Andrea Guerra, mister promozione
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SALTO: Guerra, con il Venezia avete fatto un girone d’andata leggermente al di sotto delle aspettative, poi da fine gennaio avete inserito un’altra marcia e, conquistata la vetta, non l’avete più mollata: cosa è cambiato?
Andrea Guerra: Non è cambiato niente, al di là dei numeri. Quando andiamo in un posto, cerchiamo di lavorare e dare un’idea, ed è chiaro che ci vuole il suo tempo. Il materiale a disposizione era ottimo, giocatori forti e importanti, con la squadra che h avuto un miglioramento costante in funzione anche delle nostre idee, con spesso un dominio nel gioco e sull’avversario. Il girone d’andata comunque lo abbiamo chiuso al secondo posto , se andiamo a valutare le prestazioni abbiamo perso punti in maniera ingenua, ma ogni volta che è successo ne abbiamo tratto insegnamento.
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Il contesto
Andrea Guerra, il tecnico in seconda del Venezia ha vinto il campionato di B conquistando la sua quarta promozione in carriera nella massima serie, dopo quelle ottenute con Crotone, Monza e Cremonese. „Le precedenti esperienze in A ci saranno d’aiuto la prossima stagione“.
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Con Giovanni Stroppa lavorate insieme dal 2011-12, anno in cui eravate sulla panchina del Südtirol: quanto è importante a livello professionale e umano conoscere alla perfezione pregi e difetti dell’altro?
E‚ importante dal punto di vista professionale, in quanto abbiamo le stesse idee, siamo molto sintonizzati in quello che andiamo a fare. Quello che fa la differenza sono gli uomini, il rapporto con lui e con tutto lo staff è eccezionale: ci sono unione, compattezza, valori che abbiamo al di là che si possa discutere nello staff. Arriviamo lì la mattina alle sette e mezza e andiamo a casa alle otto e mezza di sera.
Lei si occupa di qualcosa nello specifico?
Nello specifico di nulla, lavoriamo tutti insieme senza problemi, ci si confronta e si conduce l’allenamento
Al netto di eventi improbabili, tornerà in A la prossima stagione.
Le esperienze nel passato con Crotone e Monza ci hanno fatto capire di che cosa c‘è bisogno in serie A. Di sicuro abbiamo dimostrato in questi anni che, dove siamo stati, abbiamo espresso un certo tipo di calcio con dei dati molto importanti dalla miglior difesa all’attacco più prolifico o la squadra che ha fatto più tiri. Se abbiamo vinto quattro campionati di serie B un qualcosa vorrà dire, soprattutto perché il risultato lo abbiamo raggiunto in un certo modo, con una certa filosofia di gioco e di squadra. Sarebbe bello adesso avere anche in serie A una squadra competitiva e poterci confrontare così, poi è chiaro che starà a noi capire fino a che punti possiamo metterlo in pratica.
„I playout del Südtirol? Sono fiducioso e faccio il tifo per i biancorossi.“
L’avversario che vi ha dato più fastidio quest’anno?
Il Frosinone soprattutto nella partita di ritorno, loro sono una squadra con grande fisicità, grande verticalità, ci hanno creato delle difficoltà anche se poi alla fine siamo riusciti a tirare la gara dalla nostra parte. Anche contro il Südtirol a Bolzano abbiamo fatto fatica con Merkaj e Pecorino che sembravano due difensori centrali per la voglia che avevano.
A proposito di Südtirol, il playout come la vede?
Ho visto la partita d’andata, peccato perché poteva vincerla, anche se non è male aver pareggiato. Spero che anche venerdì nella sfida di ritorno abbia quella determinazione e la testa giusta, che farà indubbiamente la differenza. Deve essere convinto della sua forza, sono fiducioso e faccio il tifo per i biancorossi. Altrimenti sarebbe davvero un peccato, hanno fatto un campionato incredibile, quando han giocato con noi speravano anche di raggiungere i playoff, però in serie B basta davvero poco per cambiare il corso della stagione.
La B quest’anno ha tenuto fede a quelli che erano i giudizi estivi?
Alla fine si, anche se il Frosinone si è rivelata la sorpresa maggiore, non me lo sarei mai aspettato potesse salire in A. Dietro invece la Reggiana credevo potesse fare meglio, e lo Spezia nessuno poteva immaginare una sua retrocessione in serie C.
Rispetto ai tempi in cui giocava lei, come è cambiata la serie B?
Io ho giocato l’ultima volta in B nel 2003, e in questi 20 e più anni il calcio è cambiato tantissimo. Anche se il campionato è rimasto quello: molto incerto, equilibrato, dove è difficile trovare una squadra che domina la stagione. Anche perché questa, a differenza della serie A, è una categoria dove si sbaglia parecchio, e c'è quindi la possibilità per le altre squadre di approfittare degli errori per infilarsi.
La pressione dovuta all’obbligo di venire promossi, l’avete avvertita tanto?
Personalmente no. Sappiamo comunque che quando decidiamo di andare ad allenare un squadra come il Venezia, dobbiamo andare in serie A e la pressione rappresenta semmai uno stimolo in più per lavorare al meglio.
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