Politica | Il premio

Ugolini è personalità politica dell'anno

A Gottfried Ugolini il riconoscimento per il 2025 della Società di Scienza Politica dell’Alto Adige. Premiato l'impegno per l'elaborazione dei casi di abusi nella Chiesa.
Gottfried Ugolini
Foto: Società di Scienza Politica
  • Presso lo Studio teologico accademico di Bressanone, ieri (31 marzo) la Società di Scienza Politica dell’Alto Adige ha conferito a Gottfried Ugolini il riconoscimento di “Personalità politica dell’anno 2025”. Un premio assegnato per il suo impegno pluriennale nell’elaborazione e nella prevenzione della violenza sessualizzata nella diocesi di Bolzano-Bressanone, ma anche per una concezione della politica che, come sottolineano le co-presidenti della Società di Scienza Politica dell’Alto Adige, Elisabeth Alber e Alice Engl, “va oltre il potere istituzionale, ponendo al centro la responsabilità, la trasparenza e la tutela dei diritti fondamentali”.

  • Le motivazioni

    Nelle motivazioni si richiama il lavoro portato avanti da Ugolini da oltre quindici anni sul tema dell’abuso istituzionale, prima come referente per la prevenzione e poi come responsabile di processi centrali di elaborazione, contribuendo in modo decisivo a creare strutture adeguate e a far riconoscere l’abuso come problema strutturale. 

    In particolare, con il progetto “Il coraggio di guardare” è stato avviato per la prima volta in una diocesi italiana un processo complessivo di elaborazione accompagnato da soggetti esterni, capace di attirare attenzione anche oltre il contesto regionale e di fissare nuovi standard nel rapporto con la responsabilità istituzionale.  

    L’elaborazione, si sottolinea, non è stata priva di conflitti, tra decisioni contestate, competenze messe in discussione e dipendenze istituzionali rese evidenti. Proprio il fatto che Ugolini abbia riconosciuto questi limiti e ne abbia tratto le conseguenze viene letto come parte del significato politico del suo operato, fondato sulla capacità di apprendere, sulla riflessione e sull’assunzione di responsabilità.

  • Foto: Società di Scienza Politica
  • Nel suo intervento di ringraziamento Gottfried Ugolini ha detto di aver vissuto la scelta di una personalità della Chiesa come “un fulmine a ciel sereno”: “Il premio va alle persone coinvolte, che non hanno avuto voce nella Chiesa e nella società. È stato un tabù, e lo è ancora”. 

     

    “Il premio è un riconoscimento al lavoro, è un segno politico.”

     

    Ripercorrendo questi anni, ha ricordato l’avvio nel 2010 dell‘Ombudsstelle e il lavoro costruito insieme a professionisti competenti, instaurando il necessario “clima di fiducia” che ha permesso a molte persone di “superare la vergogna e trovare il coraggio”. “I passati 16 anni sono stati di apprendimento”, ha spiegato, ricordando che in ogni lavoro pionieristico possono esserci “battute d’arresto”. Il punto, per Ugolini, resta però fermo: “La prevenzione funziona solo se c’è un’elaborazione. La prevenzione è cosmetica se non c'è un grande lavoro dietro”. Per questo ha insistito sul fatto che, “nonostante tutti gli errori”, il lavoro del comitato tecnico consultivo e del gruppo di coordinamento debba continuare. Il premio, ha aggiunto, “è un riconoscimento al lavoro, è un segno politico”.

  • Foto: SALTO/Val
  • Ugolini ha ringraziato il vescovo Ivo Muser, il vicario generale Eugen Runggaldier – presente alla consegna – e anche la politica provinciale, citando il percorso in Consiglio provinciale per una futura struttura provinciale dedicata. “Non c'è nessun passo indietro, ma solo ulteriore lavoro, ulteriore sviluppo”, ha detto. E ricorrendo a un proverbio africano – “Per crescere un bambino, serve un intero paese” – ha allargato il discorso oltre la diocesi: “Siamo tutti tenuti ad assumerci la responsabilità”, ha sottolineato, evocando una scena esemplare: una tavola, una persona che prova a raccontare, e qualcun altro che interrompe con un “Lascia perdere queste vecchie storie”. È proprio lì, ha spiegato, che deve inserirsi chi dice stop, chi rende possibile che se ne parli.

