È nato “Bolzano-Laives-Vadena-Bronzolo”
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Abbonati ora a S+Il piano B è diventato ufficiale. L’emendamento depositato oggi al Senato – prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, sottoscritto dall’intera coalizione di governo – ridisegna il collegio senatoriale di Bolzano-Bassa Atesina riducendolo a quattro comuni: Bolzano, Laives, Bronzolo e Vadena. Un collegio elettorale quasi identico a quello Bolzano-Laives presente alla Camera con la legge elettorale “Mattarellum” dal 1993 al 2001. Dopo le proteste dell‘Unterland contro l’emendamento Urzì approvato dalla Camera a luglio (che riduceva il collegio originario a 12 comuni) aveva preso forma una nuova edizione del “cantone italiano” Bolzano-Laives, inizialmente assieme a Vadena oppure Bronzolo (nella variante proposta dai Freiheitliche). I Comuni della Bassa Atesina e dell’Oltradige passerebbero invece in blocco a un collegio di Merano allargato a tutto il corso altoatesino dell'Adige.
Il compromesso del centrodestra
“L’emendamento rappresenta il migliore punto di caduta rispetto al dibattito di queste ultime settimane su due questioni cardine”, dichiara Urzì, coordinatore regionale di FdI del Trentino-Alto Adige. La prima è “la rappresentanza del gruppo linguistico italiano dell’Alto Adige a livello parlamentare: su cinque collegi uninominali almeno uno ritagliato in modo da garantire la rappresentatività del gruppo italiano, come gli altri quattro lo sono per il gruppo linguistico tedesco”. La seconda è “la garanzia di mantenimento di una unitarietà del territorio della Bassa Atesina nella sua struttura fondamentale”, seguendo – concede il deputato – “indicazioni preziose emerse dal dibattito politico di queste ultime settimane, seguite sempre con grande attenzione e rispetto dall’intero centrodestra, nonostante i toni spesso non consoni ad un confronto sereno”.
Da qui “la restrizione del perimetro ai comuni a maggioranza linguistica italiana attorno al capoluogo Bolzano, ossia Laives, Bronzolo e Vadena”. Il testo, precisa Urzì, “sarà base di partenza per una discussione destinata a trovare sede naturale al Senato, fra le diverse misure di riforma del testo uscito dalla Camera”. Ma su un punto il messaggio è netto: “Non si ritorna indietro rispetto all’affermazione di un principio, ossia che su cinque collegi uno possa essere prerogativa del gruppo linguistico italiano. L’ultima ipotesi fa salve tutte le altre sensibilità ed esigenze e va esattamente nella stessa direzione”. E il deputato meloniano rivendica le sponde trovate strada facendo: “La proposta va nella direzione indicata anche dai Freiheitlichen e ha potuto contare su alcune indicazioni favorevoli di massima da parte della SVP locale”.
Bianchi rivendica la regia
A rivendicare un ruolo nell’elaborazione del compromesso è l’assessore provinciale Christian Bianchi, ex sindaco di Laives: “In questi giorni ho più volte interagito con i miei interlocutori romani di Forza Italia – dichiara Bianchi – al fine di identificare la soluzione migliore per garantire agli italiani un seggio al Senato e, contemporaneamente, venire incontro alla proposta formulata dalla SVP per trovare una soluzione per gli altri comuni. Questa mattina mi sono confrontato con l’onorevole Urzì e abbiamo convenuto che la forma ideale fosse quella di un collegio che comprenda Bolzano, Laives, Bronzolo e Vadena: quattro comuni adiacenti a maggioranza italiana, che rappresentano oltre 125.000 cittadini, pari al 22% della popolazione della provincia di Bolzano”. Un collegio che, a voler essere maliziosi, sembra disegnato su misura per un profilo analogo a quello dell’ex primo cittadino laivesotto.
