Bettenstopp, e adesso?
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Abbonati ora a S+Alla mezzanotte di oggi è scaduto il termine per nuovi posti letto alberghieri in Sudtirolo. Decadono così i diritti per cui entro il 30 settembre non è stato rilasciato il permesso di costruire, così come previsto dal tetto ai posti letto, il cosiddetto Bettenstopp. Un bilancio complessivo, però, ancora non c’è. Come riferisce Rai Südtirol, né l’assessore provinciale al turismo Luis Walcher (SVP) né il Consorzio dei Comuni sanno dire quanti diritti siano effettivamente decaduti e per quanti sia stata chiesta una proroga. I dati, ha spiegato alla Rai il presidente del Consorzio Dominik Oberstaller (SVP), per ora si trovano solo nei singoli Comuni. Il quadro provinciale dovrebbe arrivare tra due o tre settimane: solo allora si saprà quanti diritti sono decaduti e quanti è stato possibile prorogare.
Le eccezioni infatti non mancano. In ben 56 comuni dichiarati “strutturalmente deboli”, i Consigli comunali potevano confermare le zone turistiche con una propria delibera, assegnando altri cinque anni di tempo. La Giunta provinciale ha varato un’ulteriore deroga per quei progetti alberghieri contro cui pendono ricorsi o con varianti presentate.
Le domande dei Verdi
I consiglieri provinciali dei Verdi Madeleine Rohrer, Brigitte Foppa e Zeno Oberkofler hanno perà depositato un’interrogazione chiedendo cosa avverrà dopo il 30 settembre, “data decisiva per lo sviluppo turistico in Alto Adige”. Sui numeri mancanti, i Verdi chiedono quali Comuni abbiano confermato zone turistiche, zona per zona e con i posti letto previsti. E quali zone non siano state confermate nei 56 comuni strutturalmente deboli, con letti che di conseguenza non verranno più realizzati.
Poi c’è la questione dell'IMI: secondo l’interrogazione, la Giunta provinciale vuole esentarne i proprietari di zone turistiche che hanno i requisiti urbanistici, ma non hanno ottenuto l’assegnazione dei posti letto (lo aveva annunciato Kompatscher in Consiglio). I Verdi chiedono perché, e che senso abbia a quel punto mettere mano ai piani comunali per cambiarne la destinazione. Anche riconvertire una zona turistica ad altra destinazione, ricorda l’interrogazione, ha un costo: documentazione da preparare, burocrazia da affrontare in Comune. “Come intende la Provincia sostenere questi proprietari?”, chiedono i Verdi, domandando anche perché a Sant’Andrea, sopra Bressanone, e a Merano sarebbero stati approvati progetti in zona turistica senza un piano di attuazione, sulla base di un parere legale della Provincia “come se la zona turistica fosse una zona produttiva”.
Bettenstopp 2.0?
Dal canto suo, l’ex portavoce dei Verdi e consulente nel settore turistico Elide Mussner ha messo nero su bianco la sua proposta per uno “stop ai posti letto 2.0”. Secondo Mussner “lo stop ai posti letto non frena la crescita. Decide chi può crescere”. Che lo sviluppo turistico vada limitato, per Mussner, è “fuori discussione”. Il problema è il tetto “così com’è concepito oggi”, ovvero statico e senza meccanismi di accompagnamento. Dall’introduzione dello stop, infatti, i progetti turistici spuntano “come funghi”. “Non difendo questo boom, ma era prevedibile”, scrive Mussner, e chi aveva acquisito diritti ha costruito prima di perderli. L’errore risale piuttosto a dieci o quindici anni fa, quando si destinarono zone turistiche “a tratti veramente esagerate in termini di capacità”. E in uno Stato di diritto, aggiunge, “è democratico che i diritti acquisiti restino validi e possano essere realizzati entro un termine prorogato”: “Il boom non è quindi il fallimento di singoli, ma la conseguenza logica di una norma priva di adeguati meccanismi di transizione”.
