Sport | Calcio/L'intervista

Poluzzi, mani de Dios

Il portiere bolognese, che a gennaio ha salutato il Südtirol per approdare al Ravenna, è stato uno dei protagonisti della storica promozione in B. La parata nel finale nella sfida contro il Padova è ancora impressa nella mente dei tifosi biancorossi
Giacomo Poluzzi
Foto: Fc Südtirol
  • Per cinque anni e mezzo è stato uno degli attori principali del Südtirol, con cui ha conquistato la storica promozione in serie B, e stabilito il record di portiere meno battuto d’Europa. Giacomo Poluzzi , per tutti Jack, a gennaio ha salutato Bolzano per approdare al Ravenna, ma il periodo trascorso con la maglia biancorossa è stato indimenticabile per lui e per tutti i tifosi del Druso, dove è tornato domenica scorsa per ritirare un premio di riconoscenza della società e ricevere tantissimi applausi dal suo ex pubblico.

    SALTO: Poluzzi, da piccolo ha cominciato a giocare a calcio facendo il giocatore di movimento, come ci è finito in porta?

    Giacomo Poluzzi: Inizialmente giocavo come esterno d’attacco e poi, provando un po‚ tutti i ruoli come solitamente a quell’età, una volta sono finito anche in porta. Per qualche anno ho fatto sia il portiere che il giocatore di movimento, poi dai pulcini un allenatore mi ha detto che avrei dovuto scegliere tra un ruolo e l’altro e io non ho avuto dubbi. Anche perché andavo spesso a vedere la prima squadra che a quel tempo giocava in prima categoria e i giocatori in campo si davano botte da orbi su terreni di terra bruttissimi e dentro di me ho pensato che non ne volevo sapere. 

    Una volta poi approdato da ragazzino al Bologna, ha fatto anche il raccattapalle in prima squadra, quando al giocava un Roberto Baggio: che ricordi ha di quell’esperienza?

    Per me era un sogno, avevo poi ogni volta l’obiettivo di andare a chiedere a fine partita ai giocatori la maglietta o i pantaloncini. Vedere poi giocare Zidane davanti a me mi ha dato emozioni fortissime, ho il ricordo ancora oggi.

    L’esordio in serie A invece è stato con la Spal al Bentegodi contro il Chievo nel maggio 2019 a 31 anni

    E‘ stata un’emozione grande soprattutto per uno che me che viene da tanta gavetta: giocare anche se solo per 5 minuti è stato un po‚ il coronamento di un sogno.

    Fabian Tait è come un fratello, sempre in camera insieme nei ritiri e in trasferta

    Il buddismo che lei abbraccia da diversi anni come l’aiuta nella sua vita?

    Mi ha aiutato tantissimo, fa parte della mia quotidianità. Soprattutto nel 2014 in un momento delicato dovuto alla perdita la perdita di mio padre. Mi sono avvicinato al buddismo grazie ad un mio compagno di squadra dell’epoca all’Alessandria e da lì non l’ho mai più smesso di seguirlo e praticarlo: è una costante delle mie giornate, iniziare e chiudere con le preghiere. Mi aiuta anche nel sostenere gli altri. 

    Domenica scorsa l’abbraccio con il pubblico del Druso dopo l’addio al Südtirol nel mercato di gennaio: una giornata particolare per lei.

    E‘ stata una domenica speciale, con tutto lo stadio ad alzarsi in piedi e applaudire, significa che in questi  5 anni e mezzo di Südtirol ho lasciato un segno e questo mi ha reso orgoglioso. Mi ero preparato un discorso un po‚ più lungo rispetto a quello enunciato, ma poi sono stato preso dell’emozione, e non sono riuscito a dire tanto.

    Tra i numerosi compagni incontrati in biancorosso, con uno ha legato in maniera particolare, Fabian Tait. 

    Lui per me è stato ed è come un fratello. E‘ la prima persona che ho conosciuto arrivando a Bolzano. Dormendo all’Hotel Erica a Salorno, una sera sono andato a mangiare da lui e da lì non ci siamo più staccati, sempre in camera insieme nei ritiri, in trasferta, un legame molto stretto. E oltre a lui cito anche Andrea Masiello, arrivato due anni dopo, si è dimostrato un professionista esemplare una persona di un’umiltà e generosità fuori dal comune: è stato un onore giocare con un calciatore di quel calibro e un privilegio diventare suo amico.

