Achtung Baustelle!
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Markus Lobis: Vor welchem gesellschaftlichen Hintergrund schicken wir uns nun an, über die größten Baustellen für den gesellschaftlichen Wandel in Südtirol nachzudenken?
Luca Fazzi: In questo momento viviamo su una ricchezza effimera. Siamo un po' dentro una bolla, assuefatti alla diffusione del denaro e quindi con una capacità riflessiva piuttosto limitata.
In più, ci portiamo dietro una serie di stereotipi. Sicuramente il periodo fascista ha lasciato i suoi veleni, secondo me. Molti di questi sono ancora presenti: la chiusura, l’avversione sono anche legate a eventi storici.
„Invece di favorire al massimo l’integrazione, continuiamo a costruire muri.“
In Sudtirolo si sono sviluppate tre fasce di popolazione: una che sta bene, una fascia medio-centrale in fortissima crisi e poi tutta questa manodopera che non riusciamo nemmeno a integrare. Basta pensare al tema della scuola: facciamo fatica persino a immaginare che queste persone – o almeno una parte – rimarranno qui. Invece di favorire al massimo l’integrazione, continuiamo a costruire muri.
Ist Integration überhaupt der zielführende Weg? Ich würde lieber in einer Gesellschaft leben, die allen Inklusion anbietet, unabhängig von irgendwelchen Zugehörigkeiten. Integration impliziert eine mögliche arbiträre Deutung und anlassbezogene Regeldehnung durch die herrschende Gruppe.
Hai ragione!
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Zur Person
Luca Fazzi è un sociologo nato a Bolzano e professore ordinario di Sociologia presso l’Università di Trento. Vive a Lana.
Si occupa principalmente di welfare, politiche sociali, terzo settore e innovazione sociale, con un focus sulle trasformazioni dei servizi sociali e sulle disuguaglianze.
Ha studiato e lavorato in diversi paesi europei (tra cui Germania e Svizzera) ed è attivo anche come consulente per enti pubblici e organizzazioni sociali.
Foto: privat -
Südtirol kann gerade einmal auf 100 Jahre Geschichte zurückblicken. Von Anfang an war das Element der Trennung ein konstituierendes Element unserer Verfasstheit und ist in das Autonomiestatut eingeschrieben. Wir haben keine übergeordneten Vorstellungen von Gesellschaft, sondern verfolgen Gruppeninteressen und -ziele. Wenn sich die Gesellschaft verändert, kommen wir in Verlegenheit und müssen neue Gruppen definieren, um Deutsche, Italiener, Ladiner und „andere“ verwalten zu können.
Haben wir vor diesem Hintergrund überhaupt die nötige gesellschaftliche Energie, um den bevorstehenden Wandel zu gestalten?
La difficoltà sta nel fatto che bisogna prima capire una cosa: il Sudtirolo ha forze interne sufficienti per innovare? Perché ogni sistema si muove o per energie che sviluppa al proprio interno oppure per spinte esterne. E la mia impressione è che, nel caso sudtirolese, le forze interne siano piuttosto deboli. Ecco allora già un primo cantiere: come si rafforzano queste forze? Come le si rende più efficaci, più inclusive, più capaci di incidere?
L’innovazione non arriva mai da sola. Ha bisogno di motivazioni, di una consapevolezza del perché il cambiamento sia necessario. In Sudtirolo, per alcune fasce sociali queste ragioni sono abbastanza evidenti; per altre molto meno. C'è un benessere diffuso, ci sono microcosmi protetti, e quando un sistema garantisce ancora una certa stabilità, la pressione a cambiare si sente meno. I gruppi più inclini all’innovazione sono in genere più urbani, più istruiti, più aperti. Ma sono anche quelli meno centrali dentro il vecchio assetto politico e culturale.
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SALTO change im April
„Soziale Gerechtigkeit – zwischen Anspruch, politischer Realität und gesellschaftlichem Wandel“ – so lautet das Monatsthema von SALTO change im März. Es geht dabei um einen sehr umfangreichen Themenkomplex, bei dem wir nur einen Teil herausgreifen und auf die Südtiroler Verhältnisse herunterbrechen können. Und auch der Blick auf globale Entwicklungen soll dabei nicht zu kurz kommen. Wir werden uns sehr viel mit dem Vordringen von Armut beschäftigen, bei der es bei weitem nicht nur um den Mangel an Geld geht.