“Per quanto mi riguarda, un ottimo compromesso, che rafforza ancora di più il concetto di riservare questo seggio a un italiano”, sottolinea ancora l’assessore Bianchi, mentre il suo successore a Laives, Giovanni Seppi (SVP), aveva raccontato a SALTO di persone anche di madrelingua italiana che lo fermerebbero per strada chiedendo di fermare l’operazione di smembramento dell'Unterland.
Rispetto al perimetro a 12 comuni dell’emendamento originario, il collegio urbano allarga leggermente il potenziale vantaggio del centrodestra alle politiche. Un collegio su misura del centrodestra, dunque, ma non blindato: sommando i voti delle elezioni 2022 di centrosinistra e Movimento 5 Stelle, il “campo largo” avrebbe chance anche qui, mentre l’elettorato SVP rimasto libero – attorno al 15% – può ancora fare da ago della bilancia con il “voto utile”. Con l’incognita, sul fronte opposto, di un’eventuale corsa solitaria di Futuro Nazionale, la nuova creatura politica dell’europarlamentare Roberto Vannacci.
“Voci tedesche ridotte all'irrilevanza”
Durissima la reazione della Süd-Tiroler Freiheit, affidata a un comunicato di Sven Knoll: “No e ancora no a un collegio su misura di Urzì”. Il movimento patriottico reagisce “con indignazione” all’accordo delle destre italiane e ribalta la formula di Bianchi: “Di un ‘ottimo compromesso’ si può forse parlare per gli italiani, ma di certo non per i sudtirolesi. Con questa proposta Bassa Atesina e Oltradige vengono divisi etnicamente, e la popolazione tedesca nel nuovo collegio – Bolzano, Laives, Bronzolo e Vadena – viene marginalizzata fino all’irrilevanza. A un simile patto nazionalista non si deve in nessun caso dare l’assenso”, scrive in una nota il partito della destra tedesca.
“La creazione di un collegio italiano come lo chiedevano già decenni fa gli ultrafascisti attorno a Pietro Mitolo – prosegue Knoll – è un completo capovolgimento dello scopo dello Statuto di autonomia, creato per la tutela della minoranza austriaca. Gli italiani in Italia sono la popolazione di maggioranza e non necessitano di alcuna tutela”. Secondo la Süd-Tiroler Freiheit spostare i comuni ‘tedeschi’ della Bassa Atesina e dell’Oltradige negli altri collegi “non è un rafforzamento, ma un indebolimento del gruppo tedesco: l’ampliamento non porta alcun seggio in più – mentre a Bassa Atesina e Oltradige ”viene tolta la possibilità di esprimere un proprio candidato“. Il messaggio alla Volkspartei è di non farsi ”mettere nel sacco dai propri ‘amici’ italiani“, altrimenti ”c’è da chiedersi chi comandi davvero nella SVP. Alessandro Urzì? Se la Volkspartei cede di nuovo, dovrà accettare l’accusa di non rappresentare più gli interessi dei sudtirolesi, ma di ballare alla musica di Roma“. Con un appello finale, insolito, anche ”alle sinistre italiane“, chiamate a opporsi ”a questo ritaglio etno-ideologico di un collegio".
Bitte korrigiert mich, falls…
Bitte korrigiert mich, falls ich bei meiner Einordnung etwas übersehe, aber aus meiner Sicht hat sich die SVP da gewaltig über den Tisch ziehen lassen.
Für eine Kleinpartei wie die SVP sind die Senatsposten wichtiger als die Abgeordnetenkammer, weil man dort eher das Zünglein an der Waage sein kann.
Früher war es so, dass man in diesem Wahlkreis durch Zusammenarbeit mit italienischen Partnern einem Italiener geholfen hat, in den Senat zu kommen. Dadurch hatte die SVP einen guten Verhandlungshebel. Diesen hat sie nun aus der Hand gegeben.
Ich fürchte, dass die aktuelle Generation in der SVP strategisch nicht auf dem Level ist, wie es Leute wie Zeller, Brugger und Co waren.