  • Guardare al passato, pensare il futuro

    La parte più intensa della serata è arrivata con la tavola rotonda. Roland Angerer, vittima di abusi, ha preso la parola in prima persona: “Tutto ciò che dirò appartiene a me”. Ha parlato di ferite “visibili” e “latenti”, della vergogna che da giovane gli aveva impedito di parlare e della decisione presa sette anni fa di guardare dentro di sé. “È stato possibile grazie alla Ombudsstelle diocesana e in Ugolini ho trovato una via”, ha detto, ricordando anche il sostegno ricevuto da una traumatologa: “Mi ha fatto bene”. Nel suo intervento sono tornate due frasi che hanno assunto il valore di un manifesto personale: “Tutto ha la sua ora” e “ho sempre la scelta”. Poi, rivolgendosi direttamente a Ugolini, ha aggiunto: “Grazie che mi hai fatto questo regalo”. E infine il suo messaggio agli altri: l’augurio “che tutti quelli che sono combattuti, divisi” trovino il coraggio di farsi avanti.

  • La parola alle persone coinvolte: (da sx) Gottfried Ugolini con Roland Angerer. Foto: SALTO/Val
  • A raccogliere quel filo è stata Maria Sparber, Ombudsfrau per i casi di abuso all’interno della diocesi di Bolzano-Bressanone e successora di Karl Palla dal 2018. Sparber ha ribadito il ruolo pionieristico della struttura diocesana con “la prima Ombudsstelle in Italia”. Ha insistito su due parole chiave, “chiarezza e trasparenza”, spiegando che cosa debba essere concretamente un ufficio di questo tipo: “Un luogo per raccontare le esperienze, dove si venga ascoltati e presi sul serio in un ambiente protetto” in quanto l’obiettivo è che le persone vengano ascoltate davvero e che “si ridia giustizia a ciò che è stato detto”. Non esiste un solo percorso: “A volte basta un incontro, a volte serve una terapia per rielaborare, alcune persone vogliono solo che la Chiesa sappia cosa è accaduto, che la struttura, i responsabili lo sappiano”. Per questo, ha aggiunto ancora, è decisivo “che la diocesi prenda sul serio”. Rivolta a Ugolini, ha riconosciuto: “Ho imparato molto da te”, soprattutto il concentrarsi sulle persone coinvolte e il rispetto delle loro storie di vita. E citando Gisèle Pelicot ha riassunto una svolta culturale necessaria: “La vergogna deve cambiare lato”.

  • La tavola rotonda: (da sx) Gottfried Ugolini, Roland Angerer, Maria Sparber, Harald Knoflach (Società di Scienza Politica) e Martin Lintner. Foto: SALTO/Val
  • Martin Lintner, preside della facoltà teologica di Bressanone, ha parlato di un vero e proprio “processo di apprendimento” per la Chiesa. Non si tratta, ha detto, di casi isolati o di “pecore nere”, ma di riconoscere “ragioni strutturali e fallimenti istituzionali”. Il nodo è il rapporto con il potere, ovvero la “gestione del potere”, e in questo senso Lintner ha ricordato anche il contributo di papa Francesco nel definire gli abusi come “crimini contro le persone”. Nella Chiesa, ha osservato, l’abuso assume un significato ulteriore, perché investe direttamente una dimensione morale e spirituale. Per questo ha richiamato anche il tema dell'educazione all’affettività: in seminario, ha detto, si arriva talvolta pensando che la sessualità “non sia più un tema”, ma così non può nascere un rapporto sano.

     

    “Che casa vogliamo lasciare? Una con dei cadaveri in cantina?”

     

    In chiusura Ugolini è tornato sul bisogno di un cambio di prospettiva: “Quale realtà ecclesiale e sociale vogliamo consegnare? Che casa vogliamo lasciare? Una con dei cadaveri in cantina?”. Sparber ha invece indicato i prossimi passi: un “primo punto di accesso”, lo sviluppo di raccomandazioni strutturali, una sorta di organo d’intervento capace di formulare misure, indicazioni e consigli anche per il vescovo, oltre al rafforzamento della prevenzione attraverso “formazione e Weiterentwicklung”. Non un punto d’arrivo, dunque, ma il riconoscimento pubblico che l’elaborazione è appena iniziata – perché tornare indietro non è più un’opzione.