Politik | Legge elettorale

Cambiare tutto perché nulla cambi

Approvato l’emendamento del Governo che include i voti del Trentino-Alto Adige nel calcolo del premio di maggioranza. La SVP mantiene i propri seggi “sicuri”. Soddisfatto Urzì, l’Obmann Steger: “Soluzione equilibrata”.
Bild: Seehauserfoto

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Alla fine il voto di trentini e sudtirolesi non sarà più del tutto “inutile”, perlomeno ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza, ma la SVP continuerà ad avere dei seggi “favorevoli” in nome della tutela della minoranza linguistica. La prima Commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato oggi (18 giugno) l'annunciato emendamento della maggioranza che corregge uno dei punti più contestati della riforma elettorale del governo Meloni (detta “Stabilicum”) ovvero l’esclusione del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta dal conteggio nazionale del premio di maggioranza.

Cosa (non) cambia in Sudtirolo

Come già spiegammo su SALTO, la prima versione della riforma rischiava di trasformare le schede di circa mezzo milione di elettori della regione in voti capaci di eleggere i parlamentari del territorio, ma esclusi dal calcolo delle soglie nazionali e dall’attribuzione del premio. Ora il correttivo rimedia a quest’impostazione pur accontentando al contempo la Volkspartei, i cui seggi restano pressoché “blindati” perché assegnati sulla base del risultato elettorale a livello regionale.

Infatti, mantenendo il sistema attuale – che prevede per il Sudtirolo due collegi uninominali alla Camera e tre al Senato, nonché per la regione Trentino Alto Adige tre seggi proporzionali alla Camera – la SVP potrebbe confermare 5 parlamentari altoatesini su 6 ovvero l'80% dei mandati, anche prendesse poco più del 30% dei voti. Questo perché i collegi uninominali eleggono un solo rappresentante ciascuno in Parlamento, e il seggio viene “vinto” dal candidato che ottiene semplicemente il maggior numero di voti, indipendentemente dalla percentuale raggiunta. Alla SVP basta quindi vincere - anche se di poco - il seggio, per mantenerlo. 

Lo Stabilicum e il rischio incostituzionalità

Lo “Stabilicum” è un sistema proporzionale corretto da un forte premio alla lista o coalizione che raggiunge il 42% dei voti, soglia di sbarramento al 3% per le liste singole, ripartizione su base nazionale alla Camera e regionale al Senato. L’emendamento approvato prevede che i voti espressi nella circoscrizione siano computati nella determinazione delle cifre elettorali nazionali delle liste e delle coalizioni, nel totale dei voti validi nazionali, nelle soglie di accesso alla ripartizione dei seggi e nell‘individuazione della coalizione che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale, oltre che ai fini del raggiungimento della soglia minima per il premio di “stabilità”. In altre parole: i voti di Bolzano e Trento peseranno per far scattare o meno il premio alla coalizione vincente a livello nazionale.

L’emendamento era nato per evitare l’incostituzionalità dello Stabilicum. Quasi tutti i costituzionalisti sentiti alla Camera avevano infatti giudicato la norma illegittima. Marilisa D’Amico (Statale di Milano) ha parlato di possibile “incostituzionalità piena”, in quanto rendere irrilevanti quei voti avrebbe prodotto un “effetto di ferita al principio di uguaglianza del voto”, perché in regione potrebbero rivelarsi decisivi. Andrea Morrone (Bologna) ha insistito sulla “situazione di eccezione” del Trentino-Alto Adige, con i voti degli altoatesini resi “irrilevanti, in modo del tutto irrazionale, ai fini dell’assegnazione del premio”. Francesca Biondi (Statale di Milano) ha rilevato che, dietro l’evidente ragione di risparmiare alleanze pre-elettorali forzate ai partiti locali, “gli elettori trentini non decidono chi vincerà il premio”, con una distonia tanto più evidente quanto numerosi sono i seggi assegnati alla regione. La via d’uscita era stata indicata da Giovanni Guzzetta (Tor Vergata): non escludere i voti dal conteggio nazionale, ma rendere facoltativo il collegamento tra liste territoriali e nazionali.

