Gesellschaft | Giustizia

Femminicidio, dubbi sulla nuova legge

Esperti a confronto sulla riforma: tra criticità, efficacia deterrente contestata e carenze nella prevenzione. Schönsberg: „Mancano i braccialetti elettronici“.
Gericht
Foto: Seehauserfoto
  • A pochi mesi dall’introduzione del reato di femminicidio, il dibattito è tutt’altro che chiuso. A Bolzano, penalisti e accademici si sono confrontati sui nodi irrisolti della riforma durante l’evento formativo organizzato dall’avvocato Federico Fava per la Camera penale di Bolzano sugli aspetti sostanziali e processuali della recente riforma del c.d. „femminicidio“. Il disegno di legge voluto dal Governo ed approvato all’unanimità dal Parlamento il 25 novembre in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, introduce nel Codice penale il reato di femminicidio. Il nuovo 577 bis prevede infatti una nuova fattispecie che punisce con l'ergastolo chiunque cagiona „la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali“. 

    Una fattispecie complessa sia sotto il profilo applicativo che sotto quello della legittimità costituzionale, insomma, un „cortocircuito“, sottolinea la professoressa Elena Mattevi dell’Università di Trento. Secondo la penalista la nuova fattispecie non sarebbe giustificata dall’obiettivo di colmare un vuoto di tutela, non fungendo da deterrente ma anzi, rischierebbe di sconfinare nella tendenza a delegare al diritto penale la risoluzione di problemi sociali complessi. L’introduzione del reato di femminicidio, sottolinea Mattevi, non è previsto da nessun trattato internazionale in materia di contrasto alla violenza di genere e l’unico altro paese europeo ad avere una legge simile è la Turchia. „Chi compie questo reato non fa una valutazione dei costi e dei benefici rispetto alla pena dell’ergastolo – che già era comminata nella maggior parte di questi reati“, aggiunge l’avvocato Fava, criticando la finalità educativa dell’introduzione del reato di femmincidio. 

  • „E' una risposta panpenalistica che punta più all’applauso della folla che non all’effettiva soluzione del fenomeno“, sottolinea l’avvocato Carlo Bertacchi nel corso dei saluti istituzionali. Una delle maggiori critiche mosse alla riforma è che si tratta di una misura a costo zero, in cui non sono previsti aumenti di spesa. Segno di una legge che, criticano gli operatori del diritto, anziché puntare sulla prevenzione, risparmia invece al Governo la necessità di stanziare dei soldi per prevenire il fenomeno. L’avvocato ha sottolineato nel suo intervento anche la difficoltà applicativa che genera la scelta del termine „donna“ nell’individuare la vittima, non rendendo chiaro come gestire i casi di persone transgender o dall’identità di genere fluida. 

    Giudicata positivamente invece l’introduzione di obblighi formativi specifici per la magistratura sui temi della violenza. Con la nuova disciplina infatti è obbligatorio per la formazione di tutti i magistrati sia civili che penali di almeno un corso sul tema di violenza di genere o domestica, un buon segnale secondo la sostituto procuratore Nadia La Femina. 

  • Il problema dei braccialetti elettronici

    Si collega a questo aspetto il problema della scarsità dei braccialetti elettronici in Italia, sollevato dal GIP di Bolzano Emilio Schönsberg durante il suo intervento: „Nel circondario di Bolzano la maggior parte delle misure cautelari applicate sono legate a reati del codice rosso“. La situazione è talmente grave che, spiega il giudice „Spesso chi si vede applicata questa misura verso la fine del mese sa che non riceverà il braccialetto prima dell’inizio del mese successivo“. Non solo, la riforma prevede l’aumento del raggio d’azione del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima da 500 a 1.000 metri. Un raggio difficile da rispettare in paesi molto piccoli e che rischia anche, secondo il Gip, di portare a fenomeni di vittimizzazione secondaria.