Ungheria al bivio
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Domenica gli ungheresi tornano alle urne per un voto che, per peso politico, supera i confini del paese da 9,6 milioni di abitanti. Viktor Orbán, al potere dal 2010 e in corsa per un quinto mandato consecutivo, arriva all'appuntamento più difficile degli ultimi sedici anni: i sondaggi più recenti danno infatti in vantaggio il partito Tisza di Péter Magyar, ma con una quota ancora alta di indecisi, un forte radicamento di Fidesz nelle aree rurali e un sistema politico-istituzionale modellato a lungo sul potere del premier uscente. A rendere ancor più chiaro il carattere internazionale della partita è stata anche la visita a Budapest del vicepresidente statunitense JD Vance, sceso apertamente in campo per Orbán a pochi giorni dal voto.
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La paura, tra guerra o pace
Da qui che parte la nuova puntata della “Streitergasse” di SALTO. Il giornalista sudtirolese Lorenz Gallmetzer da Vienna osserva l’Ungheria come uno dei laboratori politici più influenti della destra europea - non tanto per il peso economico del paese, quanto per la capacità di Orbán di trasformarlo in un modello. “Ha trasformato il paese da una democrazia che conserva ancora la facciata dello stato democratico in una ‘democrazia illiberale’, che è già di per sé un nonsense”, osserva Gallmetzer. Il nodo non è solo il progressivo svuotamento dei contrappesi, ma il fatto che quel modello sia diventato un riferimento per una galassia più ampia: destre radicali, nazional-populismi, sovranismi europei e, oggi più che mai, l’asse politico che collega Budapest a Mosca e alla destra trumpiana.
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Gallmetzer ricostruisce anche la traiettoria personale di Orbán, passata dall’anti-comunismo liberale della fine degli anni Ottanta a un nazionalismo etnico sempre più aggressivo. In mezzo c‘è stata la costruzione di un sistema di potere fondato sul controllo delle istituzioni, sulla fedeltà oligarchica e sull’occupazione del discorso pubblico. Non è un caso che la campagna elettorale si giochi soprattutto sulla paura: prima i migranti, poi George Soros, oggi la guerra e l’Ucraina. “Il tema principale è diventato improvvisamente guerra o pace”, sintetizza Gallmetzer, mentre Magyar prova invece a battere su sanità, povertà, servizi pubblici e corruzione.
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Le ambiguità di Magyar
Secondo George Ciprian-Lungu, esponente dei Giovani Democratici altoatesini, la questione ungherese non riguarda solo l’Ungheria, ma tutta l’Europa centro-orientale in cui vivono consistenti minoranze magiare. È qui che, secondo lo studente, Orbán ha alimentato in questi anni un immaginario di “Grande Ungheria” impossibile da restaurare sul piano formale, ma continuamente evocato sul piano simbolico, culturale e politico. “Orbán ha voluto installare l’idea di una Grande Ungheria”, sostiene Lungu, richiamando le politiche rivolte oltreconfine e il peso identitario assunto da Transilvania, Slovacchia, Vojvodina e Transcarpazia nel racconto nazionalista di Budapest.
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Lungu invita poi a non leggere il possibile successo di Péter Magyar in modo ingenuo o salvifico. Il leader di Tisza, osserva, ha capito dove l’opposizione tradizionale ha fallito: non chiudersi nelle grandi città, ma andare nei villaggi dell’Ungheria rurale, laddove Orbán ha costruito il proprio blocco sociale e simbolico. Allo stesso tempo, Lungu vede nella figura di Magyar delle ambiguità, nei toni e nello stile politico, che riflettono la profondità dell’influenza di Orbán negli ultimi anni.
