Politik | L'indagine

"Particolare tenuità del fatto"

Potenzialmente dirompenti le motivazioni dell'archiviazione della posizione di 4 dipendenti pubblici che avevano i certificati linguistici falsificati. Ora l'avvocato Amanda Cheneri chiede alla Corte dei Conti di non procedere.
SALTO

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“Archiviazione per particolare tenuità del fatto”. Questa la formula usata dal GIP per chiudere sul fronte penale il fascicolo a carico di quattro dei dipendenti pubblici che nell’ultimo anno avevano visto decadere il loro contratto di lavoro per aver presentato una certificazione linguistica falsa. Fra i 4 c’è anche “Francisca” (nome di fantasia), l’anestesista licenziata in tronco assieme ad una collega di reparto più di un anno fa, che ha raccontato a SALTO la sua storia.

Il provvedimento si fonda sull’art. 131-bis del codice penale, introdotto dal d.lgs. 28/2015, e viene applicato in sede di archiviazione attraverso l’art. 411 c.p.p. Richiede che sussistano due condizioni cumulative: la condotta deve essere di particolare tenuità — cioè di offensività talmente ridotta da non meritare la pena — e il comportamento deve risultare non abituale da parte dell’indagato. In concreto: il GIP ha evidentemente ritenuto che queste quattro persone abbiano commesso un fatto che, pur integrando il reato, non raggiunge la soglia di gravità che giustifichi un processo. E' cioè il riconoscimento del fatto che, in queste posizioni specifiche, la risposta penale sarebbe sproporzionata.

SALTO - screenshot

Il paradosso che emerge è difficile da ignorare e, anche solo dal punto di vista della semantica, potenzialmente dirompente. L’archiviazione del GIP per “tenuità dei fatti” è datata 8 aprile 2026. Tre giorni dopo, l‘11 aprile viene eseguita l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Liborio Sirchia, l’ex guardia giurata al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza. In quel momento diventa lampante che alcune decine di dipendenti pubblici si sono rivolti a lui. Pure due vigili urbani. Lo stesso giorno Palazzo Widmann e l’Azienda sanitaria commentavano il dilagare dell’inchiesta definendo quelli commessi dai lavoratori - come in un disco rotto - “atti gravissimi”, parlando di tolleranza zero e dell’ imprescindibilità del requisito del bilinguismo. E mentre l’amministrazione si stracciava le vesti Il GIP aveva già messo agli atti che per almeno quattro delle persone coinvolte il fatto era di particolare tenuità. Puff. Per 4 dipendenti, posizione archiviata. Dopo la metaforica crocifissione in sala mensa fatta dai vertici amministrativi come nella Megaditta di Fantozzi, non ci sarà, dunque, quella sul Golgota per educare le masse. Si può andare oltre.

Non è una contraddizione secondaria. È il cuore del problema. A ben vedere chi governa  questa provincia da decenni ha costruito attorno al patentino una narrativa identitaria così rigida da rendere politicamente impossibile qualsiasi distinzione tra chi ha organizzato e lucrato su un sistema fraudolento e chi, sotto pressione, ha comprato un PDF da quattromila euro per non perdere il lavoro. Senza contare il fatto che, pure parecchi dirigenti pubblici, pure loro sotto enormi pressioni, costretti a garantire i servizi alla popolazione, hanno chiuso entrambi gli occhi. 

La tenuità del fatto che il GIP ha riconosciuto a Francisca e agli altri tre è esattamente la distinzione che la politica non ha voluto — e non vuole — fare. Stessa retorica, stessa severità ostentata, per il presunto organizzatore ai domiciliari e per l’anestesista che ha studiato tedesco per cinque anni pagandosi le lezioni di tasca propria. L’avvocata Amanda Cheneri, che assiste Francisca, ha depositato il decreto di archiviazione penale davanti alla Corte dei Conti — dove il procedimento per danno erariale è ancora aperto — sostenendo che il provvedimento del GIP costituisce “evidenza dell’inesistenza del danno erariale”. In altre parole: se la magistratura penale ha già stabilito che il fatto è di particolare tenuità, è difficile sostenere che le casse pubbliche abbiano subito un danno che meriti risarcimento. E soprattutto che le persone coinvolte debbano restituire gli stipendi percepiti. 

Chi è Francisca, e perché la sua storia è in qualche modo esemplare in questa vicenda, lo abbiamo raccontato ieri (20 aprile) su SALTO. È una donna di mezza età, anestesista con quasi vent’anni di sala operatoria alle spalle, arrivata al San Maurizio nell’agosto del 2019 senza sapere una parola di tedesco. Per cinque anni ha studiato la lingua facendo corsi di ogni tipo e lezioni private. Il C1 non è mai arrivato. Nel 2024, a pochi mesi dalla scadenza dell’ultimo contratto, ha fatto una telefonata che non doveva fare. Nel giro di due settimane le è arrivato via mail un PDF: certificato Telc C1, senza filigrana, senza carta. Lo ha caricato sul portale dell’Ufficio Lingue. Risposta: tutto a posto. I vertici del reparto rassicuravano che non sarebbe accaduto nulla a nessuno. Qualche mese dopo, probabilmente per una sorta di ripicca tra dipendenti è arrivata una segnalazione all’ufficio lingue e quindi una PEC: contratto decaduto. In cinque anni e mezzo di lavoro in terapia intensiva e in sala parto, ha raccontato Francisca, il tedesco non aveva mai costituito un problema reale. I referti si leggevano con la traduzione automatica, i pazienti anziani arrivavano con i familiari, le ostetriche facevano da ponte. “Non ho mai ucciso nessuno per la non buona conoscenza del tedesco”, ha detto. E ha aggiunto la cosa che pesa di più: erano i vertici stessi del reparto a garantire che non sarebbe successo nulla.