Dal primo all'11 agosto 1946
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Piccolo riassunto di luglio e uno sguardo su agosto
Nel cuore dell’estate, la seconda del dopoguerra, in un Alto Adige nel quale le ferite inferte dal conflitto stentano assai a rimarginarsi, lo sguardo è ormai fisso su Parigi, dove i rappresentanti dei 21 stati ammessi come vincitori a decidere sui trattati da imporre agli sconfitti, tra cui l’Italia, siedono ormai in permanenza. Tra i temi all’ordine del giorno anche quello della minoranza sudtirolese, che a Parigi manda i suoi rappresentanti. In luglio, preso atto del no definitivo dei Quattro Grandi a qualsiasi ipotesi di modifica del confine del Brennero, la strada intrapresa non senza sofferenza dalla SVP è quella di una trattativa con Roma per le garanzie di una tutela il più ampia possibile. A trattare però, è l’uomo di Vienna, Karl Gruber. Agosto è il mese nel quale viene costruito il rapporto con De Gasperi e Carandini, che darà i suoi frutti all’inizio del mese successivo.
1 agosto. Bolzano. Tornano i bambini delle colonie estive, ma alcuni di loro portano con sé un ospite sgradito: il tifo. L’epidemia si diffonde in città. Intanto don Daniele Longhi, reduce dal Lager di via Resia, propone di trasformare il campo con le sue baracche abbandonate in una sorta di centro permanente per la gioventù bolzanina. Ospiterebbe asilo, scuola elementare con annessa scuola di avviamento industriale. La colonia permanente accoglierebbe centinaia di bambini delle vicine case semirurali, figli in prevalenza di operai che lavorano negli stabilimenti della zona industriale".
3 agosto. Bolzano. Da Roma arrivano 600 milioni per i lavori pubblici. La metà verrà utilizzata per la ricostruzione, 100 milioni per realizzare case popolari e 200 milioni per opere stradali.
3 agosto. Roma. La campagna di politici e giornalisti inglesi a favore delle tesi di austriaci e sudtirolesi sul futuro dell’Alto Adige turba ancora i sonni dei responsabili di governo italiani. Così De Gasperi scrive all’ambasciatore Carandini:
“Le telegrafo a parte dati ed elementi concreti ma ella dovrebbe far osservare, a McNeil e a chi per lui, in via preliminare che mentre un buon terzo della Camera dei Comuni si mobilita in favore di quegli stessi tedeschi di Alto Adige che si sono battuti sino all’ultimo con la Germania, nessuna voce, dico nessuna, si è levata a difesa degli altrettanti italiani su cui pende la minaccia di trasferimento alla Jugoslavia.
Non solo, ma nessuno si preoccupa di assicurare a questi ultimi quelle elementari garanzie di esistenza che sono chieste con tanta insistenza a noi in favore dei tedeschi, garanzie che siamo del resto perfettamente disposti a concedere ed in misura veramente liberale e vasta. Quando il Foreign Office segnala l’ostilità della nostra opinione pubblica, dovrebbe tener conto anche di questi fatti che non possono non essere indicativi e significativi”.
3 agosto. Roma. Riunione della commissione interministeriale per l’esame del trattato di pace in corso di definizione alla Conferenza di Parigi. Presiede l’on. Bonomi. Il verbale precisa che sono presenti: “i ministri De Gasperi, Corbino, Facchinetti; gli onorevoli Bonomi, Saragat e Lombardo; il ministro di Stato Paratore (presidente dell’I.R.I.); i capi di Stato Maggiore Trezzani, Cadorna, Ajmone Cat e De Courten; il segretario Prunas, il ministro Zoppi, il dott. Di Nola; S. E. Pilotti; il prof. Perassi, prof. De Rossi e Maresca (Contenzioso dipl.); il ministro Grazzi, dott. Luciolli, generale Aliberti, governatore Astuto, generale Bizzi, cons. di Stato Sorrentino, i sigg. Valletta (Fiat) e Senigallia (Finsider)”. Interessante notare la presenza di due esponenti dell’industria privata.
“Saragat: Concorda con Cadorna. Noi potremmo dichiarare che siamo pronti ad accettare le clausole territoriali e militari del trattato solo quando ci venga assicurata la piena ed effettiva protezione dell’O.N.U. Per il rimanente noi potremmo convincere i francesi a rinunciare alle rettifiche richieste solo quando li avessimo convinti che è storicamente impensabile una nuova intesa italo-tedesca. La Francia vive infatti ancora sotto l’incubo di una minaccia germanica.
De Gasperi: Quale è l’importanza della frontiera del Brennero?
Trezzani: Rappresenta una frontiera sicura.
De Gasperi: Ma la Pusteria?
Trezzani: Nel momento attuale una rettifica del confine a favore dell’Austria in Pusteria non ha importanza; ma di fronte ad una nuova futura minaccia tedesca, sì.
De Gasperi: Il sacrificio al Brennero varrebbe qualche rettifica a nostro favore sulle altre due frontiere?
