La liberazione, una festa di tutti
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In occasione delle celebrazioni ufficiali del 25 aprile a Bolzano, presso il muro del Lager, il presidente Kompatscher, riaffermando l’importanza della ricorrenza che celebra la sconfitta del nazifascismo, si è detto dispiaciuto che la festività sia ancora poco sentita dai concittadini di lingua tedesca.
Parole importanti quelle pronunciate da Arno Kompatscher che non ha usato mezzi termini nell’affermare che la liberazione ha segnato anche per l’Alto Adige l’inizio di una nuova storia, quella che avrebbe condotto allo Statuto di Autonomia, modello virtuoso di convivenza tra gruppi linguistici diversi.
Come si spiega dunque questa freddezza dei sudtirolesi verso il 25 aprile?
Senza la sconfitta del nazifascismo i destini dei sudtirolesi sarebbero stati quelli del patto Hitler Mussolini che gli optanti avevano dolorosamente incominciato a conoscere.
La liberazione ha segnato invece la nascita della Repubblica, la stesura della Costituzione con l’articolo 6 che recita “ La repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche” fornendo le basi giuridiche per lo Statuto che ha dato attuazione all’accordo De Gasperi Gruber. Come si spiega dunque questa freddezza dei sudtirolesi verso il 25 aprile?
Non è l’atteggiamento ideologico di chi non riconosce la resistenza come valore fondante della Repubblica, è l’atteggiamento di chi non riconosce quella storia come la propria perché è la storia degli altri, “degli italiani”.
I sudtirolesi, crollato l’impero austro ungarico, negli anni venti del secolo scorso si erano ritrovati schiacciati da un regime che voleva annullare la loro identità privandoli della lingua, delle tradizioni, finanche dei loro stessi nomi. Gli italiani vennero identificati con l‘ invasore prevaricatore senza distinzione tra fidi esecutori del regime e popolo tanto che la reggenza del Gauleiter Hofer tra il settembre ’43 e l’aprile ‘45 venne salutata, anche da chi non aveva simpatie naziste, con il favore di chi riconosce come uguale chi parla la propria stessa lingua.
Se la resistenza, il referendum del 2 giugno e la nascita della Repubblica hanno solo lambito la popolazione sudtirolese, il recupero delle tradizioni e delle proprie radici storiche sono state invece il pane quotidiano per ricostruire quella identità che il fascismo aveva voluto annullare.
Conoscere e riconoscere le analogie delle nostre storie crea empatia, crea comunità.
E così, quasi per inerzia, italiani, ladini, tedeschi, siamo cresciuti gli uni accanto agli altri frequentando ciascuno la propria storia, le proprie tradizioni senza riconoscere quel filo rosso che ci lega e ci ha garantito 80 anni di pacifica convivenza.
La tripartizione del sistema scolastico ha contribuito all’indifferente nebeneinanderleben marginalizzando da una parte lo studio della storia locale ed enfatizzando dall’altra l’Heimatkunde.
Se non sai che il fascismo è stato ugualmente vessatorio per il tuo vicino ed il tuo vicino non riconosce nei soprusi di cui sei stato vittima una delle facce del regime che in altri luoghi aveva vessato i propri genitori, i propri nonni, difficilmente sentirai il 25 aprile non solo una data da celebrare ma il ritorno della libertà.
Le storie superano la barriera del razionale, risvegliano emozioni, permettono l‘ immedesimazione abbattendo muri e resistenze inconsce ed arcaiche.
Conoscere e riconoscere le analogie delle nostre storie, conoscere la “piccola storia” di donne, uomini, bambini e bambine cui è stata conculcata la libertà crea empatia, crea comunità.
Da insegnante di italiano L2 nella scuola tedesca so quale strumento formidabile sia la letteratura per costruire un immaginario comune. Le storie superano la barriera del razionale, risvegliano emozioni, permettono l’ immedesimazione abbattendo muri e resistenze inconsce ed arcaiche.
