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Politik | Legge elettorale

Il collegio Tottermandler

Negli Stati Uniti il gerrymandering è diventato ormai un’arma di guerra elettorale. La stessa logica di parte arriva anche a Bolzano, con un seggio per il Senato ritagliato su misura etnica e politica.

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Il gerrymandering è un concetto antico nella politica americana. Indica la manipolazione dei collegi elettorali per garantire un chiaro vantaggio a un partito politico. Il nome nacque quando, nel 1812, l’allora governatore del Massachusetts Elbridge Gerry firmò una legge che ridisegnò un distretto in una forma tanto bizzarra da somigliare a una mitologica salamandra (salamander). 

Non so se il nuovo collegio proposto per Bolzano e la Bassa Atesina dal deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì finirebbe per assomigliare alla più modesta Feuersalamander dei nostri sottoboschi (Tottermandler in dialetto), o a qualche altro animaletto. Ma la mossa è gerrymandering nella sua concezione più pura: permettere ai politici di scegliersi gli elettori, non il contrario.

Ad Urzì, che oggi porta la proposta in parlamento con la benedizione della SVP, potrebbe riuscire l’impresa di ritagliarsi il collegio che vuole in un doppio senso - linguistico ma soprattutto politico – eliminando chirurgicamente i comuni che hanno, a volte, votato oltre le barriere linguistiche, sostenendo candidati che rispecchiavano valori più che appartenenza, come hanno ricordato su SALTO Francesco Palermo e Günther Pallaver. 

Permettere ai politici di scegliersi gli elettori, e non il contrario.

Non mi faccio illusioni: il richiamo etnico resta forse  inevitabile. La SVP fa ancora leva sul voto di difesa della minoranza e viene attaccata da destra a ogni (minima!) apertura su scuola o lingua e i partiti interetnici faticano a eleggere rappresentanti di entrambi i gruppi. I dati Kolipsi dell’EURAC sul bilinguismo attesi a fine anno certificheranno, secondo l’assessore Philipp Achammer, non solo la diminuzione delle conoscenze linguistiche ma una crescente incomunicabilità tra i gruppi linguistici. 

Ecco, quindi, che il collegio “italiano”, insieme all’eterno ritorno del “partito degli italiani”, nel vuoto di proposte su come governare diversamente la nostra terra, accendono discussioni. E valutazioni. Ma sono idee sconfortanti per la loro mancanza di visione, e dovrebbero esserlo anche per chi non ha la foto di Alexander Langer sulla scrivania. Con un astensionismo crescente e una società che, in barba a qualsiasi opposizione, sta diventando sempre più bunt, pensare che il modo per riportare elettrici ed elettori alle urne in base alla lingua e non al programma elettorale è davvero deprimente. 

Ma forse, in realtà, lo sa benissimo anche Urzì che la scelta più che linguistica è politica; e alla SVP, che governa insieme alla destra in Provincia e a Bolzano, la prospettiva di un collegio non solo non più contendibile ma potenzialmente garantito a Urzì o a un suo prescelto sembra perfettamente accettabile. 

Gerrymandering originale: “Il governatore Gerry firmò il disegno di legge anche se trovò la proposta 'estremamente sgradevole'. Perse le elezioni successive, ma la ridefinizione dei collegi elettorali si rivelò un successo: il suo partito mantenne il controllo del parlamento”. Fonte: Library of Congress Blog by Neely Tucker. Artist: Elkanah Tisdale. Rare Book and Special Collections Division.

Negli Stati Uniti di Trump la salamandra è diventata un mostro che rischia di inghiottire il processo democratico. I democratici la considerano un’arma legittima per fermare il dilagare del Presidente, che a sua volta la usa come una clava. Con un elettorato da tempo spaccato a metà (ricordiamo che Trump nel 2024 ha ottenuto il 49,8 per cento del voto popolare) ogni collegio conquistato può significare perdere o riprendere il controllo del Congresso. 

Questo gerrymandering estremo un tempo era malvisto da entrambi i partiti ma oggi è tutto cambiato. Come ha recentemente scritto il New York Times, “è chiaro che spingere per il massimo vantaggio di parte rientra ormai tra le aspettative di chi è al potere, e c’è poco rischio politico nel tentare di escludere del tutto l’altra parte.”  

Neppure una parvenza di dialogo, di ponti, di visione d’insieme, di regia comune.

Nel nostro Unterland il cambio di un collegio non avrà forse ripercussioni esistenziali sulla politica nazionale, ma certifica la volontà di escludere ‘del tutto l’altra parte’. Nessuna non dico prova, ma neanche parvenza di dialogo, di ponti, di visione d’insieme, di regia comune. Se non siamo più al “Je klarer wir trennen, desto besser verstehen wir uns” siamo a un desolante “Je besser wir uns die Macht teilen, desto leichter können wir einfach so weitermachen wie bisher.”