Politik | Politica climatica

Il “Piano Sociale Clima” italiano

Il Piano Sociale per il Clima (PSC) italiano è lo strumento strategico nazionale da oltre 9 mdi. di euro progettato per mitigare gli impatti economici della transizione.

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Regioni&Ambiente

 

 

Il Piano Sociale per il Clima (PSC) italiano è lo strumento strategico nazionale da oltre 9 miliardi di euro (circa 7 miliardi di fondi europei del Social Climate Fund e un cofinanziamento nazionale del 25%) progettato per mitigare gli impatti economici della transizione verde.

Con l’entrata in vigore dell’ETS-2 il commercio in forma di borsa dei certificati per l’emissione di CO2 sarà esteso ai settori trasporti, edilizia e PMI. Le entrate dall’ETS-2 dovranno servire per finanziare politiche di riduzione del consumo di combustibili fossili e di sostegno alle famiglie più vulnerabili durante la fase di transizione. Una parte dei ricavi dell’ETS-2 alimenterà il Fondo Sociale Clima europeo, dotato di almeno 65 mdi. di euro. Per l’Italia si ipotizza un gettito dall’ETS-2 nel 2027-2032 (ovvero 2028-2033) di 21-55 miliardi a seconda del prezzo di CO2 che dovrà muoversi in un corridoio fra 45 e 100 Euro/tCO2. L’Italia per il suo Piano sociale Clima (PSC) nazionale avrà a disposizione 9,3 mdi. di euro per questo periodo compreso il contributo nazionale al FSC nazionale. La disponibilità dal FSC è fissa a prescindere dal gettito effettivo dell’ETS-2. Quindi l’Italia potrà spendere annualmente 1,55 mdi. sia per restituzioni diretti alle famiglie, sia in investimenti strutturali, riducendo la spesa energetica e sostenendo le famiglie più bisognose e le microimprese. Un miliardo e mezzo di euro per anno per tale scopo è poco.

Le misure previste dal governo in questo PSC, come riportato da Regioni&Ambiente, sono state ridotte da 12 a 4:

• 3,2 mld di euro per la riqualificazione energetica degli edifici di edilizia residenziale
pubblica e delle microimprese vulnerabili;

• 1,375 mld di euro per l’ampliamento del Bonus Sociale Gas Plus;

• 3,105 mld di euro per mobilità pubblica e hub di prossimità nelle aree svantaggiate;

• 1,74 mld di euro per la misura „Il Mio Conto Mobilità“ destinato a persone in condizione di povertà nei trasporti.

Sono state rafforzate le misure di riqualificazione energetica nell’edilizia residenziale pubblica e per il sostegno delle microimprese. Sono scomparsi interventi per le famiglie vulnerabili nell’edilizia privata e - secondo ECCO Climate – sono previsti troppi fondi sul Bonus Sociale Gas Plus. Dato che l’ETS-2 partirà solo nel 2028 con un anno di ritardo, la dotazione finanziaria del Fondo sarà solo di 54,6 mdi di euro, di cui 5,9 mdi. destinati all’Italia e quindi la disponibilità finanziaria sarà di meno. 

La spesa del FSC europeo inizierà già nel 2026 dando agli Stati la possibilità di attivare le misure previste dai Piani nazionali prima dell’entrata in vigore di ETS-2 „anticipando sia le misure per contenere possibili effetti sproporzionati sia sui prezzi dell’energia, che quelle per facilitare la transizione verso soluzioni e tecnologie più efficienti e pulite per famiglie e imprese.“ (ECCO Climate, Policy Brief, ottobre 2025). 

Il punto centrale è che il PSC dovrebbe offrire l’opportunità per un impulso forte per la decarbonizzazione, privilegiando investimenti pubblici e privati per ridurre in modo strutturale i consumi energetici e le bollette delle famiglie nel lungo periodo (ECCO Climate, p.10). A questo scopo il governo italiano avrebbe la possibilità, aumentando il volume finanziario del suo PSC, di integrare le sue misure complementari oltre gli 1,55 mdi. euro annui previsti oggi.

Nonostante la dotazione finanziaria troppo scarsa si tratta comunque di un meccanismo che può consentire all’Italia di orientare le politiche fiscali, energetiche e sociali verso gli obiettivi centrali della decarbonizzazione. Si tratta quindi di generare una maggior efficienza complessiva del sistema, di aumentare la sicurezza e l’autonomia energetica del Paese e di ridurre l’impatto dei prezzi più alti dei fossili sulle bollette delle famiglie. L’approccio proposto da ECCO Climate sarebbe centrato sull’integrazione tra misure redistributive e riforme settoriali, e andrebbe dunque esteso a tutto il gettito di ETS-2, sostenendo così i mercati per tecnologie verdi e rafforzando la competitività del sistema produttivo italiano, contribuendo a ridurre i costi sociali e aumentando la sicurezza per il Paese, quest’ultima inevitabilmente legata ad una condizione di indipendenza dalle fonti fossili.