Politik | Salorno

Un’ora di piscina, un’ora di sorellanza

Ieri pomeriggio una trentina di donne hanno usufruito dell’ora riservata alla piscina di Salorno, nonostante le polemiche e il presidio di Lega e Forza Nuova. Ecco com’è andata - fuori e dentro la vasca.
Un gruppo di donne si gode la piscina di Salorno, dopo l’orario di apertura. Bild: Elena Mancini/SALTO

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Da una parte c’è un gruppo di donne che vuole godersi un’ora di piscina senza essere infastidito, dall’altra c’è chi vuole decidere anche su quell’ora di vita delle donne. Le donne arrivano e non sono poche, quasi trenta, tra signore e ragazze, alcune con il velo, altre senza. Infradito, borsa da mare, l’aria di chi va semplicemente a fare un bagno. Ad aspettarle, una quindicina di attivisti della Lega, accompagnati da qualche abitante del posto e da due militanti di Forza Nuova.

A scatenare il “noi contro di voi” è un’iniziativa che di divisivo vorrebbe avere poco: l’associazione culturale Armonia ha raggiunto un accordo con il gestore del lido affinché la piscina resti aperta alle donne, comprese quelle di fede musulmana, per un’ora in più ogni lunedì sera, a partire dalle 18:30, dopo il normale orario di chiusura. Il perché di quell’ora lo spiega bene Fatima Ziyani, consigliera comunale ad Ora e impiegata al servizio integrazione, che arriva al lido con le infradito rosse e il burkini viola. “Vogliamo uno spazio in cui sentirci libere di nuotare in tranquillità”, dice. “Questa ora è un simbolo di civiltà, altro che ghetto”, aggiunge, riferendosi agli attivisti di Lega e Forza Nuova, che accusano l’iniziativa di essere una forma di separazione tra uomini e donne che favorisce la disparità. “Mi è capitato di andare in piscina con i miei figli e di essere richiamata dal bagnino perché indossavo il mio burkini. Sono stata costretta a uscire dall’acqua davanti a tutti: quella, semmai, è discriminazione”.

Silvia Pomella e Fatima Ziyani: “Per me è stato un grande momento di sorellanza”, spiega la vicesegretaria dei Giovani Democratici Silvia Pomella. Elena Mancini/SALTO

Da una settimana si discute della scelta del lido di Salorno di dedicare un’ora settimanale al nuoto femminile. Il confronto avvenuto fuori dalla struttura, proprio all’apertura del primo incontro, racconta già da solo i motivi di tanto clamore. Tutto questo chiasso si ferma non appena le porte del lido si aprono. Questa prima serata è stata offerta dal gestore del lido, che ha preferito far entrare rapidamente le partecipanti. Abbiamo deciso, come redazione di SALTO, di entrare insieme alle donne, per assistere di persona all’iniziativa. La vasca riservata alle donne resta vuota per poco, appena il tempo di cambiarsi il costume ed entrano tutte. L’acqua è fredda, ma l’euforia accumulata nei momenti di tensione fuori dal lido spinge tutte ad entrare in acqua. C’è chi si tuffa, chi preferisce un ingresso graduale.

Immergersi in quella piscina ha quasi il sapore di un rito collettivo. Lo spiega bene Silvia Pomella, vicesegretaria dei Giovani Democratici, venuta con un gruppo di amiche per sostenere le partecipanti al progetto. “Per me è stato un grande momento di sorellanza”, racconta. “Vogliamo mostrare solidarietà a questa associazione, che lavora sul territorio e ha cercato di creare un’iniziativa per includere le donne”. Sul “ritorno al passato” evocato dalla Lega, replica senza esitazioni: “Quali sarebbero le azioni che la Lega propone per la parità di genere? Proposte come l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, il congedo paritario, i posti negli asili vengono bocciate”. E aggiunge: “E' bello poter entrare senza essere osservate, senza ricevere fischi o commenti. Perché questa è ancora la realtà nel 2026, e gli uomini italiani non sono da meno”.

Il presidio leghista: La contromanifestazione della Lega, in cui una quindicina di attivisti ha protestato contro l’ora di piscina per le donne. Elena Mancini/SALTO

Una volta dentro, c’è chi nuota e chi si ferma a bordo piscina a chiacchierare. “Siamo di Salorno – racconta una ragazza – Siamo venute perché ci sembra assurdo che in un paese dove l’integrazione funziona davvero si faccia questa polemica sterile sul bagno con il burkini”. D’altronde, ore in piscina riservate alle donne ce ne sono già altrove. “Io personalmente mi sento più tranquilla — anche solo a lasciare le mie cose nella borsa, senza paura che qualcuno le tocchi”. La chiacchierata scivola presto sui burkini stessi. Una donna racconta di farseli spedire dalla Turchia, perché reperirli in Italia è complicato. “Non si direbbe, ma si asciugano subito”, spiega, facendo toccare il tessuto tecnico. Un’altra signora, venuta anche lei in solidarietà con l’iniziativa, aggiunge: “Restando tra donne mi sento anche meno imprigionata nel mio corpo: non passo tutto il tempo a guardarmi le smagliature o la ricrescita dei peli”.

La serata si chiude con una foto di gruppo e un applauso. Fuori, il presidio della Lega non c’è più ma la polemica resta aperta. Dentro, invece, per un’ora l’acqua ha dato a queste donne quello che fuori spesso manca: la possibilità di ricavarsi uno spazio senza sentirsi osservate. Appuntamento a lunedì prossimo.