“Non si è stranieri a casa propria”
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Abbonati ora a S+Una cerimonia, due presidenti – o forse tre, se si conta Arno Kompatscher a fare gli onori di casa, per celebrare la giornata dell’Autonomia a ottant’anni dalla firma dell’Accordo Degasperi-Gruber a Parigi, il 5 settembre 1946. Al Kursaal di Merano, davanti a circa quattrocento invitati, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il presidente federale austriaco Alexander Van der Bellen hanno ricevuto stamane dalle mani del Landeshauptmann il Grand’Ordine di merito della Provincia autonoma di Bolzano. Una scena abbastanza insolita, quella che ha visto il governatore regionale “premiare” le massime cariche dei due paesi europei. Ma il Sudtirolo politico-istituzionale, si sa, punta sempre più in alto.
Nonostante gli inni nazionali e “l’inno alla gioia” suonati dalla meravigliosa Orchestra Haydn con il violinista Julian Kainrath, un folto pubblico di politici e personalità locali, ovvero di uomini in rigoroso abito blu spezzato solo dalle assessore provinciali in costume tipico – Ulli Mair e Rosmarie Pamer – la cerimonia si è trascinata in maniera abbastanza monocorde, senza particolari sorprese nel cerimoniale e senza eccessi di festosità. Come se festeggiare l’Autonomia, tutto sommato, fosse scontato e non meritasse alcun particolare trasporto emotivo. Assente, inoltre, tutta l’opposizione di destra, secondo cui non ci sarebbe “nulla da festeggiare”. E così sono stati soprattutto gli interventi dei due capi di Stato a ravvivare la platea.
Dalla delusione al modello “globale”
Il presidente della Provincia ha aperto ricordando “l’alto significato” della presenza congiunta di Mattarella e Van der Bellen – dopodiché ha ricostruito quanto l’Accordo di Parigi fosse stato, all’epoca, una delusione per i sudtirolesi. Lo sperato e richiesto ritorno all’Austria non c’era stato, e perciò la delegazione austriaca aveva lavorato “a ogni virgola” per rendere il compromesso meno doloroso e lasciare almeno uno spiraglio a evoluzioni future. “L’accordo non convinse nessuno”, ha proseguito Kompatscher, e Karl Gruber fu accusato in patria di essere un traditore. Il primo Statuto del 1948, con l’Alto Adige incastonato nella Regione a maggioranza italiana, consolidò quella delusione: da lì il “Los von Trient” di Silvius Magnago nel 1957, la frustrazione crescente, la Notte dei fuochi del 1961, gli attentati.
Eppure, ha osservato il presidente, fu proprio quell’accordo tanto malvisto a consentire all’Austria – con Bruno Kreisky – di portare la questione altoatesina alle Nazioni Unite nel 1960. Dal ricorso all’Onu discesero i negoziati bilaterali tra Roma e Vienna, “lunghi e faticosi”, e infine il Pacchetto approvato nel 1969 “in questa sala”, il secondo Statuto del 1972, le norme di attuazione, fino al 1992 quando Giulio Andreotti dichiarò attuato il Pacchetto aprendo la strada alla quietanza liberatoria. “L’accordo di Parigi, inizialmente sottovalutato, conteneva già le linee guida”: la parità linguistica, l’insegnamento nella lingua madre, la concessione di poteri legislativi e amministrativi autonomi, il ripristino dei cognomi italianizzati dal fascismo, il riacquisto della cittadinanza italiana per i rioptanti.
Sul presente, Kompatscher ha rivendicato il successo economico – “da una povera regione alpina a territorio che oggi contribuisce al risanamento dei conti dello Stato come contribuente netto”, dall’Accordo di Milano al Patto di garanzia siglato con il governo di Matteo Renzi – ricordando che “Autonomia per noi significa responsabilità”. Riguardo alla riforma dello Statuto voluta dal governo Meloni per il “ripristino degli standard di autonomia erosi dopo il 1992”, il Landeshauptmann ha ringraziato esplicitamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Roberto Calderoli “per aver mantenuto la promessa”. Lo scambio di note con Vienna che ha accompagnato la riforma, ha aggiunto, “costituisce un’ulteriore prova” dell’ancoraggio internazionale dell’Autonomia.
