Padre e figlio/a
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Gesellschaft | kalašnikov&valeriana

La fatica del cambiamento

Quanto sono disposti gli uomini a cambiare le loro vite quando diventano padri?
  • Appena dieci giorni fa, alla manifestazione delle famiglie, saltava all’occhio la scarsa presenza di uomini. Certo, il riconoscimento del lavoro di cura, così come la maggiore e meglio strutturata disponibilità di strutture per minori, entrambe richieste da chi manifestava, continuano a riguardare maggiormente le donne. 

    Nel 2024, solo il 64% dei padri aventi diritto ha usufruito del congedo di paternità obbligatorio. Il congedo parentale facoltativo invece, secondo il rapporto di genere CIV INPS 2025, resta appannaggio femminile: le donne che hanno preso il congedo parentale sono state più del doppio degli uomini e hanno usufruito di 5,7 giorni per ogni giorno preso da un padre.

     

    Trovare un uomo che sia disposto a cambiare radicalmente la sua vita per fare il padre è un colpo di fortuna.

     

    „Non c‚è da meravigliarsi che le donne facciano sempre meno figlə“, mi sono detta. Ma poi ho pensato che forse la domanda da porsi dovrebbe avere un altro focus: quanto sono disposti gli uomini a cambiare le loro vite quando diventano padri? Intendo quel momento in cui l’immaginario romantico della genitorialità si scontra con la realtà fatta di perdita di reddito, dipendenza economica, battuta d’arresto nella carriera, povertà in età avanzata alla fine della catena e una quotidianità determinata da carico mentale e emotivo, ovvero quell’intero apparato organizzativo invisibile della vita familiare. 

    Facile dare la responsabilità del calo della natalità alle donne ipotizzando standard utopici nella ricerca del partner e egoistici desideri di autonomia e autoaffermazione. I dati statistici ce lo mostrano: trovare un uomo che non solo desidera figlə, ma sia anche disposto a cambiare radicalmente la sua vita per fare il padre è un colpo di fortuna. Che sia perché percepisce un reddito più alto, perché teme ripercussioni sulla carriera o perché è scoraggiato da partner, amici, parenti, colleghi o superiori (succede a un uomo su quattro). Oppure perché cambiare è faticoso, così come lo è l’organizzazione dell’assistenza aggiuntiva necessaria, degli appuntamenti dal medico, della preparazione della merenda, della messa a disposizione di vestiti di ricambio, della partecipazione alle riunioni dei genitori, del restare a casa concretamente e senza preavviso quando il pargolo si ammala. Così com‘è faticoso perdere reddito, opportunità di carriera e diritti pensionistici. 

    Forse è arrivato il momento di interrogarci sulla strutturalità di tutto ciò e anche sull’evidente scarso desiderio di cambiamento degli uomini proprio a partire da una piazza che ha chiesto soluzioni concrete per tutte le famiglie.