Bolzano amplia il Daspo urbano
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Jetzt S+ abonnierenAumentato le aree della città nelle quali potrà essere applicato il DASPO urbano. Via Portici, piazza Municipio, via Museo, Galleria Grifone, Passaggio Walther, via Maso della Pieve con le relative aree di sosta, piazza Lino Ziller e via Resia si aggiungono alla lunga lista di zone soggette alla misura di prevenzione, che consente di disporre l’allontanamento con divieto di accesso per 48 ore, oltre ad una sanzione pecuniaria. La scelta, presa dalla Giunta di destra del Sindaco Claudio Corrarati a luglio, è divenuta definitiva con l’approvazione in Consiglio comunale del 24 settembre delle modifiche al regolamento di polizia urbana.
L’amministrazione motiva l’estensione con la necessità di contrastare bivacchi, insediamenti precari, situazioni di degrado e comportamenti ritenuti lesivi del decoro urbano, rafforzando così gli strumenti a disposizione della Polizia Locale. „L’estensione delle zone DASPO urbano conferma una tendenza ormai consolidata: trasformare il diritto amministrativo in strumento di esclusione sociale, e la marginalità in reato“, commenta l’avvocato Nicola Canestrini.
„Il senzatetto che dorme sotto i portici compie un atto lecito; se lo rifà dopo il DASPO, commette un reato“
Il meccanismo del DASPO urbano — nato con il decreto Minniti Orlando del 2017 e progressivamente ampliato — è „semplice quanto perverso“, spiega Canestrini. „Consente di allontanare una persona da determinate aree sulla base di condotte che non costituiscono reato: bivaccare, chiedere l’elemosina, stazionare. Ma la violazione del divieto di accesso alle aree urbane è punita con l’arresto da sei mesi a un anno e l’ammenda da 8.000 a 20.000 euro“. In altre parole: „il senzatetto che dorme sotto i portici compie un atto lecito; se lo rifà dopo il DASPO, commette un reato“. Una scelta giudicata negativamente dall’avvocato roveretano che la definisce una criminalizzazione indiretta della povertà: „Non si punisce un fatto offensivo, ma la disobbedienza a un ordine amministrativo che vieta di esistere in un determinato luogo“.
Il problema - sottolinea Canestrini - è duplice. „Sul piano giuridico, si comprime la libertà di circolazione garantita dall’art. 16 della Costituzione attraverso un provvedimento non del giudice, fondato su valutazioni discrezionali di “degrado„ e “decoro„ — concetti che sfuggono a qualsiasi definizione tassativa e si prestano ad applicazioni arbitrarie“. Anche sul piano sociale la norma è problematica: „Il bivacco e l’insediamento precario non sono patologie da reprimere con l’allontanamento, ma sintomi di marginalità che richiedono politiche abitative, sanitarie e di inclusione“. Spostare una persona senza fissa dimora da via Portici a un’area non coperta dal divieto non risolve nulla: „sposta il problema di qualche centinaio di metri — fino a quando anche quell’area verrà inclusa nel perimetro“.
„La sicurezza urbana diventa così un esercizio di estetica punitiva“
„C’è poi un dato politico - prosegue l’avvocato - Le sirene della sicurezza vengono ascoltate da tutti i colori: il DASPO urbano nasce con il centrosinistra (Minniti, 2017), viene ampliato dal governo gialloverde (decreti Salvini, 2018-2019), ulteriormente rafforzato dal centrodestra (decreti sicurezza 2025-2026)“. Anche a livello locale, Bolzano segue la stessa traiettoria di decine di altre amministrazioni italiane, di ogni colore, che negli ultimi anni hanno moltiplicato le „zone rosse“ e i divieti di stazionamento. „È la logica dei decreti sicurezza nelle nostre città: non si affronta la questione sociale, si rende invisibile chi ne è vittima — e chi non si rende invisibile finisce in tribunale (e la condanna aggrava l’esclusione sociale)“. La sicurezza urbana, conclude Canestrini, diventa così „un esercizio di estetica punitiva“.
Il Daspo urbano a Bolzano esiste dal 2019, anno in cui è stato introdotto dalla Giunta del Sindaco Renzo Caramaschi. Ne fanno parte, oltre a quelle recentemente aggiunte, anche Piazza e Parco della Stazione, Via Renon, via Garibaldi, via Alto Adige, via Perathoner, Piazza Verdi, Piazza Walther e Passaggio Walther, Piazza Parrocchia, Prati del Talvera e passeggiate, Piazza Gries, piazzetta Anne Frank, via Ortles, Piazza Mazzini e corso Libertà, Parco Alcide Berloffa, via e Parco dei Cappuccini e le aree scolastiche di ogni ordine e grado e parchi di quartiere.
Il no dei Verdi
Critica anche la capogruppo dei Verdi in Consiglio comunale Chiara Rabini: „In questa consigliatura prima si chiude il portone del Municipio. La piazza diventa meno viva e più desolata. Qualche turista si siede all’ombra dei porticati. Poi si estende il DASPO proprio lì, ma anche sotto i Portici, in via Museo, Passaggio Walther e Galleria Grifone. Il Comune parla di bivacchi, degrado e problemi di decoro. Ma quali siano le criticità concrete di Piazza Municipio e delle vie limitrofe che hanno reso necessario questo strumento, non lo sappiamo. Il caso del signor Carlo, noto clochard che viveva accanto all’Hotel Città, mostra il limite di questo approccio: si sposta una persona da un luogo all’altro, o da un Comune all’altro come nel suo caso, ma non la si aiuta“.
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