“Sanzionare non è educativo”
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Abbonati ora a S+Dopo i dubbi emersi in Consiglio provinciale a Bolzano, arriva la voce critica dei diretti interessati. Con un comunicato diffuso oggi, la Consulta provinciale dei genitori per le scuole in lingua italiana prende posizione contro uno dei punti più discussi della nuova legge omnibus sull’istruzione, recentemente approvata con 20 voti favorevoli e 14 astensioni, ovvero il meccanismo sanzionatorio rivolto ai genitori che non collaborano attivamente al percorso scolastico dei figli. La Consulta esprime un parere negativo sulle sanzioni amministrative – da 50 a 150 euro – previste per l’assenza ai colloqui, la scarsa partecipazione e il mancato rispetto degli obblighi scolastici. Due gli argomenti centrali: da un lato la difficoltà concreta di riscossione, che rischia di rendere il provvedimento inefficace, dall’altro il dubbio di fondo che una multa possa davvero modificare i comportamenti.
“La scuola deve formare, non punire”
La Consulta riconosce che il principio ispiratore della norma – la partecipazione e la corresponsabilità delle famiglie nell’istruzione – è “corretto e sostenibile”. Ma è sullo strumento scelto che si concentra il dissenso. La sanzione, scrivono i rappresentanti dei genitori, “non può essere strumento di collaborazione ma esclusivamente metodo punitivo”, per giunta segnato da una forte arbitrarietà. Ma pesa anche il metodo. Le sanzioni pecuniarie, ricorda la Consulta, sono state introdotte “all’ultimo momento” nel decreto omnibus, senza un confronto costruttivo con i soggetti coinvolti. Il timore più concreto riguarda chi finirà per pagare. Secondo la Consulta, le multe ricadranno soprattutto sulle famiglie già in difficoltà di inserimento e integrazione, quelle che “andrebbero accompagnate e coinvolte in un percorso scolastico condiviso” anziché sanzionate.
La Consulta non nega il problema che la legge dichiara di voler affrontare. Anzi, riconosce un “continuo e progressivo aumento del disinteresse e disimpegno” delle famiglie nella vita scolastica, una scarsa partecipazione ormai considerata “strutturale” dalle stesse scuole. Ma rovescia parte della responsabilità: spesso, osservano i genitori, mancano programmi e iniziative di avvicinamento alla vita scolastica. In questo quadro, punire con sanzioni in denaro viene giudicato “lontano dai principi educativi che la scuola dovrebbe avere”, nei confronti tanto degli studenti quanto dei genitori. “La scuola dovrebbe avere il compito di formare, non di punire o reprimere.” “Come si può definire ‘condivisa’ una responsabilità laddove tra gli attori uno detiene un’arma sanzionatoria?”, si chiede la Consulta, mettendo in discussione l’equilibrio stesso tra scuola e famiglia che la legge dice di voler promuovere.
Restano infine i dubbi sull’applicazione. La Consulta esprime perplessità sul fatto che le sanzioni possano essere irrogate dai soli dirigenti scolastici, come previsto dal nuovo decreto – punto su cui l’assessore Philipp Achammer ha annunciato un chiarimento con delibera di Giunta. La conclusione è una rivendicazione di metodo. “Come rappresentanti dei genitori non è questa la forma di partecipazione scolastica che vogliamo”, afferma la Consulta, che dice di credere “in una partecipazione basata sul dialogo e non su un impianto sanzionatorio e puramente punitivo”. La scuola “che vorremmo”, chiude il comunicato, è una comunità “in cui si impara tutti insieme, si cresce, si ascolta e si è ascoltati”.