Il punto critico era proprio il trattamento “separato” delle due regioni a statuto speciale, una logica già sperimentata al Senato e che il testo originario estendeva alla Camera. Di qui il rischio d’incostituzionalità segnalato a più riprese, fino al pressing delle opposizioni e dei costituzionalisti auditi. Il deputato altoatesino di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, membro della prima commissione, aveva a sua volta posto – anche su SALTO – il tema dell’uguaglianza del voto fra tutte le regioni italiane.

Alessandro Urzì, deputato e membro della Commissione Affari costituzionali: eletto con Fratelli d'Italia, è un esponente storico della destra in Alto Adige. Ministero Riforme

In ogni caso, però, i tre seggi proporzionali della Camera in Trentino-Alto Adige restano esclusi dall’attribuzione del premio. Ciò significa che i seggi anche in futuro saranno ripartiti in base ai risultati effettivi ottenuti dai partiti sul territorio. È il meccanismo con cui il Governo ha tenuto insieme due principi costituzionali, ovvero l’uguaglianza del voto da un lato e la tutela della rappresentanza delle minoranze linguistiche dall’altro. Tradotto: l’elettore della regione contribuisce a far vincere la propria coalizione nazionale, ma i seggi del territorio non gonfiano il bottino del premio, lasciando alle forze autonomiste la libertà di non collegarsi ad alcuna coalizione. La cara, vecchia Blockfreiheit  SVP

SVP e Fratelli cantano vittoria

Per la Südtiroler Volkspartei è nuovamente un successo politico. “È una soluzione equilibrata che garantisce sia il contributo di ogni voto al quadro politico nazionale sia la tutela delle specificità costituzionali, autonomistiche e linguistiche dei nostri territori”, dichiara l’Obmann Dieter Steger, deputato a Roma e principale “pontiere” della Stella alpina con la maggioranza di centrodestra.

Steger legge nel voto della commissione un segnale di attenzione: “Accogliamo con favore l'attenzione della maggioranza di Governo verso le minoranze linguistiche in Trentino-Alto Adige/Südtirol. Le regole elettorali devono rispettare la natura dei territori autonomi e delle comunità linguistiche riconosciute dalla Costituzione”. E ringrazia relatori e componenti di maggioranza “per aver accolto le esigenze dei territori autonomi e delle minoranze linguistiche”. E se tutto dovesse essere confermato, la SVP potrebbe sostenere la riforma elettorale del Governo Meloni.

L’Obmann e deputato della SVP Dieter Steger: l'esponente della Stella Alpina più dialogante con il centrodestra a Roma. Seehauserfoto

Soddisfatto, infine, lo stesso Urzì: “Ogni voto degli elettori di Bolzano e Trento servirà a far scattare il premio di stabilità”, spiega il deputato FdI, sottolineando che l’emendamento “chiarisce ogni dubbio che era rimasto su questo punto accogliendo le riflessioni poste nella fase istruttoria delle audizioni dei più importanti costituzionalisti italiani”. L’esclusione della quota di tre deputati dal premio, ammette Urzì, è “certamente un limite, discutibile sul piano politico. Ma non su quello costituzionale”, essendo in gioco la tutela della rappresentatività della minoranza linguistica, anch’essa di rango costituzionale. Il tema, ricorda, non si pone per i seggi del Senato delle due regioni speciali né per il collegio uninominale valdostano alla Camera. E non risparmia una stoccata alle opposizioni: “La sinistra in blocco si è posta di traverso in modo totalmente incomprensibile e per puro spirito di antagonismo alla maggioranza di governo nazionale”. Con l’ostruzionismo del centrosinistra – e le divisioni interne al centrodestra – la strada della riforma elettorale è ancora lunga.