Il calendario della consapevolezza
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Abbonati ora a S+Il primo maggio è la Festa dei lavoratori e delle lavoratrici è una ricorrenza che purtroppo viene semplicemente spuntata sul calendario delle festività. Discorsi, atmosfera da festa popolare e poi tutti tornano a casa e tutto sembra andare avanti come prima. Lo stesso accade per l‘8 marzo. Ogni anno leggiamo di tutto e di più sulla condizione delle donne nella società, in Italia, in Europa e nel mondo. Ci piacerebbe poter superare questo appuntamento dell’otto marzo perché non c’è più bisogno di leggere le discriminazioni, ci piacerebbe che l'8 marzo fosse 365 giorni all’anno e 366 negli anni bisestili.
Non basta! Ecco un “calendario della consapevolezza”.
Festa del Papà
La Festa del Papà diventa un’occasione preziosa per riflettere sulla responsabilità familiare condivisa. Ogni anno questa ricorrenza ci spinge a monitorare l’utilizzo dei congedi parentali da parte dei padri: un indicatore di equità ancora lontano dai target necessari.
Nelle pensioni di vecchiaia, le donne percepiscono troppo spesso nelle varie categorie la metà dei colleghi uomini.
Monitorare quanto i padri utilizzino i congedi parentali non è una formalità, ma un termometro del nostro grado di civiltà.
Il “calendario della consapevolezza” comprende anche altri appuntamenti, tutti devono servire per progettare un reale cambiamento non solo monitorare l’esistente:
ad aprile l’Equal Pay Day accende i riflettori sul divario retributivo, a ottobre l’Equal Pension Day. La pensione, infatti, è lo specchio fedele dell’intera vita lavorativa, ne è il riassunto, e i dati sono purtroppo impietosi: nelle pensioni di vecchiaia, le donne percepiscono troppo spesso nelle varie categorie la metà dei colleghi uomini.
Tale divario si riduce solo nelle pensioni anticipate, riservate a chi ha avuto carriere lunghe e continuative, ma il canale di pensionamento delle donne è la pensione di vecchiaia, 67 anni, così come per chi ha avuto lavori precari, discontinui o oggettivi handicap professionali. La pensione anticipata è il canale di pensionamento degli uomini, si tratta proprio di percentuali che si invertono 75% e 25%. (donne 75% pensione di vecchiaia e uomini 25%, donne 25% pensioni anticipate e uomini 75% ).
ALCHEMILLAndo
Alchemilla è il nome latino dell’alchemilla. Questa pianta ha dato il nome all’associazione femminista “Alchemilla”, con sede a Bolzano. Da quasi 30 anni le Alchemille pubblicano il Calendario delle donne altoatesine.
La rubrica di SALTO “ALCHEMILLAndo” prende il nome dall’associazione. Riprende i temi del calendario, funge da richiamo e intermezzo femminista e invita alla riflessione e all’approfondimento. Da ora in poi uscirà l'8 di ogni mese; tutti i testi sono redatti dalle Alchemille per SALTO sotto la coordinazione di Heidi Hintner.
Trasformare gli strumenti esistenti in opportunità reali
A fronte di queste discriminazioni oggettive, servono interventi concreti. Grazie all‘Articolo 6 dello Statuto d’Autonomia, la nostra Provincia può intervenire sulla previdenza complementare e integrativa. Superata la logica della “pensione per le casalinghe” del 1992, cessata come possibilità di nuova iscrizione nel 2004, la sfida odierna non è l’assenza di copertura previdenziale, ma l’esiguità degli importi. Strumenti come la possibilità di versamento di contributi volontari per i periodi di cura o le integrazioni per il part-time che sono norme nazionali da conoscere e utilizzare, esiste la possibilità di avere un rimborso provinciale, erogato da ASSE (Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico) restano istituti e sussidi purtroppo sottoutilizzati.
Prendersi cura dei propri cari non può e non deve significare povertà futura.
E’ stato “inventato” anche sempre a livello locale l‘Assegno Familiare Plus — nato per incentivare i padri al congedo e compensare il gap economico — ma fatica a invertire la rotta. Abbiamo sempre saputo che se la madre guadagna meno del padre è inevitabile che “si scelga” che stia a casa chi guadagna meno perché l’indennità al 30% fa mancare reddito familiare indispensabile, attualmente per almeno 3 mesi l’indennità è salita all’80% ed è risultato già un positivo incentivo, in provincia si è cercato di favorire una maggiore responsabilità dei padri con un intervento economico. Sebbene nel 2025 i beneficiari in Alto Adige siano saliti a 102 (rispetto ai 76 dell’anno precedente), il dato resta marginale se parametrato alle circa 4.500 nascite annuali. 65 padri hanno ricevuto 800 €, 37 padri hanno ricevuto 1.200 €.
È tempo di trasformare gli strumenti esistenti in opportunità reali. Prendersi cura dei propri cari non può e non deve significare povertà futura. Dobbiamo riuscire ad essere creative e fare proposte che riescano a portare a maggiore equilibrio, a livello nazionale a febbraio alla Camera è stata respinta la proposta di congedi paritari, cosa possiamo fare di meglio a livello locale? Ormai è certificato e dimostrato che il primo motivo di penalizzazione e discriminazione per le donne sono proprio i lavori di cura ancora troppo femminili come doppio, triplo, quadruplo impegno quotidiano.
Dobbiamo agire affinché la scelta di cura non si traduca in una penalizzazione cronica per la carriera e il futuro previdenziale delle donne.