Arriva la legge sul suicidio assistito
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La legge sul suicidio medicalmente assistito approda in Alto Adige. Oggi (3 giugno) la quarta commissione legislativa del Consiglio provinciale altoatesino ha approvato l’emendamento alla legge omnibus 71/26 dell’assessore alla sanità Hubert Messner che introduce la pratica in Provincia di Bolzano. Si tratta di una bozza che verrà esaminata dal Consiglio provinciale nella sessione di luglio e che, solo in caso di approvazione, diventerà legge.
La proposta prevede l’introduzione di una disciplina organica in attuazione della sentenza del 2019 con cui la Corte costituzionale aveva stabilito i criteri per consentire a chi soffre di una patologia grave ed irreversibile di richiedere l’accesso al suicidio assistito. Con la bozza viene istituita una Commissione multidisciplinare permanente per la verifica dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La commissione, istituita all’interno dell’ASL altoatesina, sarà composta da un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale, un infermiere, un farmacista o farmacologo e da uno specialista della patologia da cui è affetta la persona richiedente.
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Secondo l’emendamento, chi vorrà accedere al suicidio medicalmente assistito dovrà presentare un’istanza alla commissione, che verificherà i requisiti e, in caso di esito positivo, definirà le modalità di attuazione, dopo aver ricevuto il parere del Comitato etico provinciale. Successivamente, si legge nella bozza, la persona richiedente avrà “diritto alla fornitura dei farmaci, dei materiali e dell’assistenza” e “il supporto tecnico, farmacologico e l’assistenza sanitaria per la preparazione dell’autosomministrazione del farmaco”. Si potrà accedere al suicidio medicalmente assistito gratuitamente, la copertura finanziaria sarà di 10 mila euro all’anno ed è prevista fino al 2028.
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Le leggi di Toscana e Sardegna impugnate dal Governo
Si tratta della terza legge nata a livello locale che colma il vuoto lasciato dalla legislazione nazionale. La Toscana è stata la prima Regione a legiferare in materia, seguita dalla Sardegna. Entrambe le leggi erano state impugnate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri perché su argomenti ritenuti di competenza dello stato e non delle Regioni. Tuttavia, con la sentenza n. 204/2025 la Corte costituzionale aveva sostanzialmente confermato l’impianto della legge toscana, abrogando solo le parti dove venivano fissati tempi rigidi e predeterminati per tutte le fasi del procedimento. Tra gli elementi ritenuti legittimi figurano la Commissione multidisciplinare, la gratuità della procedura e la volontarietà del personale sanitario, tutti ripresi anche nella bozza altoatesina. Sulla legge sarda la Corte Costituzionale si pronuncerà il prossimo 23 giugno e l’esito potrebbe essere analogo.
Intanto il disegno di legge sul fine vita dovrebbe approdare oggi in Senato nella versione presentata dal Partito democratico. La maggioranza, che non ne condivide il testo, punta a rinviare l’iter, allungando di fatto i tempi su una legge che l’Italia attende da sette anni.
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