Politik | In der Streitergasse

Ungheria al bivio

Orbán oppure Magyar? Ovvero: quali conseguenze avranno le elezioni ungheresi sull'Europa? Ne discutono Lorenz Gallmetzer, George Ciprian-Lungu e Sigmund Kripp.
Gallmetzer, Lungu, Kripp
Foto: SALTO
  • Domenica gli ungheresi tornano alle urne per un voto che, per peso politico, supera i confini del paese da 9,6 milioni di abitanti. Viktor Orbán, al potere dal 2010 e in corsa per un quinto mandato consecutivo, arriva all'appuntamento più difficile degli ultimi sedici anni: i sondaggi più recenti danno infatti in vantaggio il partito Tisza di Péter Magyar, ma con una quota ancora alta di indecisi, un forte radicamento di Fidesz nelle aree rurali e un sistema politico-istituzionale modellato a lungo sul potere del premier uscente. A rendere ancor più chiaro il carattere internazionale della partita è stata anche la visita a Budapest del vicepresidente statunitense JD Vance, sceso apertamente in campo per Orbán a pochi giorni dal voto.

  • La paura, tra guerra o pace

    Da qui che parte la nuova puntata della “Streitergasse” di SALTO. Il giornalista sudtirolese Lorenz Gallmetzer da Vienna osserva l’Ungheria come uno dei laboratori politici più influenti della destra europea - non tanto per il peso economico del paese, quanto per la capacità di Orbán di trasformarlo in un modello. “Ha trasformato il paese da una democrazia che conserva ancora la facciata dello stato democratico in una ‘democrazia illiberale’, che è già di per sé un nonsense”, osserva Gallmetzer. Il nodo non è solo il progressivo svuotamento dei contrappesi, ma il fatto che quel modello sia diventato un riferimento per una galassia più ampia: destre radicali, nazional-populismi, sovranismi europei e, oggi più che mai, l’asse politico che collega Budapest a Mosca e alla destra trumpiana.

  • Il giornalista Lorenz Gallmetzer: dal 1981 al 2011 ha lavorato per l’ORF, tra l’altro come corrispondente dall’estero a Parigi e Washington. Dal 1987 al 1995 ha diretto l’ufficio dei corrispondenti ORF a Parigi. Vive a Vienna come pubblicista e autore freelance. Foto: Seehauserfoto
  • Gallmetzer ricostruisce anche la traiettoria personale di Orbán, passata dall’anti-comunismo liberale della fine degli anni Ottanta a un nazionalismo etnico sempre più aggressivo. In mezzo c‘è stata la costruzione di un sistema di potere fondato sul controllo delle istituzioni, sulla fedeltà oligarchica e sull’occupazione del discorso pubblico. Non è un caso che la campagna elettorale si giochi soprattutto sulla paura: prima i migranti, poi George Soros, oggi la guerra e l’Ucraina. “Il tema principale è diventato improvvisamente guerra o pace”, sintetizza Gallmetzer, mentre Magyar prova invece a battere su sanità, povertà, servizi pubblici e corruzione.

  • Le ambiguità di Magyar

    Secondo George Ciprian-Lungu, esponente dei Giovani Democratici altoatesini, la questione ungherese non riguarda solo l’Ungheria, ma tutta l’Europa centro-orientale in cui vivono consistenti minoranze magiare. È qui che, secondo lo studente, Orbán ha alimentato in questi anni un immaginario di “Grande Ungheria” impossibile da restaurare sul piano formale, ma continuamente evocato sul piano simbolico, culturale e politico. “Orbán ha voluto installare l’idea di una Grande Ungheria”, sostiene Lungu, richiamando le politiche rivolte oltreconfine e il peso identitario assunto da Transilvania, Slovacchia, Vojvodina e Transcarpazia nel racconto nazionalista di Budapest.

  • Lo studente George Ciprian Lungu: di origini rumene del nord della Transilvania, zona con una consistente popolazione magiarofona. Membro del PD e dei GD dal 2020, delegato esteri per i Giovani Democratici dell'Alto Adige, si occupa di storia rumena e russa. Foto: Privat
  • Lungu invita poi a non leggere il possibile successo di Péter Magyar in modo ingenuo o salvifico. Il leader di Tisza, osserva, ha capito dove l’opposizione tradizionale ha fallito: non chiudersi nelle grandi città, ma andare nei villaggi dell’Ungheria rurale, laddove Orbán ha costruito il proprio blocco sociale e simbolico. Allo stesso tempo, Lungu vede nella figura di Magyar delle ambiguità, nei toni e nello stile politico, che riflettono la profondità dell’influenza di Orbán negli ultimi anni.

  • L’orbánismo senza frontiere

    Sigmund Kripp, che in Ungheria ha lavorato e investito come imprenditore, riporta un’esperienza concreta della “svolta illiberale”. Il suo racconto parte dal 1998, da un investimento in una tenuta vinicola a Tokaj, e arriva al primo vero campanello d’allarme: la scelta di dichiarare retroattivamente illegali determinati contratti di godimento fondiario. “Questa è una colpa mortale in un paese democratico e di diritto”, osserva Kripp, che insiste anche su un’altra ossessione: la nazione oltre i confini dello Stato. Il diritto di voto concesso agli ungheresi all’estero e le facilitazioni per studio e sanità, la continua evocazione di una comunità magiara transfrontaliera farebbero parte, nella sua lettura, di una strategia coerente del sistema orbániano.

  • Il viticoltore Sigmund Kripp: negli anni Novanta ha fondato un’azienda frutticola in Slovacchia, nella parte ungherese, e dal 1998 al 2007 ha gestito una tenuta vinicola a Tokaj, in Ungheria. Dal 1999 al 2005 è stato membro del consiglio di sorveglianza di un’azienda privatizzata di circa 5.000 ettari a Szekszárd, in Ungheria. Foto: Bioland Südtirol
  • Se Orbán dovesse rivincere ancora, per Kripp “sarebbe una catastrofe”; se invece vincesse Magyar, l’Ungheria resterebbe un paese conservatore, ma tornerebbe almeno a “partecipare normalmente al concerto europeo”. Ma “finché non vedrò i risultati davanti a me, non ci crederò”, sentenzia, mentre Lungu avverte che un eventuale nuovo governo si troverebbe contro una macchina di potere ancora capace di controllare procure, apparati e snodi decisivi della vita pubblica. Gallmetzer allarga infine la prospettiva – tra Bruxelles, Washington e Cremlino: la vittoria di Orbán avrebbe “conseguenze internazionali”, mentre la sua sconfitta priverebbe Putin di un alleato interno all’Unione e toglierebbe alla destra globale uno dei suoi esempi più celebrati.

  • In questa puntata sono ospiti:

    • Lorenz Gallmetzer, giornalista, Vienna
    • George-Ciprian Lungu, studente ed esponente dei Giovani democratici, Bolzano
    • Sigmund Kripp, viticoltore biologico, già consigliere comunale, Parcines

     

  • Zur Folge - all'episodio


    Verfügbar auf - disponibile su:     
                  
    Spotify  ●  Apple Podcasts  ●  Youtube  ●  Castbox  ●  Amazon Music  ●  Audible  ●  Spreaker     


    Gesamte Serie - la serie completa:     

    In der Streitergasse - Die aktuelle Debatte auf SALTO

    I podcast di SALTO