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L’orbánismo senza frontiere
Sigmund Kripp, che in Ungheria ha lavorato e investito come imprenditore, riporta un’esperienza concreta della “svolta illiberale”. Il suo racconto parte dal 1998, da un investimento in una tenuta vinicola a Tokaj, e arriva al primo vero campanello d’allarme: la scelta di dichiarare retroattivamente illegali determinati contratti di godimento fondiario. “Questa è una colpa mortale in un paese democratico e di diritto”, osserva Kripp, che insiste anche su un’altra ossessione: la nazione oltre i confini dello Stato. Il diritto di voto concesso agli ungheresi all’estero e le facilitazioni per studio e sanità, la continua evocazione di una comunità magiara transfrontaliera farebbero parte, nella sua lettura, di una strategia coerente del sistema orbániano.
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Il viticoltore Sigmund Kripp: negli anni Novanta ha fondato un’azienda frutticola in Slovacchia, nella parte ungherese, e dal 1998 al 2007 ha gestito una tenuta vinicola a Tokaj, in Ungheria. Dal 1999 al 2005 è stato membro del consiglio di sorveglianza di un’azienda privatizzata di circa 5.000 ettari a Szekszárd, in Ungheria. Foto: Bioland Südtirol -
Se Orbán dovesse rivincere ancora, per Kripp “sarebbe una catastrofe”; se invece vincesse Magyar, l’Ungheria resterebbe un paese conservatore, ma tornerebbe almeno a “partecipare normalmente al concerto europeo”. Ma “finché non vedrò i risultati davanti a me, non ci crederò”, sentenzia, mentre Lungu avverte che un eventuale nuovo governo si troverebbe contro una macchina di potere ancora capace di controllare procure, apparati e snodi decisivi della vita pubblica. Gallmetzer allarga infine la prospettiva – tra Bruxelles, Washington e Cremlino: la vittoria di Orbán avrebbe “conseguenze internazionali”, mentre la sua sconfitta priverebbe Putin di un alleato interno all’Unione e toglierebbe alla destra globale uno dei suoi esempi più celebrati.
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In questa puntata sono ospiti:
- Lorenz Gallmetzer, giornalista, Vienna
- George-Ciprian Lungu, studente ed esponente dei Giovani democratici, Bolzano
- Sigmund Kripp, viticoltore biologico, già consigliere comunale, Parcines
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Orban ha vietato la vendita…
Orban ha vietato la vendita delle terre ungheresi alle multinazionali,per questo kripp loconsidera una catastrofe.Magyar per mestiere aiuta proprio le multinazionali a comprarsi l Ungheria.Da presidente sarebbe una manna per il grande capitale.
Antwort auf Orban ha vietato la vendita… von franz
Das Problem war nicht das…
Das Problem war nicht das Verbot an sich. Das Problem war die Rückwirksamkeit! Sie zerstört in jedem Fall das Vertrauen der Investoren in ein Land. Wenn es nach vorne gerichtet ist, sagt man sich: ok, hier kann ich nicht investieren, passt. Wenn aber ein Investor die Investition schon getätigt hat, entspricht das rückwirkende Verbot einer Enteignung.
Und Ungarn hätte sich wahrhaft über Investitionen aus dem Ausland freuen können!
Das waren auch meistens keine „Multinationalen“, sondern Bauern und Winzer aus den Nachbarländern, in sehr kleinen Dimensionen. Es hätte eine Hektarbeschränkung auch eingesetzt werden können, alles kein Problem!
Die wirklich großen Flächen sind dann sofort in die Händer von Orbáns Freunden gegangen, die - oh Wunder - in wenigen Jahren vom Installateur zum Milliardär geworden sind!
DAS ist die Orbán-Politik, die auch den Menschen in Ungarn auf die Nerven geht! Denn auch Orbán lässt mit offenen Händen wirklich multinationale Firmen ins Land, weil Ungarn kaum originäre Industrieproduktion hat! (Handelsketten, Autobauer, Atomkraftwerkesbauer, etc.)
Nur zur Erinnerung: Wie viele Arbeitsplätze würden Südtirol fehlen, wenn es nicht ausländische Großinvestitionen gäbe? (Hoppe, GKN, Röchling, Würth, usw. usf.....)