Con il tetto, la licenza turistica diventa un bene scarso e quindi prezioso, e chi la possiede “ha in mano un capitale enorme”. A poter crescere, nonostante lo stop, è chi ha capitale come grandi gruppi, fondi d’investimento, catene alberghiere, che comprano piccole pensioni e alberghi familiari con licenza valida. Restano fuori le piccole imprese, le giovani imprenditrici e i giovani imprenditori: “Non stiamo quindi frenando il turismo, stiamo costruendo un monopolio”, sostiene Mussner, avvertendo che ogni chiusura, produce le sue scorciatoie: le locazioni brevi oppure l’affitto senza licenza, con il rischio di una sanzione “comunque irrisoria” rispetto al guadagno. Per questo “La domanda non è quindi ‘quanto turismo’, ma quale turismo, per chi, e con quale contributo al bene comune.”
Nel suo piano, Mussner propone contingenti riservati alle piccole imprese locali ("i posti letto disponibili, comunali o provinciali, andrebbero destinati a imprese familiari, piccole e medie imprese, giovani imprenditrici e imprenditori), un fondo per la casa alimentato dall’imposta di soggiorno e/o dalle plusvalenze sulle licenze e distinguere chi pernotta da chi no, dato che il tetto agisce sui pernottamenti ma non sul turismo giornaliero. Mussner propone prenotazione obbligatoria e accesso contingentato alle mete più sensibili per chi non dimostra un pernottamento in zona, con ticket e tariffe che non lo favoriscano, nonché criteri uniformi e senza limitar la libertà di movimento dei residenti.
Occhi puntati sull'hotel della Plose
Nonostante il Comune di Bressanone abbia stoppato la concessione edilizia al grande hotel di lusso di Athesia a Sant’Andrea, progetto da quasi 400 posti letto ripresentato solo poco prima della scadenza del 30 settembre, le consigliere comunali del Team K Sabine Mahlknecht, Elisabeth Fulterer e Verena Waldboth presenteranno un’interrogazione nella seduta di ottobre del parlamento cittadino brissinese.
Secondo la documentazione di progetto, l’hotel avrebbe bisogno di circa 137 metri cubi di acqua potabile al giorno dalla rete pubblica ovvero 137.000 litri, oltre 32.000 metri cubi all’anno. Il Team K vuole sapere se sorgenti, serbatoi, fognatura e smaltimento delle acque reflue siano dimensionati per quasi 400 posti letto, e chi pagherebbe gli eventuali potenziamenti. Per il progetto andrebbero disboscati circa 1,4 ettari di bosco, a cui si aggiungerebbero ampi movimenti di terra. Resta da capire, inoltre, se l’hotel sia compatibile con la nuova cabinovia della Plose in progetto e con la sua stazione a valle.
Su Sant’Andrea intervengono anche Heimat Brixen-Bressanone-Persenon e Heimatpflegeverband. Le associazioni contestano in particolare le dimensioni dell’intervento – e il relativo impatto su bosco, suolo e paesaggio. Secondo i protezionisti, con la scadenza del 30 settembre verrebbe meno anche la base giuridica per mantenere validi i diritti edificatori qualora non sia stata presentata in tempo una concessione edilizia; una lettura che, se confermata, potrebbe aprire la strada a ricorsi contro l’eventuale prosecuzione dell’iter.
Le associazioni leggono il caso Athesia come simbolo di una crescita turistica che a Bressanone avrebbe ormai raggiunto dimensioni da contenere. Ricordano che i pernottamenti sono passati da poco meno di 485 mila nel 2001 a circa 840 mila nel 2024, mentre i posti letto ufficiali sono saliti da 4.231 a circa 5.615, che diventano circa 7 mila includendo camere private, B&B e agriturismi. Una crescita che ha portato occupazione e valore aggiunto, ma anche, sostengono, effetti sempre più pesanti su prezzi, mercato immobiliare, affitti, mobilità e pressione sugli spazi urbani e montani. Il punto politico posto da Heimat e Heimatpflegeverband è quindi più ampio del singolo progetto: Bressanone non è soltanto una località turistica, ma anche centro amministrativo, produttivo e di servizi, e proprio per questo il suo equilibrio economico e sociale andrebbe difeso da un’ulteriore espansione della capacità ricettiva.
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