Es wird darum gehen, warum trotz eines wachsenden Landeshaushalts die Mittel für den sozialen Ausgleich immer knapper werden und was reiche Menschen antreibt, eine höhere Besteuerung großer Vermögen zu fordern. Wir werden herausarbeiten, warum die Errungenschaften des Sozialstaates immer stärker unter Druck geraten und wer die Treiber dieser Entwicklungen sind und über Marlene Engelhorn berichten, die einen Großteil ihrer Millionenerbes von Bürgerinnen-Räten verteilen lässt.Auch im SALTO change Partner-Event, bei start.klar. im UFO in Bruneck wird es darum gehen, wie eine sozial gerechte Politik gestaltet werden muss. Am 25. März wird sich Moderator Markus Lobis darüber mit der Landtagsabgeordneten Maria Elisabeth Rieder und dem Start-Up-Millionär Sebastian Klein unterhalten, der den Großteil seines Geldes in Impact-Organisationen eingebracht hat, die sich mit den Auswirkungen sozialer Ungleichheit beschäftigt und versuchen, diesen entgegenzuwirken.
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Ich stimme Dir zu, dass die wichtigsten Impulse von außen kommen. Uni, EURAC, NOI, Museion – auch wenn es den historischen Wunsch von Südtiroler Randgruppen gab, diese Einrichtungen zu schaffen, gehe ich eher davon aus, dass das Establishment diese Strukturen wollte, um nicht gegenüber vergleichbaren Regionen in Rückstand zu geraten. Dabei verstand man sie eher als Hardware und vertraute der eigenen Fähigkeit, sie politisch unter Kontrolle halten zu können.
Sono spazi in cui qualcosa si apre, in cui entrano forme di pensiero diverse. Condivido la tua analisi: questi impulsi sono arrivati più da fuori che da dentro. Non sono nati perché il Sudtirolo avesse deciso di fare di sé un laboratorio sociale, ma piuttosto perché certe strutture oggi fanno parte del pacchetto della modernizzazione. Possono produrre effetti, sì, ma da sole non trascinano l’intero sistema.
Infatti, il cambiamento arriva soprattutto dall’esterno: migrazioni, turismo, crisi globali, media digitali, trasformazioni demografiche. La società sudtirolese è molto meno immobile di quanto immagini di essere. Si percepisce come conservatrice e stabile, ma sotto la superficie i cambiamenti ci sono già e lavorano da tempo.
„Questo per me è un punto decisivo: non si tratta di distruggere la cultura conservatrice.“
Per questo un altro cantiere fondamentale riguarda gli spazi in cui diventano visibili alternative reali. Dove esiste un solo modo di vivere, una sola forma di socialità, una sola grammatica culturale, è difficile perfino immaginare altro. Se in un paese hai soltanto gli stessi circuiti, le stesse pratiche, gli stessi riferimenti, è normale che il resto sembri astratto. Ma appena compaiono un centro giovanile, un festival, un luogo culturale diverso, un’iniziativa aperta, allora si aprono opzioni. Quando si aprono opzioni, la società comincia a muoversi. Un Est-Ovest Club a Bolzano potrebbe essere un catalizzatore decisivo, per dire.
Die Götterdämmerung des Konservativismus in der Watt- und Speckrepublik?
Questo per me è un punto decisivo: non si tratta di distruggere la cultura conservatrice. Si tratta di affiancarle altro. Non sostituire, ma aggiungere. Vale per la scuola, per la cultura, per il sociale. Non ha senso pensare di cancellare la scuola italiana o quella tedesca per imporre un unico modello misto. Ma ha senso immaginare un terzo modello accanto a quelli esistenti. A quel punto, poco alla volta, le persone iniziano a scegliere, e da lì può partire uno spostamento reale.