Trezzani: Dipende. C’è poi il pericolo che intaccato il principio geografico si giunga a Salorno.
De Gasperi: La Jugoslavia da sola può rappresentare un pericolo?
Trezzani: No.
De Gasperi: Allora si tratta di un problema russo. Ritiene Trezzani che la cessione di Pola sia stata voluta dai russi?
Trezzani: Sì. La Russia vuole assicurarsi una base navale integrata da cantieri.
Corbino: Se la Francia non vuole una intesa italo-tedesca non dovrebbe essere favorevole al mantenimento della frontiera italiana al Brennero?
De Gasperi: No. Assistiamo qui ad un vecchio progetto francese, favorevole alla creazione di uno Stato tedesco-cattolico come contrappeso alla Russia e come ponte verso oriente.”
4 agosto. Roma. Questa volta è il Segretario Generale del Ministero Prunas a telegrafare a Carandini:
“Diffusione discorso Bevin con notizia che ”tirolesi“ sarebbero sentiti Conferenza pace ha provocato nuova effervescenza in Alto Adige dove situazione era andata normalizzandosi dopo annunzio decisione Quattro Grandi e popolazione allogena si mostrava disposta pacifica collaborazione nel quadro autonomia regionale. Invito rivolto direttamente popolazioni interessate sembra inutile ed inopportuno ove si ritenga acquisito principio permanenza Alto Adige all’Italia, tanto più che eventualmente esso dovrebbe venire esteso anche a popolazioni di lingua italiana prolungando così stato incertezza e tensione locale. Prego V. E. esporre tale nostro punto di vista nel modo che riterrà più opportuno a codesta delegazione britannica possibilmente provocando chiarimento notizia sopra riportata.”
6 agosto. Bolzano. Cancelli chiusi all’imbocco delle strade interpoderali nella zona di Gries. La misura viene adottata per cercare di impedire i furti della frutta che sta maturando sulle piante. I ladruncoli affamati verranno puniti.
7 agosto. Bolzano. La SVP ha deciso da tempo di inviare alla Conferenza di Parigi i suoi rappresentanti per affiancare, sullo specifico problema altoatesino, il lavoro della delegazione austriaca. La scelta cade sul giornalista Friedl Volgger e su Otto von Guggenberg. Il viaggio si presenta denso di incognite dato che le autorità italiane hanno già negato ai due la concessione del passaporto. La soluzione, come Volgger racconta nelle sue memorie, è quella dell’espatrio clandestino. Per prima cosa i due delegati seminano i poliziotti incaricati di controllarli e poi si recano nell’alta val Senales dove, seguendo un sentiero tracciato dai pastori, superano il confine e scendono in Austria. Qui riescono ad ottenere i lasciapassare necessari dalle autorità di occupazione francesi e raggiungono Parigi.
8 agosto. Bolzano. Appello della SVP ai 21 della Conferenza, perché in adesione ai principi della Carta Atlantica garantiscano ai sudtirolesi il diritto all’autodeterminazione.
8 agosto. Parigi. Riunione della delegazione italiana alla Conferenza di pace. Sono presenti De Gasperi, Bonomi, Saragat, Corbino, Tarchiani e Quaroni:
“Sono discusse le linee generali del discorso di De Gasperi. È stato rilevato in primo luogo che il preambolo del trattato di pace con l’Italia è redatto in forma molto peggiore di altri, specialmente di quello rumeno. Il preambolo italiano porta la menzione della capitolazione senza condizioni, cosa che non corrisponde alla realtà. Per quanto concerne la cobelligeranza dell’Italia la frase ”sotto l’influenza degli avvenimenti militari“ toglie ogni valore al rovesciamento del fascismo.
Saragat: È d’avviso che bisogna impiantare tutta questa parte del discorso sulla posizione della lotta antifascista. Mettere in rilievo l’enorme importanza dello sciopero generale nell’Italia del Nord, fenomeno che non si è verificato in nessun altro Paese, nemmeno in Bulgaria: bisogna mettere in rilievo l’attività degli antifascisti in Italia ed all’estero che è incominciata si può dire il giorno stesso dell’avvento del fascismo in Italia. De Gasperi: Dice che bisogna cercare di respingere e modificare il preambolo togliendogli tutta la sua impostazione di cattiva volontà verso l’Italia. Se si riesce a questo tutto il trattato, cui il preambolo è la giustificazione, cade. La discussione è continuata su tutta la impostazione generale del discorso. Essendo stato rilevato da varie parti che la cosa migliore sarebbe stata toccare il meno possibile le singole questioni ed impostare tutto il discorso sul tema generale dell’ingiustizia e della minaccia alla pace non solo per noi facendo al di sopra delle delegazioni un appello alla coscienza dei popoli, De Gasperi ha osservato che di fronte all’opinione pubblica italiana non è possibile passare sotto silenzio la questione di Trieste. Egli ritiene sia necessario che noi ci richiamiamo al principio etnico ed arriviamo fino a chiedere il plebiscito. Egli si rende conto del rischio che questo comporta per l’Alto Adige, ma è pronto a correrlo.