Kompatscher ha evocato, ancora una volta, il progetto del “centro di cooperazione per la tutela globale delle minoranze” a Bolzano.
“Sono fiducioso che questo accordo riuscirà a tutelare l’autonomia”, con identità che “gettano ponti”, l’integrazione europea che consente di “superare ciò che ci divide” e di costruire, nell’Euregio, “una piccola Europa all’interno dell’Europa”. Kompatscher ha evocato, ancora una volta, il progetto del “centro di cooperazione per la tutela globale delle minoranze” a Bolzano. L’Autonomia “è un successo non piovuto dal cielo”, ma il risultato di negoziati tenaci, di fiducia nello Stato di diritto, nel diritto internazionale, nella diplomazia.
“Die deutsche Sprache ist keine leichte Sprache”
Nella laudatio, Kompatscher ha descritto Van der Bellen come un “europeista convinto” e ha ricordato la biografia che lo lega all’Euregio. Nato a Vienna nel 1944 da madre estone e padre russo di origine olandese, ha trovato casa in Tirolo, nella Kaunertal. Il rapporto di fiducia tra Vienna e Roma – e quello personale tra i due presidenti – è secondo Kompatscher uno dei motivi per cui la prassi dell'intesa bilaterale sulle modifiche allo Statuto è diventata “naturale”.
Van der Bellen ha risposto in tedesco con incursioni in italiano (“signore e signori”), dicendosi “commosso”. “A uno della Kaunertal il Sudtirolo sta inevitabilmente a cuore”, ha sottolineato, ringraziando “l’amico Mattarella” e accettando l’onorificenza “anche a nome degli austriaci che si sono battuti per questa terra”. Alla firma di Parigi aveva “due anni e mezzo, nessun ricordo”, ha poi scherzato, aggiungendo: “La collaborazione tra Italia e Austria non era sempre come oggi, tragicamente non sempre senza violenze. Ma alla fine si è sviluppata”. Il merito, ha detto, è di statisti come Gruber e De Gasperi che “trovarono il coraggio di esplorare nuove vie”, ma anche dei sudtirolesi di tutti i gruppi linguistici che, “attraversando decenni di tensioni”, hanno tenuto ferma la convivenza quotidiana.
“Il Sudtirolo non è più un oggetto di contesa tra Italia e Austria, ma un legame che unisce i nostri popoli”, ha affermato il presidente federale. Un passaggio è stato dedicato al multilateralismo: “A chi oggi mette in dubbio il valore aggiunto delle organizzazioni internazionali consiglio uno sguardo alla storia del Sudtirolo”. Con questo esempio, ha aggiunto Van der Bellen, l’Austria continuerà a battersi per la tutela delle minoranze anche in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
“A chi oggi mette in dubbio il valore aggiunto delle organizzazioni internazionali consiglio uno sguardo alla storia del Sudtirolo”
Quanto al futuro “se vogliamo che questa storia di successo continui anche nei prossimi ottant’anni, dobbiamo restare aperti al dialogo e al compromesso, e continuare a plasmare l’autonomia insieme”. L’Austria, ha assicurato, eserciterà la propria funzione di tutela “in modo responsabile e costruttivo”, in dialogo con “i nostri partner e amici a Roma”. Van der Bellen incespica per un attimo con le parole del discorso – “la lingua tedesca non è una lingua facile” – e infine il congedo in quattro lingue, tedesco, italiano, ladino badioto e gardenese: “Gratuliere olle, grazie mille, giulan, de gra”.
La “lista della spesa”
La laudatio di Kompatscher per Mattarella è stata ancor più dettagliata, mostrando riconoscenza per quanto fatto per il Sudtirolo già prima dell’elezione al Quirinale. Il Landeshauptmann ha ricordato l’elezione nel 2001 alla Camera nella circoscrizione Trentino-Alto Adige: con Dario Franceschini e Gianclaudio Bressa fu “uno dei principali sostenitori dell’autonomia” e si oppose “in modo esplicito e veemente”, nella Bicamerale del 1997, all’abolizione delle autonomie speciali. Da vicepresidente del Consiglio nel governo D’Alema I rese possibile la cessione gratuita alla Provincia di 2.500 immobili, “mentre al momento della conclusione del Pacchetto ne erano stati promessi solo 11”. E fu “soprattutto grazie a lui” che sulle concessioni idroelettriche l’Alto Adige ottenne la competenza ad assegnarle.