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Ich sehe da einiges an Verlogenheit. So konnten meine Kinder beispielsweise im italienischsprachigen Kindergarten in Brixen genau das Erziehungsmodell genießen, das progressive Menschen in Südtirol wünschen: Sie hatten italienisch-muttersprachliche und deutsch-muttersprachliche Anprechpersonen und nachdem Kinder nicht Politik machen, sondern mit Maria und Cinzia sprechen wollen, haben sie die beiden Sprachen als Teil ihrer Möglichkeiten verinnerlicht. Das waren „sperimentazioni“. Niemand spricht darüber, dass alle italienischsprachigen Kindergartendirektionen fast ausschließlich „sperimentazioni“ anbieten und es scheint ein Abkommen zu geben, nicht zu viel über dieses Erfolgsmodell zu sprechen, um die Kirche im Edelweiss-Dorf zu lassen.
Erfolgen diese Entwicklungen also schleichend und im Verborgenen?
In un sistema rigido non puoi pensare di rovesciare tutto di colpo: provocheresti una reazione difensiva ancora più forte. Devi lavorare per accumulo, per piccoli slittamenti, per nuove possibilità istituzionali e simboliche.
Una leva importante sono le tematiche trasversali, cioè i temi che superano la divisione etnico-linguistica perché toccano bisogni comuni. Nel sociale questo si vede bene. Molte strutture restano ancora compartimentate, divise per gruppo, per appartenenza, per logica amministrativa. Ma su questioni più nuove — penso all’autismo, alla disabilità, ai percorsi di inclusione, ai bisogni emergenti delle famiglie — spesso nascono iniziative in cui italiani, tedeschi e persone con altri background stanno già insieme. In quei casi il problema è più grande degli effetti della separazione. E proprio per questo quelle iniziative possono diventare dei catalizzatori.
„La separazione dei percorsi educativi è uno dei meccanismi più forti con cui il sistema si riproduce.“
Da gab es mal einen jungen SVP-Politiker, der im Wahlkampf immer wieder davon gesprochen hatte, die heute nach Sprachen getrennten Schulämter zu einer einheitlichen Führungsstruktur zusammenzuführen. Ein paar Tage nach der Wahl verschwand diese Aussage im Nichts, obwohl der Protagonist dieser Aussage sogar Kultur- und Schullandesrat geworden war.
La scuola e la formazione restano un nodo centrale. La separazione dei percorsi educativi è uno dei meccanismi più forti con cui il sistema si riproduce. Nel momento in cui compaiono modelli misti o plurilingui che funzionano davvero, diventano immediatamente sensibili dal punto di vista politico, perché lì si intravede una trasformazione vera dell’orizzonte sociale. E non a caso è proprio su quel terreno che le resistenze si fanno più nette.
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Kann es dem politischen Langzeitsystem SVP gelingen, diese Transformationsschübe weiterhin zu verhindern?
Lo vedo difficile. Bisogna riconoscere che molti cambiamenti ormai entrano comunque, anche senza passare dai canali tradizionali. I giovani non crescono più solo attraverso la famiglia, la scuola, l’associazione o il paese. Crescono dentro spazi digitali che li mettono in contatto diretto con mondi, linguaggi, modelli e conflitti molto più ampi. Questo cambia radicalmente il vecchio schema della socializzazione separata. Puoi anche continuare a tenere separate le istituzioni, ma la realtà ti entra comunque in casa.
Il problema è che tutto questo spesso non viene concettualizzato. Si percepisce che qualcosa si muove, ma non si trovano le parole, le categorie, gli strumenti per interpretarlo. Ed è qui che le destre xenofobe trovano terreno fertile: offrono narrazioni semplici a paure e trasformazioni che la società sente, ma non riesce a elaborare. Il cambiamento c'è, ma non viene pensato. E allora prende forza chi promette chiusura, protezione, irrigidimento.
