Therme & Passer
Foto: Hannes Prousch
Politik | Accadde domani

„Das Paket ist tot“

Il piccolo golpe alle Terme di Merano.
  • Avvenne tutto quarant’anni fa, giorno più giorno meno. Il congresso annuale della Südtiroler Volkspartei era convocato per quel 12 aprile del 1986. Anche quell’anno dirigenti e delegati erano ricondotti ad una sorta di esilio nella sede del centro termale, causa lavori di ristrutturazione del Kursaal. Una sala che conteneva a stento le centinaia di delegati, i vertici del partito, Silvius Magnago in testa, e gli ospiti. Oggi di quelle mura non resta più nulla. Tutto demolito per far posto alle piscine, al bagno turco e alle saune.

    Il congresso iniziò secondo uno schema organizzativo ormai ben collaudato. I suoni della banda, i discorsi introduttivi, il saluto alle delegazioni amiche arrivate dall’Austria o dal Trentino.

    All’entrata il servizio d’ordine, gestito come sempre dagli Schützen del Meranese e del Burgraviato.

    Quella mattina, però, qualcosa doveva rompere in maniera drastica la dinamica tranquilla di una discussione i cui sbocchi politici erano già abbondantemente predeterminati nel momento in cui il congresso si apriva.

    Che, in quei giorni, il clima politico attorno alla vicenda dell’autonomia altoatesina non fosse dei più sereni lo capivano tutti all’interno e all’esterno del salone delle Terme. L’attuazione dello Statuto si trascinava ormai da ben tre lustri e le intese con Roma parevano ancora lontane su questioni considerate rilevanti. Ad aggiungere tensione la ripresa, sia pur senza spargimento di sangue, degli attentati terroristici che segnavano le notti altoatesine nel segno della fantomatica organizzazione Ein Tirol. 

    A questo probabilmente pensavano gli Schützen che lasciati alcuni colleghi a presidiare l’entrata si raccoglievano silenziosamente in un locale sovrastante la grande sala, utilizzato per le macchine da proiezione e come magazzino.

    Ad un segnale convenuto l’ingresso lungo le corsie laterali. Gli slogan gridati e scritti anche su uno striscione. Südtirol in not. Das Paket ist tot. Il Sud Tirolo è in pericolo. Il Pacchetto è morto. Così gridavano gli Schützen della Passiria a un paio di metri di distanza dalla faccia di un Magnago apparentemente impassibile ma sicuramente colpito duramente. Ancor più sgomenti sicuramente i dirigenti della Südtiroler Volkspartei che, come l’assessore provinciale Bruno Hosp avevano ricoperto e ricoprivano cariche di rilievo nel corpo dei capelli piumati e si ritrovavano all’improvviso a dover gestire una sorta di ribellione.

    Furono momenti di grande confusione e di grande complessità. I ribelli dissero la loro e poi accettarono di lasciare la sala. Magnago riprese con la consueta abilità, sfruttando tutto il proprio carisma, i fili di un discorso politico per pilotare il congresso là dove si era deciso che dovesse andare. 

    Lo schiaffo ricevuto faceva male sicuramente, ma il vecchio Obmann pensava sicuramente a come sfruttarlo per convincere gli interlocutori romani che la sua politica delle grandi richieste delle grandi intese era l’unica arma capace di disinnescare le furie estremistiche di chi voleva morto un Pacchetto che andava invece completato e definito in tutte le sue parti. Come del resto, poi, è avvenuto.