Da capo dello Stato, ha aggiunto, Mattarella “non si stanca mai” di ricordare che l’autonomia, oltre a un obbligo di diritto internazionale, è attuazione degli articoli della Costituzione – come l’articolo 3 sull’uguaglianza – ed è stato “garante” anche della legge costituzionale sull’autonomia. Due i gesti citati come segno di una “particolare sensibilità nei confronti dello stato d’animo della minoranza” sono l’omaggio alla stele di Franz Innerhofer, l’insegnante ucciso dai fascisti a Bolzano nel 1921, e la grazia concessa a Heinrich Oberleiter, l’ultimo dei “Pusterer Buam”. E infine un accenno alle “meritate vacanze” che il presidente trascorre regolarmente in Sudtirolo. “Grazie di tutto, signor presidente”, ha concluso Kompatscher.
“80 anni della Repubblica e dell’Autonomia”
Solenne e denso di riferimenti alla storia del Sudtirolo è stato l’intervento di Mattarella, che ha aperto con un saluto “caloroso” a Van der Bellen, rivendicando “un rapporto consolidato di stima e di sincera, personale amicizia”. L’Accordo di Parigi “coincide con gli ottant’anni della Repubblica italiana”: l’intesa fu “il risultato della lungimirante volontà di due statisti” che seppero individuare “una soluzione innovativa e coraggiosa”, “non un banale compromesso, bensì un modello che viene tuttora invocato in Europa in situazioni di difficile composizione”.
Nel cuore del suo intervento, Mattarella ha ricordato che l’accordo interveniva su territori contesi nella Prima guerra mondiale poi oggetto delle “gravi politiche etniche forzate da parte del fascismo e del nazismo”, fino alle opzioni del 1939 che prevedevano l’emigrazione in Germania dei cittadini di cultura tedesca. “La pretesa era quella di fare arbitrariamente coincidere confini geo-politici e confini etnici, condizionando i diritti dei cittadini alla identità culturale di cui erano portatori”. Le due giovani Repubbliche vollero invece “affermare un principio opposto”, poi scolpito nell’articolo 3 della Costituzione: “Non si è ‘allogeni’, stranieri a casa propria”.
“La pretesa era quella di fare arbitrariamente coincidere confini geo-politici e confini etnici, condizionando i diritti dei cittadini alla identità culturale di cui erano portatori”.
Mattarella ha poi ricordato la legislazione del febbraio 1948 sulle riopzioni, che restituì “l’autentica consistenza numerica” al gruppo tedesco (“conferma che il trasferimento verso il Reich non era stata aspirazione delle popolazioni di questa terra”) e che, nel contesto dell’occupazione alleata di Germania e Austria, evitò agli optanti “una sorta di limbo senza cittadinanza”. Questi territori, ha detto, “furono preservati” da quella “riallocazione forzata” che in Europa colpì circa 20 milioni di persone – polacchi, tedeschi, ungheresi, cechi, slovacchi – e che riguardò anche l’Italia “con il doloroso esodo delle popolazioni giuliano-dalmate”.
Superata “l’odiosa pulizia etnica attuata con le opzioni”, il percorso autonomistico è stato per Mattarella “la vittoria della diplomazia sulle contrapposizioni, dei valori democratici sulla forza”, della società civile e delle “forze politiche antifasciste e antinaziste” che lavorarono a una soluzione pacifica. Due i nomi ricordati “con riconoscenza”: Silvius Magnago e Alcide Berloffa. Ne è derivato un modello “internazionalmente apprezzato” che fa oggi dell’Alto Adige/Südtirol (nominato nella dizione bilingue) “un esempio di convivenza”.
“Fu una vittoria della diplomazia sulla forza. Le forze antifasciste si adoperarono per una soluzione pacifica e costruttiva. Ricordo con riconoscenza l’azione di Silvius Magnago e Alcide Berloffa”.
