Il cognome delle donne
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Una mia giovane conoscente porta il cognome di sua madre. È un fatto che mi ha colpito fin dall’inizio. Io, solitamente avvezza ad andare contro corrente, al momento della scelta dei nomi dei miei figli ero completamente sopraffatta da ormoni e insonnia e mi sono adeguata, facendo come facevano tutti e tutte. Questa madre invece, assieme al suo compagno di vita, ha fatto una scelta consapevole e ha deciso di rompere con la consuetudine di dare ai propri figli il cognome del padre. E lo hanno fatto come coppia ben prima della riforma del cognome del 2022 che ha posto fine all’automatismo del patronimico, affrontando un percorso tutt’altro che semplice, tra pressioni e giudizi sociali, e con il riconoscimento da parte del padre avvenuto solo a distanza di due settimane dal parto.
Perché il cognome non è una questione privata né folcloristica: è un diritto civile che riguarda l’uguaglianza sostanziale tra i generi e il riconoscimento giuridico e simbolico della linea materna.
Il tuo cognome non è mai neutro, non è tanto identità quanto appartenenza, e quindi anche strumento di dominio maschile.
Il potente gesto è una rottura simbolica con una tradizione patriarcale millenaria che rende invisibile la linea femminile nelle genealogie familiari – da quando nasci esisti come „figlia di“, „moglie di“, „madre di“ e mai come portatrice autonoma di una linea familiare.
L’atto incide nella lingua, nella cultura e nel corpo stesso della società – il tuo cognome non è mai neutro, non è tanto identità quanto appartenenza, e quindi anche strumento di dominio maschile. Penso che sia anche un augurio per una bambina, quello di portare un segno concreto delle sue origini e di avere dignità e visibilità nel suo essere donna. Porta con sé la storia di donne in un filo che non si spezza e non si dissolve nel cognome di un uomo: le sue origini femminili hanno un valore pubblico, sociale e permanente.Credo che la mia giovane conoscente sia fiera del suo cognome. Io trovo senz’altro meraviglioso che lei lo porti e ammiro la scelta di sua madre. Non „solo“ ha messo al mondo una splendida creatura: con il cognome materno ha normalizzato l’idea che le donne trasmettono, fondano, continuano, tramandano. Il gesto è una piccola frattura nelle aspettative sociali. Come una piccola crepa in un vetro: non lo spezza subito, ma cambia il modo in cui lo attraversa la luce e in cui ci specchiamo.
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„tradizione patriarcale…
„tradizione patriarcale millenaria“
Mai sentita parlare dei paesi scandinavi?
Der Nachname des Vaters…
Der Nachname des Vaters spielte durchaus eine tragende Rolle für die Kinder.
Indem er ihnen seinen Namen gab, erkannte er sie als die seinen an und übernahm damit Schutz und finanzielle Verantwortung für deren Aufzucht.
Heute ist das nicht immer notwendig, denn wenn die biologischen Väter sich aus der Verantwortung stehlen übernimmt der Steuerzahler.
Zu erwähnen wären auch noch die vielen Frauen bekannte und weniger bekannte, die das böse Patriarchat damit bekämpfen, indem sie auch noch nach der Scheidung die Nachnamen ihrer vormaligen Ehemänner beibehalten (wobei sich mir nicht erschließt wieso das überhaupt möglich ist).
Ja, ja man emanzipiert sich zunehmend (dort wo es opportun ist).
Quindi la soluzione è…
Quindi la soluzione è sostituire uno „strumento di dominio maschile“ con uno strumento di dominio femminile, invece che attribuire entrambi i cognomi (magari tirando a caso quale anteporre all’altro) e lasciando che in futuro sia la persona a decidere quale tramandare alla propria prole. Come la legge già prevede.
Geniale.
„Il femminismo moderno è una lotta per l’uguaglianza“ e altre barzellette che vi raccontate quotidianamente.