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Il cantiere della legge elettorale

La SVP studia in solitaria alcune ipotesi in vista delle elezioni provinciali 2028: Vollmandat, Bezirke o modello tirolese. Mentre a Roma blinda i collegi per le politiche.
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Foto: Seehauserfoto
  • A Bolzano la discussione sulla riforma della legge elettorale provinciale è ripartita, ma senza grande slancio. La SVP avrebbe testato tre ipotesi per arrivare alle provinciali del 2028 con regole nuove, ma resta per ora improbabile una maggioranza abbastanza larga per sostenere una “grande” riforma. E senza numeri solidi in Consiglio provinciale, il partito di raccolta non vuole esporsi al rischio di una successiva consultazione popolare promossa dall’opposizione. Attualmente il Landtag viene eletto con un proporzionale corretto in un collegio unico provinciale. Per assegnare i seggi, il totale dei voti di lista non viene diviso per 35, cioè per il numero dei consiglieri, ma per 35 più 2. Questo abbassa il quoziente necessario per ottenere un seggio e lascia spazio ai resti – favorendo anche le piccole liste. È uno dei motivi per cui il Consiglio provinciale appare oggi più frammentato. Infine è garantita la rappresentanza del gruppo linguistico ladino: il candidato ladino più votato ha un seggio assicurato.

  • Le tre opzioni SVP

    La prima ipotesi sul tavolo della Volkspartei è il cosiddetto “Vollmandat”, cioè l’eliminazione dei resti e l’introduzione di una soglia di sbarramento effettiva attorno al 2,8% per arginare gli “one man parties” – ma alcuni alleati di governo rischierebbero di non superarla. Inoltre, già nel 2012 ci fu uno stop davanti alla Corte costituzionale. La seconda opzione è quella dei collegi territoriali, cioè dei “Bezirke”: i piccoli distretti come Bassa Atesina e Wipptal non hanno oggi una rappresentanza garantita in Consiglio, e anche dalla Val Venosta arriva la richiesta di riequilibrare il sistema. L’ipotesi sarebbe quella di eleggere fino a un terzo dei consiglieri nei collegi di distretto e i restanti due terzi a livello provinciale, attraverso due schede: una per il collegio e una per la parte eletta sull’intero territorio. E il miglior candidato del collegio entrerebbe comunque in aula. La terza opzione è il modello nordtirolese. In Tirolo del Nord, salvo il Landeshauptmann, gli assessori non siedono nel Consiglio provinciale e lasciano il posto ai subentranti. In Sudtirolo questo meccanismo produrrebbe più consiglieri di maggioranza e più possibilità di far entrare i rappresentanti dei Bezirke. In Tirolo, però, la Giunta si limita a presentare il bilancio mentre le altre leggi arrivano dai consiglieri provinciali.

  • La proposta Girardi-Eichenberger

    In questo cantiere s’inserisce anche la proposta avanzata a gennaio sul settimanale ff da Christian Girardi e Reiner Eichenberger. Il loro schema prevede di superare l’attuale collegio unico puro introducendo 27 seggi eletti nei Bezirke e 8 in un collegio unico provinciale, con un doppio proporzionale e “panachage”, cioè la possibilità di distribuire i propri voti a candidati di partiti diversi. Ogni distretto riceverebbe un numero di seggi proporzionale alla popolazione: Bolzano 5, Oltradige-Bassa Atesina e Pusteria 4 ciascuno, Burgraviato e Valle Isarco 3, Merano, Salto-Sciliar e Venosta 2, Wipptal e Ladinia 1 ciascuno. L’obiettivo è da un lato garantire una rappresentanza dei Bezirke, della città capoluogo e dei gruppi linguistici e dall’altro creare un collegio provinciale di raccordo, da cui possano emergere figure di alto profilo. Per Girardi ed Eichenberger ne deriverebbe quasi una forma indiretta di “governo multipartitico eletto dal popolo”, senza bisogno – a loro dire – di toccare lo Statuto di Autonomia.

  • Il sistema elettorale trentino

    Il Trentino – non dovendo fare i conti con la proporzionale linguistica come in Sudtirolo – oggi utilizza un proporzionale con correttivi maggioritari: in un turno unico si eleggono insieme presidente della Provincia e Consiglio, in un collegio unico provinciale. Ogni lista o coalizione è collegata a un candidato presidente, ma il voto disgiunto non è ammesso. Il Consiglio è composto come quello altoatesino da 35 membri, cioè 34 consiglieri più il presidente eletto direttamente. Vi è un premio di maggioranza “calibrato”: se il gruppo di liste più votato non raggiunge almeno 17 seggi, gli vengono attribuiti 17 seggi più quello del presidente. Se il presidente eletto è sostenuto da una coalizione che arriva almeno al 40 per cento dei voti validi, il premio può salire fino a 20 seggi, sempre oltre al seggio del presidente. In ogni caso, però, la maggioranza non può superare 23 seggi oltre al presidente, mentre all’opposizione ne restano comunque almeno 11. Un seggio va alla lista più votata nei Comuni ladini e, dentro quella lista, al candidato con più preferenze. Nel sistema elettorale trentino, dunque, la governabilità è l’obiettivo esplicito.

  • Intanto, dopo la sconfitta referendaria il governo avrebbe accelerato sulla nuova legge elettorale politica “Stabilicum”, impostato su un sistema proporzionale con premio di maggioranza, con soglia del 3 per cento per i partiti e del 10 per cento per le coalizioni, e con un premio “decrescente”, cioè tanto più contenuto quanto più alto è il consenso raccolto dal vincitore. Ma come anticipato da SALTO, in Trentino-Alto Adige almeno per il momento dovrebbe restare tutto invariato, confermando i collegi uninominali del Senato e l’attuale assetto alla Camera con collegi e quota proporzionale regionale – che favoriscono la SVP.