Antwort auf Das Problem war nicht das… von Sigmund Kripp
Die Großinvestoren in Ungarn…
Die Großinvestoren in Ungarn sind unter anderen Chinesen welche Ihre Arbeitskräfte aus China, Indien und Pakistan mitbringen welche dann in Containerdörfern dahin vegitieren. Auch Daimler und Audi sind dort in den letzten Jahren sehr aktiv aber die Jobs sind im europäischen Vergleich unterbezahlt.
Hier ein aufschlussreicher Bericht dazu, leider hinter der pay wall
https://www.zeit.de/politik/ausland/2026-04/wahl-ungarn-viktor-orban-de…
„Dass mit den Fabriken eine Parallelgesellschaft aus Elenden und Superreichen entstanden ist, sorgt sichtbar für Ärger. Ende März klebten plötzlich Plakate unbekannten Ursprungs an Debrecens Bushaltestellen: chinesische Schriftzeichen neben den Gesichtern lokaler Fidesz-Kandidaten. Der Vorwurf dahinter war klar:“
Und weiter
„Hier um die Fabriken wird ein weiterer Widerspruch in Orbáns Wahlversprechen sichtbar: Er predigt “Ungarn den Ungarn„ und warnt vor gefährlicher Zuwanderung – doch ausgerechnet rund um die Akkufabriken spielt seine Migrationsfeindlichkeit plötzlich keine Rolle mehr. Statt der Zehntausenden versprochenen Jobs für Ungarn siedelte die Industrie in Debrecen Gastarbeiter aus China, Indien und den Philippinen an. Tausende Menschen, die abgeschottet in desolaten Zuständen leben und sich winzige Zimmer teilen. “
Antwort auf Die Großinvestoren in Ungarn… von Stefan S
Boese,sehr boese Chinesen…
Boese,sehr boese Chinesen,brave,sehr brave Europaeer.Und dann noch die Investoren,ein Segen fuer das Gemeinwohl,leider nur der Steuerparadiese.
Antwort auf Die Großinvestoren in Ungarn… von Stefan S
Das ist eines der…
Das ist eines der Hauptprobleme der ungarischen Wirtschaft: Sie ist zu wenig innovativ! Und so dient Ungarn in sehr großem Maße nur mehr als „verlängerte Werkbank“ ausländischer Konzerne! Allein bei den Autos sind es Audi, Opel, Suzuki, BYD, Mercedes, neuerdings auch BMW, so wie deren Zulieferer Bosch, Continental, ZF, Schaeffler und massive Investitionen in Batterieproduktion (CATL). Das Atomkraftwerk Paks II. wird von den Russen für ca. 13 Mrd. € errichtet und wird auf Jahrzehnte hinaus eine Kreditschuld an Russland bleiben.
Auch die Autobahnen wurden fast alle von der STRABAG gebaut.
Orbán vertreibt durch seine extrem nationalistische und korrupte Politik die Intelligenzija aus dem Land, die sich dann eben im Westen verdingt.
Antwort auf Orban ha vietato la vendita… von franz
Blödsinn: ORBAN hat sich…
Blödsinn: ORBAN hat sich Millionen Euromässig bereichert,er ist Putin in den A.......gekrochen,hat die EU VERRATEN an Russland ,hat von der EU ABKASSIERT,und immer wieder mit seinem VETO die Gelder an die Ukraine blockiert zu Gunsten Putins! Er hat le vendite delle terre nicht blockiert,er hat heimlich abkassiert! Sie scheinen wohl nichts kapiert zu haben,sorry!!!Jetzt ist Schluss mit Orban,che se ne vada in Russia con i suoi Milliardi rubati,spero che dio lo accompagni nel INFERNO!!!
