La bellezza non può morire
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Jetzt S+ abonnierenUn gioco di parole, solo uno scambio di lettere, e dalle radici della danza tradizionale levantina dabke (da una parola araba che significa „battere i piedi per terra“) nasce badke, una travolgente coreografia contemporanea, una festa collettiva che resiste e trasmette incontenibile gioia.
Il dolore della popolazione e dell’umanità calpestata in Palestina, terra da cui provengono i dieci danzatori e danzatrici della compagnia Stereo48 che si sono esibiti sul palco della Sala grande del Teatro comunale, attraversa lo spettacolo Badke (remix) come „fredde raffiche di vento penetrano nelle fessure di una casa mal isolata“, ma non ferma mai la danza. Quando lo smarrimento per il presente angosciante spezza per un momento il ballo antico, nuovi gesti e movimenti coreutici nascono dall’abisso.
„Non ci fermeremo. Balleremo fino allo sfinimento.“
Nei corpi dei singoli danzatori, sotto la pelle e nei muscoli, la musica e la vita continuano a pulsare, si fanno linfa per una nuova danza che rinasce ogni volta dal buio e dal silenzio in cui risuona l’eco del passato. Il ritornello di musiche popolari che accompagnavano la danza in cerchio originaria, evoca ancora nella colonna sonora incalzante e ripetitiva di Nasser Al-Fares, baci lontani e il profumo antico del basilico, mentre la danza si scompone in evoluzioni di incontenibile forza e bellezza. Sul palco sei danzatrici e quattro danzatori portano i propri linguaggi radicalmente differenti, generati dalle esperienze personali che hanno segnato le loro vite nei campi profughi e nei diversi Paesi fuori dalla Palestina, con le contaminazioni che ne derivano, dalla contemporary dance a hip hop, capoeira e il circo.
Badke(remix)
CREDITS
coreografia: Amir Sabra e Ata Khatab / danza e creazione: Abdallah Damra, Bresa Ayub, Dima Zahran, Hamza Damra, Marah Haj, Mohammed Al Tayeh, Rebecca Kaoud, Rima Baransi, Samer Raya, Shahd Jabarin, Jassi Murad (sostituti) / colonna sonora: Nasser Al-Fares, a cura di Sam Serruys / assistente artistico: Abdallah Damra / suono: Hanne Nuyttens / luci: Ine Van Bortel / tratto: da Badke (2013) di Koen Augustijnen, Rosalba Torres Guerrero, Hildegard De Vuyst / tour: Morgan Van Kerrebrouck (laGeste) / produzione: laGeste | Stereo48
Lo spettacolo Badke creato nel 2013 originariamente per la compagnia les ballets C de la B di Alain Platel, da Koen Augustijnen, Rosalba Torres e Hildegard De Vuyst e prodotto da laGeste insieme a dieci danzatori palestinesi, tra il 2013 e il 2016 ha girato il mondo, con enorme successo di pubblico e critica.
Ricostruito e ripensato oggi (2026) sotto la direzione artistica degli interpreti originali Amir Sabra e Ata Khatab, Badke (remix) è passato interamente nelle mani della compagnia palestinese Stereo48, come atto di riappropriazione culturale.
Danzando emergono come un corpo collettivo in continua negoziazione tra tradizione e trasformazione, memoria e invenzione, tra appartenenza e rottura.
Danzare significa anche sopravvivere e testimoniare.
La loro danza estremamente fisica, risponde a una domanda concreta e urgente: fino a che punto una forma può cambiare prima di scomparire e cosa rimane quando ciò accade? La danza coincide a volte con la vita, lo stesso anelito impone a una di agire e all’altra di non fermarsi, come fanno i ballerini, senza tregua, per tutti i 75 minuti dello spettacolo. „Non ci fermeremo. Balleremo fino allo sfinimento“ è la promessa degli artisti di Stereo48. Danzare significa anche sopravvivere e testimoniare. Aldilà del significato di resistenza politica, in ballo è il valore universale della bellezza, che non si lascia sopraffare dalla violenza e ristabilisce, almeno come possibilità, un legame profondo tra gli esseri umani.
Nella Trilogia della Passione del festival Bolzano Danza Badke (remix) anticipa il tema della Riconciliazione che, dopo Insurrezione nel 2025 e Orizzonte nel 2026, attraverserà la quarantatreesima edizione del festival nel luglio del prossimo anno.