L’impronta CO2 digitale in crescita
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Ogni richiesta di ricerca online, ogni film scaricato da Netflix, ogni utilizzo del cloud computing comporta un consumo di energia aggiuntivo: la produzione, l’utilizzo e la trasmissione dati dei dispositivi digitali provoca emissioni di CO₂ maggiori di quanto si pensi. L’impronta CO2 digitale (o digital carbon footprint, che può essere calcolata con questo contatore) indica le emissioni di gas serra generate dall’intero ciclo di vita delle tecnologie digitali: produzione, utilizzo e smaltimento di dispositivi, reti e data center. Il settore digitale è responsabile di circa il 4% delle emissioni globali, un impatto crescente dovuto allo streaming, cloud, e-mail e IA.
La ricerca „Protezione del clima attraverso tecnologie digitali“ di BITKOM arriva alla conclusione che le emissioni prodotte dall’economia digitale si aggirano al 4% delle emissioni di CO2 globali totali (2023), superando le emissioni di CO2 del traffico aereo globale. Inoltre, l’Internet consuma tra l'8 e il 10% dell’energia elettrica. Se l’Internet fosse un paese nella graduatoria dei paesi secondo i consumi elettrici occuperebbe il terzo posto. Da questa ricerca di BITKOM emerge però anche che la Germania fino al 2030 con l’aiuto della digitalizzazione potrebbe risparmiare 129 milioni tonnellate di CO2 .
Allo stesso tempo la quota di energia rinnovabile nella produzione di energia elettrica è ancora troppo bassa (in Italia neanche il 48%) per cui automaticamente la digitalizzazione aumenta anche le emissioni di CO2. Tutta la tecnologia della trasmissione, l’infrastruttura dei server e dei centri operativi di calcolo, l’hardware delle apparecchiature terminali e poi lo streaming e i web-services in generale dal video, e-mail alla navigazione online, specialmente in alta definizione o con webcam attiva consumano materie prime, corrente elettrica e alla fine lasciano quantità enormi di rifiuti elettrici
Nel 2025, si stimava che circa 6 miliardi di persone in tutto il mondo utilizzassero Internet, il che corrisponde a circa il 74% della popolazione mondiale. Questi dati ufficiali dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni delle Nazioni Unite (ITU) mostrano un chiaro incremento rispetto ai 5,8 miliardi di utenti (dato rivisto) dell’anno precedente. In Germania l’uso dell’Internet ha prodotto tante emissioni di CO2 quante ne ha causato tutto il traffico aereo interno.
I Social Media negli ultimi anni esplodono. Una ricerca recente ha approfondito la dimensione dell’impronta digitale, lasciata dagli utenti durante il loro uso quotidiano di Internet. Un adulto medio ogni anno condivide 276 messaggi su Instagram, 170 su Facebook, 141 su Twitter (oggi X). Calcolato per la durata media di una vita quest’attività comporta un’impronta digitale di 9.828 foto, 10.811 posts sui social e 126.000 E-mails. L’ultimo „Digital 2023 Global Review Report“ ci svela altri aspetti delle abitudini di consumo sui social media in tutto il mondo. Secondo questa ricerca l’uso dei social media nel 2022 è cresciuto del 2% arrivando a 4,76 miliardi di utenti, cioè, superando il 60% della popolazione mondiale, che in media trascorre 2,5 ore su queste piattaforme.
La moneta digitale Bitcoin ha un peso particolarmente forte nell’emissione di CO2. Il cosiddetto „mining di Bitcoin“ ogni anno richiede un consumo di energia elettrica pari a quello di tutta l’Argentina in un anno solo. Un’unica transazione di Bitcoin richiede 819 kWh di corrente, lo stesso consumo annuale di un frigorifero medio. Il sistema Bitcoin nel suo insieme produce ogni anno 22 milioni di tonnellate di CO2. Un’altra grande spinta nell’uso di Internet, nell’espansione delle capacità dei server e nel consumo di corrente elettrica sarà generata dall’intelligenza artificiale.
Anche altre tecnologie smart comportano una crescita continua del consumo di elettricità, soprattutto i grandi centri di calcolo, i veri nodi del mondo digitale. Per elaborare i flussi digitali i server vanno continuamente potenziati. Per evitare il loro surriscaldamento devono essere raffreddati, un processo che da solo già consuma il 25% dell’energia elettrica. Il calore in maggior parte è disperso nell’ambiente. Ora sono in corso dei progetti di ricerca per ridurre il consumo di corrente e di risorse dei centri di calcolo e di sfruttare il calore per il riscaldamento degli edifici. Il ricorso crescente ad energia rinnovabile potrebbe essere la chiave per un’economia digitale più sostenibile. Già oggi esistono centri di calcolo alimentati esclusivamente con energia verde. Tutto sommato, le nostre emissioni digitali, in ogni fase di produzione e utilizzo del sistema, contribuiscono sempre di più al riscaldamento del clima.