  • Giacomo Poluzzi viene premiato dalla società nell'intervallo della partita contro il Pescara Foto: Fc Südtirol
  • Lei verrà ricordato soprattutto per la grande parata all’ultimo minuto della sfida che valeva la B contro il Padova nell’aprile del 2022. 

    Me ne sono accorto subito di quello che avevo fatto, riguardando poi il video si vede come mi lasci andare ad un’esultanza clamorosa. Per noi quella partita significava tanto: mi ricordo come ci siamo arrivati, perdendo con loro la finale di Coppa Italia in casa e con i giocatori del Padova che ci esultavano in faccia. Noi che in spogliatoio ci dicevamo che quella delusione ci sarebbe servita per prenderci il campionato. Tra l’altro stadio Druso per la prima volta tutto pieno e dove sarebbero entrati altri 5.000 tifosi se ce ne fosse stata la possibilità. 

    Quella stagione tra l’altro miglior portiere d’Europa con soli nove gol subiti e 29 clean sheet: una bella soddisfazione.

    Sicuramente, ma tutto lo voglio racchiudere nella parata importantissima che ho fatto contro il Padova.

    Poi la serie B, con la prima stagione incredibile sotto tutti i punti di vista.

    Stagione pazzesca sia in un senso che nell’altro. Siamo partiti con tre sconfitte di fila, dopo la gara con la Reggina ho chiamato mia moglie e le ho detto siamo spacciati non ce la possiamo fare. Da quando poi è arrivato Bisoli, ma anche Masiello è iniziato a girarci di più e noi abbiamo iniziato a crederci maggiormente. Il mister ci ha dato tanta fiducia, trasmettendoci tutta la sua grinta e il fatto che ce l’avremmo potuta fare. Dopo un mese ha cominciato a parlare di playoff e noi giocatori ci guardavamo come per dire, ma questo è matto, e dopo tre mesi addirittura di serie A. Lui ci credeva davvero e ci ha dato quella consapevolezza e spensieratezza. Ovvio il suo calcio era molto di sacrifico, facevi tanta fase difensiva ma sapevi che l’avresti portata a casa alla fine e siamo arrivati a giocarci una semifinale playoff a Bari davanti a 55.000 spettatori e quando siamo arrivati allo stadio che siamo scesi in campo per testare il terreno, ci fischiavano così tanto che non riuscivamo a sentirci tra noi giocatori che eravamo a due metri l’uno dall’altro. Quella serata la metto nella mia Hall of fame, dietro naturalmente alla vittoria del campionato. Adesso non ci rendiamo ancora conto, ma tra dieci anni quello che abbiamo fatto avrà un significato importante. 

  • Il Südtirol ora meglio che si guardi le spalle o è lecito che possa pensare ai playoff?

    Credo che sia giusto pensare prima alla salvezza, poi se riesce a raccogliere per quell’obiettivo può iniziare a pensare ai playoff. La serie B è un gioco al massacro: si rischia di ritrovarsi a tre punti dai playout e ricominciare a mettesi con il cervello sulla salvezza, meglio evitare queste situazioni.

    Javorcic l’allenatore a cui devo di più: mi ha fatto diventare un leader

    Perché ha scelto Ravenna?

    Avevo la necessità e la volontà di avvicinarmi a casa pur restando in un contesto competitivo e Ravenna, società in crescita e ambiziosa faceva al caso mio. Nonostante l’età, che può far pensare che sia andato lì per svernare, mio mi sento di poter dare ancora tanto.

    L’allenatore che più l’ha valorizzata?

    Senza dubbio Javorcic: mi ha messo nelle condizioni di potermi esprimere al meglio soprattutto a livello umano, mi ha aiutato a diventare un leader, mi ha dato la cultura del lavoro. E‚ stato qualcosa di impagabile, lo porterò sempre nel mio cuore.

    Il momento più brutto della tua carriera quale è stato?

    L’anno scorso, quando ho iniziato a giocare meno, con il problema alla schiena che non mi ha aiutato. Ho iniziato a capire che non ero più indispensabile come lo ero prima, è stato il momento più difficile da accettare avere un ruolo un po‘ più marginale, che è normale, ci sta, ma viverlo tutto in una volta non è semplice.

    Il mese scorso ha compiuto 38 anni, hai già pensato a cosa vorrebbe fare da grande?

    Penso che rimarrò nel calcio, ho dato la vita a questo splendido sport. Mi piacerebbe fare l’allenatore dei portieri, sono due anni che ho aperto un’accademia per portieri a Bologna, che mi sta dando soddisfazioni, mi dà la possibilità di imparare e di confrontarmi con i tecnici del posto.