Il finale è stato, inevitabilmente, europeista. L’ingresso dell’Austria nell’Unione nel 1995, coincidente con il trattato di Schengen, ha aperto “una fase nuova di spazio comune” e la scelta di costruire insieme l’UE “sancisce in modo netto il rifiuto delle ideologie totalitarie”. I confini, “come già auspicava lo stesso De Gasperi”, sono diventati “punti di incontro”. L’autonomia è “un patrimonio condiviso, prezioso per i nostri due Paesi e per l’Europa”, da salvaguardare “come dimostrato anche dalla recente legge costituzionale”. E la chiusura, in due lingue come Van der Bellen: “La Repubblica è riconoscente alle popolazioni di queste terre. Vi ringrazio. Vielen Dank”.
Il senatore di Firenze
In prima fila nel pubblico, a sorpresa, anche l’ex presidente del Consiglio e ora senatore Matteo Renzi, che a margine ha ripreso proprio il filo di Kompatscher: “Un accordo che all’inizio era stato mal visto, ma che ha permesso 80 anni di pace, con tanti elementi di frizione diplomatica, e che ha portato la pace e il benessere. Un giorno di festa per l’Alto Adige, per l’Italia, per l’Austria, per l’Europa”. Renzi ha ricordato che dieci anni fa, da premier, “lanciammo la proposta della soluzione altoatesina” per i territori contesi tra Ucraina e Russia: “Mi piacerebbe pensare che sia ancora l’unica possibilità per individuare una pace anche oggi”.
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Ein starkes Symbol – aber…
Ein starkes Symbol – aber Autonomie ist kein Selbstzweck👏 Gratulation an die Staatspräsidenten Sergio Mattarella und Alexander Van der Bellen zur Verleihung des Großen Verdienstordens des Landes Südtirol!
Es war ein historischer Festakt im Meraner Kurhaus, bei dem eigentlich nur noch die UN-Flagge fehlte, um die wahre, völkerrechtliche Dimension dieses Tages zu unterstreichen.
👂 Damals wie heute gilt: Südtirol will und muss gehört werden.
Solange wir im Alltag noch über die (fehlende) Umsetzung der Schutzrechte klagen und streiten, zeigt sich, dass dieses Abkommen weit mehr ist als ein bloßes Schriftdenkmal, dem man einmal im Jahr rituell gedenkt.
🇺🇳 Der Pariser Vertrag ist kein römisches Zugeständnis und kein bloßer „Zettl“, sondern bindendes Völkerrecht und integraler Bestandteil des Pariser Friedensvertrages von 1947!
Die Realität zeigt jedoch, dass bei der Umsetzung der Schutzrechte und in der Selbstverwaltung noch immer eine gewaltige Lücke klafft.
Der Festakt darf kein symbolisches Händeschütteln bleiben.
Um Südtirols Schutzrechte zukunftsfähig zu machen, braucht es im Geiste von Bruno Kreisky und Giuseppe Saragat endlich ein internationales Minderheiten-Monitoring sowie eine Mediation- und Schiedsstelle. Nur so lassen sich die Rechte in diesem dynamischen Prozess rechtlich absichern und weiterentwickeln. Mattarellas Staatsversprechen „Non si è stranieri a casa propria“ muss Rechtsrealität werden. Nur so kann Südtirol wirklich zu dem „Europa im Kleinen“ werden, von dem der Landeshauptmann spricht.
Hier muss natürlich auch Wien seine völkerrechtliche Pflicht als Schutzmacht aktiv wahrnehmen und seiner historischen Verantwortung nachkommen.
🛑 Die Fakten im Überblick:
🇺🇳 Die Schutzstandards sind international abgesichert.
🇮🇹 Italien darf sie nicht einseitig aushöhlen.🇦🇹 Wien darf seine Verantwortung nicht verwässern.
🇵🇱 Südtirol braucht eine klare parlamentarische Stimme, um die Minderheit vor Schaden durch einseitige Abänderungen zu schützen – wie aktuell ganz konkret bei der Paketmaßnahme 111.🇦🇹 Österreich muss seine Schutzmachtrolle ernst nehmen.
🇵🇱 Südtirol muss ein gemeinsames Herzensanliegen bleiben❣️
Kompatscher naturalmente…
Kompatscher naturalmente spera che della sua riforma dell`autonomia un giorno si dica come del accordo si Parigi: Un accordo inizialmente misconosciuto e addiritura osteggiato ma che successivamente si e`rivelato carta vincente.
Ma a prescindere, la festa e`stata molto bella.