„La vera domanda non è se il Sudtirolo cambierà. Cambierà comunque.“
Interessanter Aspekt! Konservative Politik führt zu radikaler Politik, weil sie als institutionelle Politik Stimmungen in der Bevölkerung aufnimmt und Transformationsängste verstärkt, im rechtsstaatlichen Politikbetrieb aber nicht so agieren kann, wie es radikale Kräfte möchten, die sich in den von den Konservativen geöffneten Denkräumen bewegen. Das schafft dann eigentlich erst die Nachfrage nach Autoritarismus und rechtsradikaler Politik. Wirklich interessanter Gedankengang!
Abschließend: Kratzen wir die Kurve irgendwie oder geraten wir in absehbarer Zeit in einen Transformationsstrudel, weil das politische Establishment in evidentem Gruppeninteresse Transformation eher erleidet als gestaltet und damit die rechtsautoritäre Welle fördert?
La vera domanda non è se il Sudtirolo cambierà. Cambierà comunque. La domanda è se sarà in grado di costruire strumenti per accompagnare il cambiamento invece di subirlo. E qui io resto piuttosto scettico. Le condizioni politiche per una gestione forte di questi processi oggi mi sembrano deboli. Mi sembra più realistico pensare che impulsi esterni si aggancino a pezzi di società civile e che, da lì, si allarghino lentamente, come una macchia d’olio. Dove ci sono già esperienze di apertura, qualcosa può crescere. Dove mancano, prevalgono chiusura e irrigidimento.
In questo senso il Sudtirolo è forse uno dei contesti più conservatori d’Europa, ma non perché lì non succeda niente. Al contrario: succedono molte cose. Il punto è che questi cambiamenti avvengono dentro un quadro istituzionale e mentale molto rigido. È proprio da questa frizione che nascono le tensioni più forti. Quindi non si tratta di coltivare l’illusione di poter governare tutto. Si tratta piuttosto di riconoscere dove esistono già spazi aperti, rafforzarli, moltiplicarli e individuare i temi su cui persone diverse possono diventare insieme capaci di agire.
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Hier geht es zu Teil 1 des zweisprachigen Ratschers mit Luca Fazzi.
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Succede anche che spesso chi…
Succede anche che spesso chi si crede il più progressista è in realtà quello più mentalmente chiuso ed attaccato a vecchi dogmi.
Io sinceramente più che conflitto etnico, vedo un conflitto tra mondo rurale e monto urbanizzato.
Inoltre c'è sempre la foga di voler imporre agli altri le proprie soluzioni, come se fossero universalmente giuste ed adatte a tutti.
Ma per vivere serenamente è in pace con tutti bisogna rispettare la libertà di ogni persona o comunità che sia di vivere, in base ai propri bisogni, senza sentirsi sempre dettare le cose dagli altri.
Wenn der „Ratscher“ wirklich…
Wenn der „Ratscher“ wirklich zweisprachig wäre, dann hätte man die Rollen zwischen Interviewer und Interviewtem was die Sprache betrifft in Teil 1 und Teil 2 tauschen müssen.
Herr Fazzi als in Bozen Geborerener und in Lana Lebender hätte sicherlich die Fragen alternativ auch in Deutsch beantworten können.
Antwort auf Wenn der „Ratscher“ wirklich… von Milo Tschurtsch
... und der Markus Lobis auf…
... und der Markus Lobis auf italienisch? Möchte mir nicht ausmalen, was er dann alles von dir zu hören bekommen hätte :-D
Aber warum nicht mal etwas über den Inhalt schreiben, wenn man schon unbedingt kommentieren will? ...
Antwort auf ... und der Markus Lobis auf… von Emil George Ciuffo
Wenn ich zum Inhalt etwas zu…
Wenn ich zum Inhalt etwas zu sagen gehabt hätte, hätte ich ihn schon kommentiert.
Antwort auf Wenn ich zum Inhalt etwas zu… von Milo Tschurtsch
Und weshalb haben Sie dann…
Und weshalb haben Sie dann kommentiert?
Ich habe eben nicht auf die…
Ich habe eben nicht auf die inhaltlichen Aussagen des Interviews geantwortet, sondern auf die vom Interviewer (Lobis) selbst angesprochenen Form desselben (zweisprachiges ?Interview ).
Muss ich zwingend zum Inhalt kommentieren ?