Musik | Busoni Festival

Argerich e Zilberstein incantano Bolzano

Le due pianiste protagoniste di una serata memorabile al Busoni Festival.
Martha Argerich e Lilya Zilberstein: suonano assieme da quasi trent’anni. Bild: Lucia Rosa Buffa/ Bolzano Festival

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Brillano le due stelle più fulgide del Busoni sul palco dell’Auditorium Haydn: Martha Argerich e Lilya Zilberstein sono state protagoniste di una serata memorabile e attesissima, „sold out“ da settimane. Il pubblico le aspettava trepidante, e già alla prima apparizione sono state accolte con un applauso che aveva il calore e l’intensità di un tributo, e che sembrava non voler finire mai. Il concerto di Bolzano resterà nel cuore e nella mente di chi c’era: ma chi non ha trovato il biglietto ha perlomeno avuto la possibilità di ascoltarlo in diretta nazionale su Rai Radio3, riascoltabile sull’app RaiPlay Sound per un paio di settimane. 

Argerich vinse il concorso Busoni sedicenne nel 1957, Zilberstein si impose trent’anni dopo, nel 1987. 

Con così tanta gente a gremire le fila dell’Auditorium, l’organizzazione ha ritagliato un po' di posti anche sul palcoscenico: seduta sulle pedane dei fiati della Haydn, sguardo ravvicinato sulle mani della Argerich, c’ero anch’io assieme ad altri colleghi della stampa.

Martha Argerich e Lilya Zilberstein, che suonano assieme da quasi trent’anni, sono in qualche modo legate dalla comune vittoria del Busoni: Argerich lo vinse sedicenne nel 1957, Zilberstein, nata nel 1965, si impose trent’anni dopo, nel 1987. Le carriere internazionali di entrambe sono state fulgide e strepitose e sono tornate più volte a Bolzano, per presiedere la giuria del Concorso e per esibirsi davanti a un pubblico che non smette di amarle.

La serata di ieri non poteva non avere il sapore dei momenti imperdibili: gli occhi erano puntati soprattutto su Argerich, che a 85 anni è considerata la più grande pianista vivente. Non è un titolo onorifico. La signora del pianoforte esegue programmi impegnativi con una freschezza che lascia allibiti: dita d’acciaio, mani che corrono veloci sulla tastiera e che saltano qua e là tempestando di accordi granitici e squillanti, braccia scattanti. Ma anche la delicatezza del velluto, tasti sfiorati a produrre suoni morbidissimi. Zilberstein ne è la partner ideale, impeccabile nel suo pianismo a tutto tondo, fatto di virtuosismo, solidità e profondità. L’insieme, stupefacente. Non c’è probabilmente formazione più difficile per il „suonare insieme“ come i due pianoforti: gli strumenti si fronteggiano, coda contro coda, e chi suona vede solo il volto del partner, non le mani sui tasti, e per giunta a qualche bel metro di distanza: ma le due pianiste respirano musica all’unisono, e chiudendo gli occhi non si distingue chi suoni cosa.

Il pubblico adorante: „Vorrebbe che la serata non avesse mai fine.“ Lucia Rosa Buffa/ Bolzano Festival

La serata si apre con la Fantasia K 608 di Mozart trascritta da Busoni, pagina di cui la potenza degli accordi iniziali restituisce l’originale colore organistico e poi trascina con la pulizia delle veloci scale, gli incastri spericolati dei fugati. Meraviglioso contrasto quello con i Sei studi in forma di Canone di Schumann: un suono dolcissimo apre l’esecuzione che ipnotizza l’ascolto; i due pianoforti si rispondono e si corrispondono nel rincorrersi dei temi. 

La tavolozza di colori è sfaccettatissima, e come anche nel successivo Scaramouche di Milhaud i due pianoforti si trasformano in orchestra: con il leggendario staccato Argerich cava dalla tastiera suoni che sembrano campane e campanelli per poi incantare con un legato da violoncello o sussurrare con suono flautato. Colpisce l’urgenza espressiva di questa icona della musica: la sensazione è che non ci sia confine tra la persona e la musica che sgorga sotto le sue dita. Musica come libertà, gioia, ma anche necessità vitale, ossigeno, nutrimento.

Ben due bis per il pubblico adorante.

Le maestose Danze Sinfoniche di Rachmaninov, sono percorse da un suono plastico e scultoreo, fatto di punte, affondi, rilievi e sfumature. L’energia del duo ha dell’incredibile, i due gran coda sono spinti al limite, tutte le sfumature dal pianissimo al fortissimo, in un’esecuzione anticonformista che non ha paura di osare e grida ai quattro venti amore per la musica.

Arriva, oltre la concentrazione e la bravura, anche un senso inaspettato di vicinanza, di familiarità: al termine delle esecuzioni le due pianiste si prendono per mano, percorrono in lungo e in largo il palcoscenico e si inchinano ripetutamente, da una parte e dall’altra (anche verso noi seduti dietro i pianoforti) per non scontentare nessuno. Ben due bis per il pubblico adorante, che vorrebbe che la serata non avesse mai fine: „La nuit… l’amour“ di Rachmaninov, lussureggiante nei suoi gorgheggi e nei velocissimi arpeggi, e il Concertino di Shostakovic, annunciato da Zilberstein come „un bis speciale per Bolzano“.