Il conto olimpico continua a salire
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Jetzt S+ abonnierenI Giochi sono finiti da sei mesi, il piano delle opere no. Lo dice il quarto report della rete Open Olympics 2026, „All’indomani dei Giochi“, promosso da Libera con una ventina di associazioni, tra cui le sudtirolesi CAI Alto Adige, AVS, Heimatpflegeverband, Dachverband für Natur- und Umweltschutz, Plattform Pro Pustertal e Umweltring Pustertal. Il documento incrocia i dati del portale di Simico, la società pubblica che realizza le infrastrutture (aggiornati al 28 agosto), le relazioni del Commissario alle Paralimpiadi e il bilancio 2025 della Fondazione Milano Cortina. Il giudizio è netto: successo sportivo, ma „consolidamento di criticità“ su spesa, tempistiche e trasparenza.
Le 98 opere del Piano valgono oggi 3,62 miliardi di euro: 84,7 milioni in più (+2,4%) in dieci mesi e quasi 210 milioni in più (+6,2%) rispetto a settembre 2024, primo dato disponibile. Diciannove opere su 98 sono costate di più; il caso più vistoso è la riqualificazione stradale Busto Arsizio-Gallarate-Cardano, in Lombardia, quasi raddoppiata (+49 milioni, +87%). Sette opere hanno invece visto scendere il costo, come la tangenziale sud di Sondrio (-5,5 milioni).
Per capire dove crescono i costi bisogna guardare a come il portale classifica gli interventi. Ci sono le opere „essenziali“, necessarie a far svolgere i Giochi (circa il 13% della spesa), e quelle di „legacy“, l’eredità per i territori, che secondo il report sono legate all’evento solo in modo indiretto (l'87%, pari a 3,16 miliardi). Gli aumenti degli ultimi dieci mesi sono quasi tutti lì: +81 milioni sulla legacy, +3,7 sulle opere essenziali.
Dentro la legacy la fetta più grande va alla strada: varianti, circonvallazioni, tangenziali, svincoli e gallerie assorbono il 69,4% dei fondi (2,19 miliardi su 31 opere). La mobilità sostenibile, cioè trasporto pubblico su ferro e gomma più una pista ciclabile, ne riceve il 18,8% (595 milioni su 15 opere). Il resto va a impianti a fune, venue riconvertite e immobili pubblici. In pratica, quattro euro sulla rete stradale per ogni euro sul trasporto pubblico.
Solo 890 milioni, il 25% della spesa, riguardano opere concluse
Sul fronte dei lavori, i conti sono meno rassicuranti. Solo 890 milioni, il 25% della spesa, riguardano opere già concluse. Altri 630 milioni sono in cantieri aperti e 2,1 miliardi in opere ancora in gara o in progettazione. Delle 98 opere, 49 sono finite, 19 in esecuzione, 9 in gara e 21 in progettazione: 30 non hanno ancora un cantiere. Per 48 opere la data di fine lavori è slittata tra ottobre 2025 e agosto 2026 e l’ultimo cantiere dovrebbe chiudere il 29 dicembre 2033, sette anni e mezzo dopo i Giochi. Sulle 88 opere confrontabili con la prima rilevazione (10 hanno cambiato codice per fusioni o divisioni di lotti), il 81,8% è in ritardo, con uno slittamento mediano di 219 giorni. Le opere di legacy accumulano ritardi molto più pesanti di quelle olimpiche: 474 giorni di mediana contro 79,5.
E in Alto Adige?
Bolzano è l’area con l’aumento più basso: +2 milioni, contro i +50 della Lombardia, i +17,2 del Trentino e i +15,5 del Veneto. Il suo Piano vale circa 340 milioni e comprende 14 opere: 8 concluse, 3 in esecuzione, 2 in gara e 1 in progettazione. Il rapporto opere finite su totale (57%) è simile a quello trentino. Il quadro cambia se si guarda al denaro: in provincia solo il 12,5% della spesa riguarda opere concluse, in Trentino il 39,2%, segno che le opere ancora aperte sono quelle più costose.
Tre interventi altoatesini partiranno a Giochi finiti. L’eliminazione di un passaggio a livello è attesa a partire dal 19 ottobre 2026, l’ampliamento stradale con terza corsia dal 9 dicembre 2026, entrambi in gara. Un nuovo collegamento con circonvallazione, ancora in progettazione, dovrebbe partire nell’ottobre 2027. Sono opere stradali, il tipo di intervento per cui la rete chiede una moratoria e un nuovo dibattito pubblico con le comunità locali, per valutarne l’utilità e, se serve, ridefinirle o cancellarle. Tra i movimenti di costo, ad Anterselva, sede del biathlon, l’impianto sportivo costa 826 mila euro in meno (-18%), mentre la Casa culturale di Anterselva di Mezzo è salita di 3,3 milioni (+73%).
Chi paga?
Il portale di Simico non indica le fonti di finanziamento delle opere, quindi non si sa quanto degli aumenti gravi su Stato, Regioni, Province e Comuni. Il tema si intreccia con la Fondazione Milano Cortina, l’ente di diritto privato che ha organizzato i Giochi. I suoi soci sono pubblici: CONI, Comitato paralimpico, Stato, Regioni Lombardia e Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, Comuni di Milano e Cortina. Il suo bilancio 2025 si ferma al 31 dicembre, prima dell’inizio dei Giochi (6 febbraio), e va letto di conseguenza. I ricavi, quasi tutti da sponsor (287,1 milioni), arrivano a 294,4 milioni, ma i costi salgono a 331,2 (da 105 nel 2024). La perdita d’esercizio è di 39,1 milioni e il deficit patrimoniale cumulato di 176,5. I debiti superano il miliardo (1.020,4 milioni) contro 365,8 milioni di crediti, anche se, precisa il report, in parte è fisiologico, perché molti incassi da CIO e sponsor saranno contabilizzati come ricavi solo nel bilancio 2026.
Le voci più cresciute sono le consulenze tecniche (da 21,1 a 83,3 milioni), i servizi di vigilanza (da circa 300 mila euro a 24,1 milioni) e il personale, passato da 394 a 1.515 dipendenti medi. Il bilancio non le dettaglia per contratto o fornitore. La nota integrativa dice che la continuità dell’ente non è garantita dai soli ricavi, ma da tre livelli di copertura pubblica: gli impegni degli enti soci (quindi anche la Provincia di Bolzano) a coprire il deficit, la garanzia dello Stato prevista dalla Legge Olimpica e un impegno del Governo verso il CIO, del 31 gennaio 2026, non ancora tradotto in atti completi. La Fondazione ha inoltre chiesto un nuovo credito bancario da 120 milioni.
Le cinque richieste di Libera
Sulla base di queste indagini, la rete chiede: pubblicazione in formato aperto di chi finanzia e di chi deve cosa; una moratoria e un nuovo dibattito pubblico sulle opere non avviate; i dati sulla Carbon Footprint di cantieri ed eventi, ancora assenti dal portale che riporta solo lo stato della procedura ambientale; la fine dell’uso della sigla paralimpica per coprire costi di terzi; e una riforma che limiti le fondazioni private coperte da garanzia pubblica „in bianco“, con obbligo di rendere pubblici bilanci, contratti e consulenze quando a pagare è la collettività.
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