Cronaca | L'intervista

“Un silenzio sconcertante”

Appalto in scadenza il 31 maggio per la manutenzione di impianti essenziali all’ospedale di Bolzano: ventuno lavoratori a rischio e nessuna risposta su una nuova gara. Liguori (Filcams/Cgil): “Perché non internalizzare gli addetti?”
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale del partner e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
Krankenhaus Bozen
Foto: Seehauserfoto
  • Ventuno lavoratori rischiano di perdere il posto, mentre un servizio fondamentale per l’ospedale San Maurizio di Bolzano resta avvolto nell’incertezza. Il 31 maggio scadrà l’appalto, affidato alla ditta Teckal, per la manutenzione di sistemi elettrici e sanitari indispensabili per sale operatorie, terapie intensive e triage.
    Al momento non è stata annunciata una nuova gara né individuata una soluzione alternativa. “Il tempo stringe – avverte Luigi Liguori della Filcams/Cgil –, serve chiarezza immediata”. 

     

    SALTO: A pochi mesi dalla scadenza dellappalto quali segnali avete ricevuto dallazienda sanitaria sul futuro del servizio? 

    Luigi Liguori: Ad oggi non c‘è stato alcun riscontro da parte dell’Asl, nemmeno dopo che abbiamo portato la questione all’attenzione pubblica. Già lo scorso febbraio avevamo sollevato il problema con l’ospedale confidando in una risposta che però non è mai arrivata. A soli due mesi dalla scadenza dell’appalto regna ancora un’incertezza totale sul futuro dei lavoratori. Questo silenzio da parte dell’azienda sanitaria è davvero sconcertante, soprattutto con il calendario che corre.

    Ci sono margini per una proroga dellappalto o per una soluzione ponte che eviti i licenziamenti?

    No, perché trattandosi di un contratto Consip non sono previste proroghe. Se si voleva garantire continuità bisognava muoversi per tempo, avviare una nuova gara e attenderne l’esito. Ma questo non è stato fatto. Senza alternative concrete viene da pensare che dietro ci sia solo la volontà di tagliare il personale. Ed è paradossale, perché parliamo di un servizio che da anni è strutturale, imprescindibile. Lo dimostra il lavoro quotidiano di queste persone. Eppure ad oggi sembra non esserci una soluzione.

    Senza alternative concrete viene da pensare che dietro ci sia solo la volontà di tagliare il personale. Ed è paradossale, perché parliamo di un servizio che da anni è strutturale, imprescindibile

  • Luigi Liguori (Filcams/Cgil): “Chi ora è in bilico si sente mortificato, preoccupato, poco riconosciuto, nonostante svolga un ruolo nevralgico” Foto: Cgil-Agb
  • Stiamo parlando di manutentori specializzati che operano su sistemi complessi: impianti antincendio, ascensori, ventilazione delle sale operatorie, climatizzazione, conduzione del vapore e gestione della Control Room attiva h24. Il personale interno all’ospedale sarebbe realmente in grado di coprire queste funzioni?

    Finora gli interventi su questi sistemi sono sempre stati gestiti dagli addetti in appalto, l’ospedale ha un’officina interna con idraulici ed elettricisti che però si occupano di altro. Abbiamo evidenziato più volte che tra i due gruppi ci sono differenze enormi, basta un dato: per la reperibilità un lavoratore in appalto riceve circa 90 euro lordi, mentre un dipendente interno dell’officina arriva a 800. Anche i buoni pasto restano sotto i 5 euro per i manutentori della Teckal, nonostante i ripetuti sforzi del sindacato per aumentarne l’importo. Tutto questo ha creato di fatto divisioni tra lavoratori di serie A e di serie B. E chi ora è in bilico si sente mortificato, preoccupato, poco riconosciuto, nonostante svolga un ruolo nevralgico.

    Altro nodo: perché questi lavoratori sono inquadrati con il contratto multiservizi e non come metalmeccanici? È anche una questione di risparmio a scapito delle tutele?

    È una scelta che pesa sia sulle tutele sia sulla retribuzione. Abbiamo iniziato a seguire i manutentori nel 2020, in pieno Covid, anno in cui è subentrata una nuova azienda appaltatrice che ha deciso di applicare il contratto multiservizi. Abbiamo tentato, a più riprese, di far riconoscere quello metalmeccanico, più coerente con le mansioni. Ma senza risultati. Il datore di lavoro ha cercato di compensare con un superminimo assorbibile. Di fatto, gli stipendi restano differenti. E oltre al salario, mancano anche diritti importanti, come gli scatti di anzianità.

    Credo che determinati lavori, a partire proprio da questi, dovrebbero essere riportati all’interno dell’ospedale: quelli davvero necessari, quelli su cui non si può rischiare. Perché non iniziare da questi lavoratori?

    Che impatto ha l’incertezza della situazione attuale sui lavoratori e sulle loro famiglie?

    Due lavoratori su ventitré si sono già dimessi. Chi ha avuto opportunità più stabili altrove ha scelto di andarsene per non vivere nell’incertezza. Fra i meno giovani, poi, c‘è una preoccupazione ancora più alta per reinserirsi nel mondo del lavoro. C’è chi sta valutando di seguire l’azienda anche in un’altra regione, pur di avere continuità. Significa lasciare Bolzano, cambiare vita. 
    Il valore di queste persone va oltre le competenze tecniche: conoscono ogni angolo dell’ospedale, sanno muoversi in un vero labirinto di corridoi, impianti, percorsi. Se venissero a mancare l’ospedale non perderebbe solo forza lavoro, ma una memoria operativa preziosa, con conseguenze serie sulla sicurezza e sul funzionamento quotidiano.

    Ha senso continuare a esternalizzare servizi così strategici? 

    È una domanda che ci poniamo da tempo. Parliamo di un servizio che nel corso degli anni si è rivelato fondamentale, al punto da essere integrato nell’organizzazione ordinaria dell’ospedale. Perché allora continuare a darlo ancora in appalto? Negli ultimi vent’anni le esternalizzazioni hanno portato con sé una lunga serie di problemi: precarietà, contratti più deboli, dumping contrattuale. Tutte difficoltà che con l’internalizzazione potrebbero essere superate, garantendo continuità e sicurezza ai lavoratori. Personalmente, credo che determinati lavori, a partire proprio da questi, dovrebbero essere riportati all’interno dell’ospedale: quelli davvero necessari, quelli su cui non si può rischiare. Perché non iniziare da questi lavoratori?