In risposta a Bitte korrigiert mich, falls… di Oliver Hopfgartner
Ich befürchte auch, dass man…
Ich befürchte auch, dass man sich der Dimension und der Folgen dieser zerstörerischen Dynamik (strategisch) nicht bewusst ist. Offenbar hat man den Kompass verloren. Vielleicht sollte man (wieder) Hannah Arendt lesen.
Durch die Arendt’sche Brille betrachtet, agieren diese Akteure zutiefst „antipolitisch“. Sie bekämpfen die demokratische Unvorhersehbarkeit und den pluralistischen Kompromiss, indem sie Wahlkreise ethnisch säubern, vermeintliche Fakten, einer benachteiligen Staatsmehrheit und eines Wahlproporzes, ideologisieren und das Recht als reines Machtspielzeug benutzen.
In risposta a Bitte korrigiert mich, falls… di Oliver Hopfgartner
Urzì ... kannten und kennen…
Urzì ... kannten und kennen alle in der SVP.
In risposta a Bitte korrigiert mich, falls… di Oliver Hopfgartner
Urzì ... kannten und kennen…
Urzì ... kannten und kennen alle in der SVP.
Demokratische Spielregeln…
Demokratische Spielregeln sind kein politisches Spielzeug!
Das System schlägt zu. Man erfindet eine bedrohte it. Staatsmehrheit und einen Proporz bei Wahlen. Man bestimmt und diktiert in Bozen und Rom. Ja. Machtpolitisch gelingt diesen Akteuren gerade alles. Die Medien berichteten von politisch strategischer Stellenbesetzung, von Günstlingswirtschaft u.a.m.
Doch dieser Entwurf ist ein gezielter Angriff auf demokratische Grundprinzipien! Demokratie braucht konsensuale, faire und transparente Regeln – keine solche Hinterzimmer-Zuschnitte.
Es mutet mehr als bizarr an. Während genau diese Akteure versuchen, die Schutzmechanismen im Land (wie Sprachprüfungen oder Proporzregeln) durch strategische Rechtsauslegungen oder Reformanträge ständig auszuhebeln, will sie gleichzeitig einen Proporz bei Wahlen – wo er juristisch absolut nichts verloren hat! In Rom hat die italienische Sprachgruppe sowieso die absolute Mehrheit.
Der Verfassungsrechtler Roberto Toniatti nennt das treffend „Manipolazione della democraticità“. Das Fundament in Rom ist nicht das Statut!
Dieses ethnische „Mandering“ zerschlägt den territorialen Zusammenhalt, die Bezirke und hebelt das freie Mandat aus. Wenn Südtirols Schutzmacht Österreich ignoriert wird, verletzt man zudem Artikel 117 der Verfassung und internationales Recht (Pacta sunt servanda).
Südtirols Politik darf sich nicht länger vorführen lassen!
Südtirols Politik muss sich dieser zerstörerischen Dynamik endlich strategisch und mit eigener Agenda entgegensetzen. Unsere verlässliche, demokratische Realität darf nicht schrittweise zerschlagen und durch eine autoritäre Eigendynamik ersetzt werden.
Wie wäre es zum 80. Jubiläum des Gruber-Degasperi-Abkommens mit einer Perspektive im Geiste von Bruno Kreisky und Giuseppe Saragat?
Ein internationales Minderheiten-Monitoring und eine Mediation- und Schiedsstelle als Instrumente könnten Maßnahmen im dynamischen Prozess absichern und weiterzuentwickeln.
Wenn Südtirol wirklich das „Europa im Kleinen“ sein will, von dem der Landeshauptmann spricht, muss aus diesem schönen Gedanken zumindest unumstößliche Rechtsrealität werden.
Un Altoatesino, nato negli…
Un Altoatesino, nato negli anni sessanta, che non sa parlare bene l’altra lingua … la dice lunga.
Volere … porta ad altri risultati.