeno.

Molti operai non denunciano i malori perché sono precari o non hanno il permesso di soggiorno. Quando decidono di rivolgersi al sindacato o di segnalare queste situazioni quali rischi corrono?

A Bolzano abbiamo una quota significativa di lavoratori immigrati e di italiani assunti a termine – per la stagione estiva o per la durata di un appalto, tre o quattro mesi. Se uno di loro si ferma e denuncia di stare lavorando in condizioni critiche, rischia di non vedersi rinnovare il contratto, o peggio il permesso di soggiorno. In molti casi perdono anche l’alloggio, perché vengono assunti con la camera inclusa. È un ricatto totale. Per questo, quando andiamo nei cantieri e diciamo: “Fermatevi”, spesso non basta. Le imprese, salvo rare eccezioni, hanno la coscienza nel portafoglio.

Mi auguro che non si debba aspettare un episodio irreversibile per intervenire. Sono tre anni che chiediamo un’ordinanza

C’è un episodio recente che racconta bene cosa succede a un operaio quando decide di fermarsi o di denunciare condizioni di lavoro pericolose?

Qualche sera fa mi ha chiamato un operaio del Kosovo. Aveva passato una settimana a casa in malattia dopo un colpo di calore e un collasso. Il datore di lavoro gli ha risposto: “Visto che sei stato a casa una settimana, puoi restare a casa anche le altre”. La minaccia è sempre quella. Gli ho detto: “Non ti preoccupare, se ti licenzia vieni da noi”. È questo che dobbiamo fare: dare agli operai un punto di riferimento concreto. Altrimenti, senza risposte da parte delle istituzioni, molti finiscono per sentirsi completamente soli.

Avete annunciato che aprirete vertenze individuali a favore dei lavoratori che si rifiutano di lavorare col caldo. È una scelta nuova rispetto al tentativo di trovare un accordo collettivo con la Provincia. Significa che, almeno per questa estate, avete cambiato strategia?

Spero ancora che la Provincia risponda alla nostra lettera e faccia una delibera. Ma se non lo fa tuteleremo i lavoratori uno per uno. Nel frattempo il rischio è reale: è già capitato che qualcuno rischiasse la vita tra collassi e cadute dai ponteggi. Mi auguro che non si debba aspettare un episodio irreversibile per intervenire. Sono tre anni che chiediamo un’ordinanza.

E c’è un problema ancora più difficile da vedere: le malattie professionali. Chi cade da un’impalcatura non sempre riesce a spiegare perché – “ho visto tutto nero, non so cosa è successo”. Può essere la pressione, può essere il caldo. È difficile attribuire l’infortunio al fattore termico, anche quando fuori ci sono 38 gradi. Si tratta di eventi difficili da ricostruire, malori spesso senza una diagnosi chiara. L’unica cosa che resta è la stanchezza di chi domani mattina rimette il casco e torna su.