Antwort auf Blödsinn: ORBAN hat sich… von Günther Alois …
Meinte natürlich FRANZ mit…
Meinte natürlich FRANZ mit meinem obigen Kommentar@
Antwort auf Meinte natürlich FRANZ mit… von Günther Alois …
Uau che rabbia,e che classe…
Uau che rabbia,e che classe..bipede implume(meine natuerlich G.Alois...)
„Il concerto europeo“…
„Il concerto europeo“.... Non so quale concerto vede il sig. Kripp; io in questi ultimi anni ho solo visto una Europa molto ma molto debole, con una von der Leyen e una Kallas totalmente incapaci e snobbate a livello internazionale. Una serie di pacchetti di sanzioni che hanno rovinato l’economia europea e un servilismo nei confronti degli USA e di Israele degno del miglior Fantozzi! In compenso pero' certe lobby hanno fatto affari d’oro a Bruxelles....
Gran bel concerto!
Ähnliche Diskussion im ORF…
Ähnliche Diskussion im ORF III:
https://on.orf.at/video/14318203/zur-sache-ungarn-waehlt-orbns-ende?fbc…
In Ungarn gibt es keine…
In Ungarn gibt es keine Boller um die Weihnachtsmärkte (bzw. die Bürger) zu schützen.
Bis jetzt.
Antwort auf In Ungarn gibt es keine… von Milo Tschurtsch
@Milo Tsch. Hier der…
@Milo Tsch. Hier der Originalartikel zu den Betonpollern in Budapest. „deepl“ Übersetzt ihn Ihnen...
https://www.blikk.hu/aktualis/krimi/budapest-karacsonyi-vasarok-biztons…
Antwort auf @Milo Tsch. Hier der… von Sigmund Kripp
Sorry Herr Kripp, meine…
Sorry Herr Kripp, meine Information stammt von Bekannten die selbst Weihnachtsmärkte in kleineren Städten besucht haben, wo höchstens ein oder zwei Polizeifahrzeuge am Eingang geparkt waren.
Budapest mag anders sein.
Von Problem mit Taschendieben haben diese auch berichtet, nicht aber von einer Terrorgefahr.
Antwort auf Sorry Herr Kripp, meine… von Milo Tschurtsch
Ja, in Partschins haben wir…
Ja, in Partschins haben wir am Weihnachtsmarkt auch keine Poller...
Antwort auf Sorry Herr Kripp, meine… von Milo Tschurtsch
„Meine Informationen stammen…
„Meine Informationen stammen von Bekannten...“ ist ja wirklich eine tolle Quelle. In Deutschland hat es zwei Amokfahrten gegeben, in Berlin und Magdeburg. Kleinstädte sind für Terroristen kein Ziel. Abgesehen von der Tatsache, dass bspw. der Anschlag in Magdeburg laut Polizeibehörde wohl islamfeindlich motiviert war.
Vielleicht hören wir einmal…
Vielleicht hören wir einmal eine etwas andere journalistische Meinung als der übliche Einheitsbrei im Blätterwald :
https://www.youtube.com/watch?v=3rxsthj-yRk&t=581s
Zu Orban und die illiberalen Demokratie, über die ungarische Wirtschaft usw. ab Minute 11.30 .
Aber auch in den ersten 10 Minuten wird mit dem Einheitsjournalismus abgerechnet. Hörenswert.
Antwort auf Vielleicht hören wir einmal… von Milo Tschurtsch
Wen interessieren Meinungen?…
Wen interessieren Meinungen? Herr Köppel sollte als Journalist das tun, was er vom ÖRR fordert, Fakten aufzählen, und diese für sich sprechen lassen. Da finde ich aber leider so gut wie gar nichts, und das müsste eigentlich jedem so gehen.
Und noch was zu den Pöllern, bei Ihrem Kommentar sieht man gut was Meinung ist, und beim Kommentar von Herrn Krippe was Fakt ist.
