Dal 7 al 13 ottobre
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Innocenti si preoccupa
7 ottobre. Roma. De Gasperi riceve un lunghissimo messaggio del prefetto Innocenti che gli manifesta tutte le sue preoccupazioni per il clima politico che si è venuto a creare in Alto Adige dopo gli accordi di Parigi:
“Con mio telegramma n. 14356 del 2 corrente 1 ho segnalato alla S.V. la situazione venutasi a creare a seguito della posizione inflessibilmente assunta dagli ambienti allogeni qualificati - partito e stampa - in ordine alla estensione dell’autonomia ed alla portata in genere delle altre concessioni a favore della minoranza di lingua tedesca contenute nell’accordo italo-austriaco per l’Alto Adige.
Gli sviluppi che la situazione è andata assumendo in questi ultimi giorni attraverso ulteriori prese di posizione sia da parte austriaca che da parte allogena mi inducono a riferire più dettagliatamente alla S.V. sulla situazione stessa ed in ispecie sulle ripercussioni -particolarmente delicate, se pur contrastanti - che essa ha determinato nell’ambito dei due gruppi etnici della provincia.
Ciò che caratterizza soprattutto la situazione è il reciso irrigidimento determinato dall’annuncio degli accordi del 5 settembre in quei settori più temperati della popolazione allogena e della stessa ”Sudtiroler Volkspartei“ che, attraverso una lenta e difficile opera di penetrazione protrattasi per vari mesi, si era riuscita ad orientare in qualche modo verso atteggiamenti conciliativi sul piano del riavvicinamento e della collaborazione fra i due gruppi etnici.
La determinazione dei ministri degli esteri alla Conferenza dei Quattro a Parigi circa l’intangibilità del confine del Brennero era valsa a facilitare una siffatta politica di distensione che era culminata nella nota dichiarazione resami il 4 luglio dai dirigenti del partito separatista2, i quali, nell’offrire al rappresentante del Governo la loro piena collaborazione per la miglior soluzione di tutti i problemi locali, si dichiaravano fra l’altro pronti a prendere in esame il progetto per l’autonomia regionale da me approntato per incarico della S.V. limitandosi ad esprimere dei voti circa la portata dell’autonomia stessa ma senza prendere peraltro una precisa ed indefettibile posizione per una circoscrizione territoriale ristretta al solo Alto Adige di lingua tedesca.
Ogni atteggiamento conciliativo è peraltro venuto a cessare dopo che talune espressioni dell’accordo del 5 settembre sono valse, nella loro interpretazione letterale, ad indurre gli ambienti interessati - al di qua ed al di là della frontiera - a considerare definitivamente acquisita la concessione dell’autonomia nell’ambito esclusivo dell’Alto Adige, con larghe facoltà di autogoverno sotto la garanzia internazionale delle Potenze firmatarie del trattato di pace. Né la successiva precisazione ufficiale circa la portata dell’accordo in ordine all’autonomia - da concretarsi, anche attraverso consultazioni con gli elementi locali interessati, in una ”cornice“ (frame) territoriale che sarebbe stata precisata successivamente -è valsa in alcun modo a raffrenare le dilaganti affermazioni che si vanno facendo ormai sempre più ambiziose in una atmosfera di euforia che potrebbe indurre a pericolosi sviluppi se dovesse ancora tardare una più recisa ed esplicita presa di posizione da parte del Governo atta a ricondurre la situazione nei suoi limiti effettivi.
Nel mese trascorso dalla firma degli accordi di Parigi è stato tutto un susseguirsi, nella stampa tedesca di Bolzano ed in quella di oltre frontiera, di affermazioni sempre più aperte e categoriche in ordine agli intendimenti con cui viene interpretata negli ambienti interessati la portata degli accordi stessi. Non sto a fermarmi in una dettagliata esposizione di questi atteggiamenti della stampa, che non ho mancato di segnalare di volta in volta a codesta Presidenza. Sta tuttavia di fatto che ad una certa acquiescenza da parte nostra rispetto alle posizioni prese dalla stampa han fatto successivamente riscontro delle prese di posizione altrettanto sicure e recise da parte di esponenti allogeni all’interno e di uomini politici responsabili in Austria.