Questo è il lavoro silenzioso e paziente di tessitura che il civismo è chiamato a fare, raccogliere storie, incrociarle, ciascuno con la propria storia da intrecciare a quella dell’altro fino a farle diventare la STORIA in cui tutti ci riconosciamo.
Ed è questo che Merano ha voluto fare: accanto alle celebrazioni ufficiali c‘è stato lo spazio per i racconti, per la festa, per la musica.
Ed è questo che Merano ha voluto fare il 25 aprile, dove accanto alle celebrazioni ufficiali, c’è stato lo spazio per i racconti, per la festa, per la musica.
La liberazione si è fatta la festa di tutte e tutti, è diventata memoria viva, si è calata nel presente a difendere, oggi come ieri, la libertà, la dignità, la giustizia, la diversità ovunque venga calpestata.
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Sie sollten lesen lernen. Ich habe die Zeit vor und nach dem Zweiten Weltkrieg nicht auf die gleiche Ebene gestellt. Vor dem Krieg hatten wir eine lange faschistische und eine kurze nationalsozialistische Epoche. Nach dem Zweiten Weltkrieg folgte die faschistoide Epoche, in der unsere antifaschistischen und antinationalsozialistischen Widerstandskämpfer verfolgt und ins Gefängnis geworfen wurden. Erfolg hatten nur jene, die sich in bewährter Art mit den neuen Verhältnissen zu arrangieren wussten. Im Grunde hat sich bis heute nicht viel geändert. .
Bisognerebbe comunque…
Bisognerebbe comunque aggiungere che la liberazione è avvenuta grazie ai 90 mila morti di soldati americani. Ok i partigiani hanno sicuramente collaborato (i 6000 morti sono state senz’altro persone molto coraggiose), ma non si può dire che la liberazione è avvenuta grazie a loro. Anzi, dati alla mano, si può affermare che sarebbe avvenuta anche senza di loro.
E la resistenza è nata non tanto dall’insurrezione del popolo contro il fascismo o la dittatura, ma come reazione in seguito ai pesantissimi bombardamenti delle città italiane che causaroni tantissimi morti civili.
Inoltre la Liberazione non si concluse il 25 aprile a Milano come da narrazione ufficiale, ma l’ultima battaglia tra alleati e tedeschi fu combattuta nel comune di San Pietro in Cerro, nel piacentino, tra il 27 e 28 aprile, luogo in cui il regista americano John Houston girò dei filmati, che però erano così duri che gli Alti comandi americani decisero di non diffonderli, se non in versione edulcorata.
Una celebrazione più o meno pomposa di un evento non garantisce la comprensione della storia, né serve a prevenire altre aggressioni. Anzi in casi come quello della Russia ad esempio la vittoria nella 2a guerra mondiale viene usata per incitare al patriottismo e all’aggressione in territori vicini.
Antwort auf Bisognerebbe comunque… von Evelin Grenier
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Es waren nicht nur US-Amerikaner, sondern auch Exil-Polen, Neuseeländer (die ihre Maori-Kämpfer skrupellos in den Tod schickten), Engländer und Brasilianer (wer vergessen wurde, möge mir verzeihen), die das faschistische Regime in Italien beendet und die Nationalsozialisten aus Italien vertrieben haben. Ein wenig haben auch die Italiener selber dazu beigetragen, um sich dann in Südtirol als die neuen Faschisten aufzuspielen.
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Es fehlt Ihnen offenbar am grundsätzlichen Verständnis. Befreit wurde Italien von der Diktatur (gerade in Südtirol hat diese arg gewütet, weshalb der Fall des Faschismus eigentlich schon als Lichtblick gelten sollte), aber Italien ist dabei immer Italien geblieben und die Trikolore ist ja kein Monopol des Faschismus gewesen.
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Antwort auf Die Vereinbarung mit den… von laurin B.
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Stattdessen hat man die Verwaltung an die faschistoiden Partisanen übergeben, die sich rechtzeitig mit der SS verbündet haben. Das ist die Geschichte der angeblichen Befreiung, die wir auch noch feiern sollten. Schön dumm wären wir.
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