Schoolark. Restituire lo sguardo.
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Ogni giorno attraversiamo soglie, percorriamo corridoi, sostiamo in piazze o ci sediamo in aule. Lo facciamo quasi sempre senza chiederci perché quello spazio ci sembra accogliente, funzionale o perché, al contrario, ci mette a disagio. L’ambiente costruito infatti non è mai neutro: da un lato riflette pensieri e valori della società che lo ha prodotto, dall’altro orienta i nostri movimenti, modella il nostro senso estetico, incide persino sul nostro umore. Viviamo immersi nell’architettura ma raramente siamo consapevoli dei suoi effetti come pure delle potenzialità di adattamento dell’architettura alle mutevoli esigenze della società. Allenare il nostro sguardo rispetto a ciò che ci circonda è una pratica che ci permette di interpretare ed eventualmente interagire creativamente con la realtà.
Questa riflessione ci porta al cuore di una questione cruciale: la capacità di spazi e di edifici di fungere da catalizzatori per l’azione, il confronto, la ricerca pratica di soluzioni condivise, di essere, in altre parole, un ponte tra necessità attuali e possibilità future.
Questo è il presupposto da cui prende le mosse Schoolark, il programma, attivo dal 2022, attraverso cui la Fondazione Architettura cerca di sviluppare nelle giovani generazioni una sensibilità nei confronti di specifici elementi del contesto urbano e naturale a partire dalle loro esigenze ed esperienze. Nato nell’ambito dei corsi di orientamento alla professione, Schoolark ha coinvolto finora oltre seicento studentesse e studenti di scuole ed istituti superiori di indirizzi diversi. La varietà è intenzionale. L’alto livello di partecipazione e di interesse con cui giovani di licei, istituti tecnici, scuole di grafica e design hanno aderito al programma dimostra che l’attenzione per lo spazio costruito non è una competenza settoriale ma una forma di „intelligenza civile“, una sensibilità che può essere sviluppata e contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza di una comunità al territorio.
Schoolark non è solo un programma né un servizio che la scuola acquista, è un atto di restituzione che la comunità professionale offre al territorio. Gli architetti che scelgono di dedicare parte del proprio tempo a questa attività portano nelle aule scolastiche non solo competenze tecniche ma un approccio che, a partire da un compito specifico, stimola i giovani a tollerare l’incertezza, a lavorare per tentativi successivi, a cercare una soluzione attraverso la pratica condivisa. Allo stesso tempo Schoolark è anche un’opportunità di arricchimento per il territorio attraverso l’impegno e la creatività delle giovani generazioni.
Nel corso dei workshop c’è sempre un momento in cui scatta qualcosa di inaspettato. La fase in cui cessa il compito scolastico ed inizia il confronto appassionato con un problema concreto: questioni di scala, di materiali, di stabilità della costruzione, di rapporto con il „confine“, di colori, di immedesimazione con azioni e situazioni reali.
Il programma si articola in una serie di incontri di alcune ore: una prima fase in cui gli architetti della Fondazione introducono tematiche progettuali attraverso conversazioni aperte da cui emergono aspetti importanti della professione e del rapporto con l’ambiente costruito; vengono poi proposti alcuni temi su cui i ragazzi dovranno lavorare, attraverso una discussione interattiva che stimola l’immaginazione e durante la quale le prime idee dei ragazzi cominciano a prendere forma; infine la scelta tra i partecipanti di quale idea sviluppare, tra i temi proposti, attraverso il passaggio dalla proposta individuale al lavoro in team. Sono queste le fasi in cui Schoolark realizza pienamente la sua missione.
I temi come strumenti di pensiero
La scelta dei temi è forse l’aspetto su cui la Fondazione ha investito più cura nel corso delle edizioni. I temi devono essere accessibile a ragazzi che non hanno formazione tecnica, essere sufficientemente aperti da ammettere soluzioni diverse, e contenere una complessità reale che emerga nel corso del lavoro. I temi vengono modulati in base alla scuola ed all’attualità.
Nella seconda fase, quella pratica, gli studenti si dividono in piccoli gruppi di quattro o cinque persone e affrontano il tema progettuale. Ogni gruppo sviluppa un proprio concept: prima a parole, poi attraverso schizzi su carta, infine costruendo un modello fisico. La semplicità del format non è una limitazione: è una scelta. Il modello fisico, in particolare, non è un esercizio decorativo. È lo strumento che costringe a fare i conti con la tridimensionalità, con la scala, con le conseguenze materiali di un’idea. Molti ragazzi arrivano abituati a pensare per immagini piatte — riferimenti visivi, mood board, render trovati online. Il momento in cui devono costruire qualcosa che stia in piedi è spesso il momento in cui il progetto comincia a diventare architettura. Alla fine, ogni gruppo presenta il proprio lavoro alla classe, argomenta le scelte compiute e confronta il proprio approccio con quello degli altri.
Le tracce lasciate
Quello che rimane, dopo il workshop, non è un modello in cartone o un disegno. È un’abitudine dello sguardo.
Schoolark non si propone di formare futuri architetti, anche se qualcuno di quei ragazzi scoprirà, attraverso questi workshop, una direzione che non sapeva di cercare. Si propone qualcosa di più diffuso e forse più necessario: restituire alle generazioni che crescono la capacità di abitare consapevolmente il proprio ambiente, di non subire lo spazio urbano, ma di leggerlo, interrogarlo, e — quando ne avranno la possibilità — contribuire a trasformarlo. L’auspicio è che questa esperienza possa gettare le basi per la creazione di laboratori urbani permanenti in cui la comunità possa discutere e comprendere il territorio che abita.
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