Quaroni: Osserva che i russi non cambieranno il loro punto di vista per l’Alto Adige. Siccome in sostanza per la questione di Trieste non c’è speranza di ottenere nessun cambiamento, si può senza nessun pericolo dire tutto quello che si vuole.”
9 agosto. Londra. L’ambasciatore austriaco Schmid incontra Sir Patrick Dean, del Foreign Office che gli prospetta come inevitabile l’apertura di un dialogo diretto tra Austria e Italia sulla questione del Sudtirolo. Alle perplessità di Schmid, che ancora ritiene possibile portare a Parigi la richiesta di autodecisione, Dean ribatte che si tratterebbe di una strada senza nessuna possibilità di sbocco viste le decisioni ormai assunte dai Quattro Grandi. Su toni analoghi una conversazione avvenuta a Bruxelles tra un altro ambasciatore austriaco, Lothar Wimmer, e il ministro degli esteri belga Paul Henri Spaak. Anche sulla base di queste informazioni il ministro austriaco Karl Gruber decide di partire per Parigi con l’obiettivo di riassumere in un accordo avente carattere di internazionalità i punti riguardanti l’autonomia da concedere ai sudtirolesi e il sollecito rientro degli optanti.
9 agosto. Bolzano. Un gruppo di partigiani decide di restituire i cosiddetti “Brevetti Alexander” rilasciati dalle autorità alleate per il riconoscimento dei meriti resistenziali. La protesta, recita un telegramma, di accompagnamento, è dovuta alle notizie sulla forte penalizzazione derivante per l’Italia dal nuovo trattato di pace in discussione a Parigi.
10 agosto. Parigi. Sono le 16 quando Alcide De Gasperi inizia a parlare davanti alle delegazioni dei 21 stati partecipanti alla Conferenza di Pace:
“sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”
Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione. Non corro io il rischio di apparire come uno spirito angusto e perturbatore, che si fa portavoce di egoismi nazionali e di interessi unilaterali?
Signori, è vero: ho il dovere innanzi alla coscienza del mio Paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano; ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova repubblica che, armonizzando in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universaliste del cristianesimo e le speranze internazionaliste dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire.
Ebbene, permettete che vi dica, con la franchezza che un alto senso di responsabilità impone in quest’ora storica a ciascuno di noi, che questo trattato è, nei confronti dell’Italia, estremamente duro; ma se esso tuttavia fosse almeno uno strumento ricostruttivo di cooperazione internazionale, il sacrificio nostro avrebbe un compenso: l’Italia che entrasse, sia pure vestita del saio del penitente, nell’O.N.U. sotto il patrocinio dei Quattro, tutti d’accordo nel proposito di bandire nelle relazioni internazionali l’uso della forza (come proclama l’art. 2 dello Statuto di San Francisco) in base al “principio della sovrana uguaglianza di tutti i membri”, come è detto allo stesso articolo, tutti impegnati a garantirsi vicendevolmente “l’integrità territoriale e l’indipendenza politica”, tutto ciò potrebbe essere uno spettacolo non senza speranza e conforto. L’Italia avrebbe subìto delle sanzioni per il suo passato fascista, ma, messa una pietra tombale sul passato tutti si ritroverebbero eguali nello spirito della nuova collaborazione internazionale.
L’effetto di codesta vostra soluzione è che, fatta astrazione dal Territorio Libero, 180 mila italiani rimangono in Jugoslavia e 10 mila slavi in Italia (secondo il censimento del 1921), e che il totale degli italiani esclusi dall’Italia, calcolando quelli di Trieste, è di 446 mila; né per queste minoranze avete minimamente provveduto, mentre noi in Alto Adige stiamo preparando una generosa revisione delle opzioni ed è già stato raggiunto un accordo su una ampia autonomia regionale da sottoporsi alla Costituente.
Der in Wien + Innsbruck…
Der in Wien + Innsbruck ausgebldete DEGASPPERI, hat listiger-weise die von der S V P geforderte AUTONOMIE auf die Provinz Trient aus-gedehnt, damit die S V P mit ihrer damaligen Mehrheit nicht zu lustig wird.
Die stramme Kriegs-Heimkehr-Generation, hat das „LOS von TRIENT“ ausgerufen + die Regionalrats-Sitzungen in denen damals über Geld entschieden wurde, großteils gemieden was zu 35.000 Südtirolern geführt hat, die im umliegenden Ausland Arbeit suchen mussten.
Nach den Bomben-Anschlägen 1961, hat sich die S V P auf die zähen Verhandlungen verlegt, „die von Bernhard von Zallinger bereits 1949 dringend empfohlen wurden.“ Die Athesia hat damals mit einem 1-1/2 Verriss die Zallinger-Ausführungen abgelehnt + Guggenberg fühlte sich berufen kräftig nach-zu-treten!