Antwort auf Vielleicht hören wir einmal… von Milo Tschurtsch
Es ist schon auffällig, dass…
Es ist schon auffällig, dass Sie als Quelle immer rechte bis rechtsextreme Quellen heranziehen. Köppel ha sich schon lange von der Realität verabschiedet.
Antwort auf Vielleicht hören wir einmal… von Milo Tschurtsch
Und was hat nun diese …
Und was hat nun diese „journalistische Meinung“ mit der Wirklichkeit zu tun?
Gerade mal soviel, wie Trumps Meinung, man habe ihm die Wahl gestohlen.
Die MEINUNG, die Erde sei eine Scheibe, ist eben ein Fake, falsch, Unsinn, fehlende Bildung, mangelndes Urteilsvermögen - oder schlichtweg: GLAUBE an die falschen Propheten.
Antwort auf Vielleicht hören wir einmal… von Milo Tschurtsch
„Einheitsjournalismus “…
„Einheitsjournalismus “ finden Sie in China, in Putin-Russland, in Orban-Ungarn, in der Erdogan-Türkei und bald in Trump-Amerika.
Da haben Sie ein gutes Stichwort geliefert: „Einheitsjournalismus“ - dagegen: mehr Vielfalt als in westlichen Demokratien finden Sie nirgends.
Die unterschiedlichen …
Die unterschiedlichen journalistischen Ansichten sind aber Köppels Thema hier.
Aber hey, verschiedenen Meinungen, der Austausch, der demokratische Diskurs , die andere Sicht auf die Dinge .........................usw. interessieren natürlich niemanden mehr. Die vorgegebene EinheitsMEINUNG im Blätterwald genügt heutzutage.
Antwort auf Die unterschiedlichen … von Milo Tschurtsch
Fakten spielen bei Ihnen…
Fakten spielen bei Ihnen eben nie eine Rolle; dass die Erde zB. eine Kugel ist, ist keine „vorgegebene Einheitsmeinung“, sonder Fakt, und alle anderen „verschiedenen Meinungen“ (Scheibe, Hohlkugel...) sind eben Quatsch - so ist es mit Meinungen, die Fakten ignorieren - sie sind falsch, Fakes, Quatsch.
Zudem scheint Ihre Vorliebe bei Politikern umso mehr zuzunehmen, je demokratiefeindlicher, autoritärer und korrupter diese sind -
wie kommt man zu solcher (vorgegebenen) Meinung?
Antwort auf Fakten spielen bei Ihnen… von Peter Gasser
Hohlkugel ......der war gut …
Hohlkugel ......der war gut !
Aber Sie kennen natürlich die „Fakten“ über Orban und Ungarn genau.
Interpretationsspielräume gibt es natürlich keine; aber keine Sorge, die Wähler werden es richten, wie immer es auch ausgeht.
Antwort auf Hohlkugel ......der war gut … von Milo Tschurtsch
"„Fakten“ über Orban und…
"„Fakten“ über Orban und Ungarn genau."
Ja die sind bekannt. Werden auch in meinem verlinkten Artikel direkt vor Ort von verschiedenen interviewten Ungarn deutlich aufgezeigt. Ihre Ignoranz dazu ist schon bemerkenswert.
Antwort auf Die unterschiedlichen … von Milo Tschurtsch
Mich interessieren Themen…
Mich interessieren Themen wie Austausch, demokratischer Diskurs, und andere Sicht auf die Dinge sehr, und Sie anscheinend auch. Aber wie wollen Sie mit mir diskutieren, wenn ich Ihre Aussagen mit „Das ist eine Lüge“ abtue, wie es Köppel hier tut.
Antwort auf Mich interessieren Themen… von Manfred Gasser
Ma vi e chiaro che se perde…
Ma vi e chiaro che se perde Orban vince Magyar?Ma qualcuno oltre me si e fatto la briga di informarsi sul tanto ossanato magyar?Almeno il libro(pieno anche di petegolezzi )della sua ex compagna .