Dispositivi di connessione
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La nostra esperienza del paesaggio è il risultato di un processo di continua selezione. Non osserviamo tutto ciò che ci circonda con la stessa attenzione, ma attribuiamo valore ad alcuni elementi mentre altri rimangono sullo sfondo, quasi invisibili. Questa percezione selettiva non dipende soltanto dalle caratteristiche fisiche degli oggetti, ma anche dalle convenzioni culturali, dall’abitudine e dai significati che nel tempo abbiamo imparato ad associare ai luoghi.
Alla grande scala, siamo soliti porre il nostro sguardo sulle trasformazioni urbane dove importanti ambiti vengono ridefiniti da interventi capaci di condizionare lo sviluppo delle città. Allo stesso tempo, ad una scala di dettaglio, poniamo l’attenzione sugli interventi puntuali capaci di introdurre nei territori nuove identità. In entrambi i casi tendiamo ad osservare, apprezzando o criticando, i manufatti, le emergenze, le architetture che si impongono nello spazio e nell’immaginario collettivo. È questo un atteggiamento spontaneo che caratterizza l’attenzione degli architetti, ma più in generale anche quello della società nel suo complesso. Diverso invece è l’atteggiamento nei confronti delle infrastrutture presenti nei nostri territori e sotto i nostri occhi. Pur essendo parte integrante del paesaggio quotidiano, esse sono spesso percepite come un „male necessario“: opere il cui valore pare esaurirsi nell’efficienza funzionale e quindi relegate nella categoria delle strutture tecniche, categoria che sembra non confrontarsi con il tema dell’estetica e della qualità intrinseca di ogni nuovo intervento dell’uomo.
Eppure, dighe, centrali idroelettriche, tralicci dell’alta tensione così come ponti, viadotti, impianti di risalita sono opere di pubblica utilità che incidono pesantemente sull’ambiente ma che sono determinate da parametri e misure coerenti con le previsioni funzionali, normative e ingegneristiche, prima ancora che dal rapporto con il contesto e dalla loro composizione architettonica.
Ebenso wichtig sind kulturelle Prägungen, Gewohnheiten und die Bedeutungen, die wir Orten zuzu-schreiben gelernt haben
In realtà, oltre alla necessaria attenzione tecnica e progettuale, le infrastrutture assumono su di sé anche un importante valore simbolico. Siamo infatti consapevoli che un’infrastruttura capace di collegare, unire, dare continuità e visibilità ai servizi, non risponde solamente agli scopi funzionali per cui è necessaria, ma offre la possibilità di imprimere profondi significati culturali e identitari.
Nella nostra realtà regionale, ad esempio, il tema del ponte richiama inevitabilmente la figura e il messaggio di Alexander Langer, „costruttore di ponti“, proprio nel senso della sua profonda capacità di immaginare e pianificare il superamento delle barriere culturali, linguistiche e politiche prima ancora che di quelle fisiche. Analogamente il sistema degli impianti di risalita rimanda all’utopico progetto, elaborato da Giò Ponti negli anni Trenta, che proponeva la costruzione di una rete funiviaria capace di mettere in diretto collegamento Bolzano e Cortina, immaginando un’infrastruttura in grado di trasformare simultaneamente mobilità, turismo e sviluppo economico.
In questo senso è dunque proprio il significato culturale il primo livello attraverso cui valutare un’infrastruttura, cercando di comprendere il sottinteso messaggio che riesce a comunicare. Ciò risulta ancora più evidente negli interventi di riuso o rifunzionalizzazione, dove il progetto trova la sua sintesi nella capacità di interpretarne la memoria ed il valore culturale per costruire una nuova identità capace di dialogare con il presente.
Obwohl Infrastrukturprojekte fester Bestandteil unseres Lebensraums sind, gelten sie häufig als "notwendiges Übel
Un altro tema centrale è quello della scala. Le infrastrutture si confrontano con dimensioni che non appartengono all’ordinario ma si misurano con la morfologia dei luoghi e con la scala del territorio. Negli ambienti alpini, caratterizzati da un’orografia complessa, esse rappresentano spesso la condizione indispensabile per garantire la vita delle comunità e sostenere le attività economiche. Permettono di collegare vallate, salire in quota, superare dislivelli, oltrepassare i limiti fisici delle montagne. La collocazione le rende inevitabilmente esposte e visibili. Una funivia, un ponte, una diga, ma anche una semplice fermata dell’autobus diventano punti di riferimento, landmark capaci di definire il carattere di un luogo. La loro presenza non è neutrale: si confronta con il paesaggio e ne sollecita la sua essenza, contribuendo a costruire l’immagine di un territorio e il modo in cui esso viene percepito.
Anche quando le infrastrutture scompaiono alla vista, perché interrate come condotte, gallerie o reti tecnologiche, il loro impatto sul territorio non diminuisce. Anzi è proprio la loro invisibilità a richiedere una maggiore consapevolezza progettuale. Ciò che non vediamo continua, infatti, a trasformare profondamente il paesaggio e le modalità con cui lo abitiamo e attraversiamo.
...Umgebung und das Verständnis der Landschaft dürfen nicht erst am Ende des Planungsprozesses stehen, wenn es nur noch darum geht, die Folgen abzumildern. Sie sollten vielmehr den Ausgangspunkt bilden!
Le infrastrutture sono per loro natura un fatto collettivo. La loro progettazione coinvolge competenze multidisciplinari e richiede un continuo dialogo tra pianificazione, ingegneria, architettura e progettazione del paesaggio. Tuttavia, nella pratica, questo dialogo avviene spesso secondo una gerar-chia consolidata ma inversa e poco lungimirante: prima vengono definite e risolte le esigenze tecniche e funzionali, poi si interviene per cercare di mitigarne gli effetti sul paesaggio. Forse è proprio quest’ordine che dovrebbe essere ripensato. La conoscenza del territorio e la lettura del paesaggio non dovrebbero rappresentare l’ultimo passaggio del processo progettuale, affidato alla sola mitigazione degli impatti, ma invece il primo atto del progetto. Comprendere la struttura dei luoghi, le loro fragilità, le relazioni storiche e ambientali significa individuare fin dall’inizio le opportunità che il territorio offre. Solo così le infrastrutture possono smettere di essere semplici opere necessarie e diventare autentici dispositivi di connessione, non soltanto tra punti geografici, ma tra paesaggi, comunità e visioni di futuro.
TURRIS BABEL è la rivista di architettura della Fondazione Architettura Alto Adige, frutto della collaborazione appassionata e volontaria di giovani architetti. La Redazione si è posta come obiettivo, quello di risvegliare l’interesse per l’architettura non solo tra gli esperti in materia, ma anche tra la popolazione, di rilanciare su tutto il territorio ed a livello nazionale, il dibattito sull’architettura in Alto Adige, di promuovere la divulgazione di una buona progettazione, cosciente delle implicazioni socio-economiche ed ambientali che essa comporta.
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