È già noto alla S.V. l’atteggiamento assunto dalla ”Sudtiroler Volkspartei“ rispetto alla questione della revisione delle opzioni, che il predetto partito, pur essendosi indotto ad accettare in pieno il progetto di legge concordato con i suoi rappresentanti autorizzati nelle conversazioni tenutesi a Roma presso codesta Presidenza, vorrebbe ora fosse sottoposta ad un nuovo esame bilaterale, con l’intervento di rappresentanti del Governo austriaco. Si invoca a tal fine il testo dell’accordo del 5 settembre, dando mostra soprattutto, anche attraverso chiare allusioni di stampa, che si va oltre le speranze di nuove ancor più generose concessioni da parte nostra, ma si punta addirittura verso quella inammissibile richiesta del ”colpo di spugna“ che è stata sempre nei voti degli ambienti più irriducibili della Volkspartei.
Analoghe prese di posizione si sono ora avute per ciò che concerne la portata dell’autonomia regionale. Come ho avuto modo di riferire con mio telegramma del 2 corrente 1, il ministro Gruber ad lnnsbruck ha categoricamente affermato che, per quanto riguarda la delimitazione del territorio autonomo dell’Alto Adige, l’accordo prevede che nell’autonomia siano compresi la provincia di Bolzano ed i comuni mistilingui del Trentina ed ha aggiunto che, se da parte italiana la questione della delimitazione di detta autonomia è ancora aperta, ciò può intendersi solo nel senso che i sudtirolesi partecipanti alle trattative future al riguardo potrebbero anche chiedere una estensione del territorio autonomo oltre i termini dell’accordo intervenuto con l’Austria.
Ancora più incisivo, malgrado certa ordinarietà di espressioni adoperate, è peraltro quanto il ministro Gruber ha dichiarato in occasione di una conferenza stampa tenuta a Vienna il 2 corrente, nella quale, a quanto viene riferito dalla stampa austriaca, egli si è espresso nei seguenti termini: ”La delegazione sudtirolese si è dichiarata d’accordo con le proposte da noi elaborate e stese nell’accordo italo-austriaco. Questo accordo ha fatto mettere in giro varie voci e soprattutto a proposito delle frontiere della zona autonoma. Signori, né De Gasperi ci ritiene così pazzi, né noi riteniamo De Gasperi così pazzo da voler affidare l’autonomia dei sudtirolesi austriaci ad una maggioranza italiana“. Allego, per il rilievo che l’intervista presenta nel suo complesso, la traduzione di quanto ha riferito a proposito il Tiroler Tageszeitung di Innsbruck del 3 corrente.
A conclusione infine di questa concertata azione politica è venuta oggi la pubblicazione su Dolomiten di un comunicato ufficiale della ”Sudtiroler Volkspartei“ sulle deliberazioni prese dal Comitato esecutivo del partito convocato ieri in Bolzano il quale ha rivolto nell’occasione un proclama al ”popolo sudtirolese“. Unisco le copie, nella traduzione, del comunicato e del proclama. Da esse è agevole riscontrare quanto irrigiditi siano ormai divenuti gli atteggiamenti del partito allogeno, specie in materia di revisione delle opzioni e di autonomia: per la prima questione si reclama ancora una volta l’avviamento di trattative con il Governo austriaco, mentre per la seconda si respinge, senza previsione di compromessi, ogni possibilità di inquadramento della autonomia nell’ambito della Regione tridentina.
Particolare rilievo va poi dato, per mettere in luce la posizione che ormai la Volkspartei ritiene di poter assumere nella gestione della cosa pubblica in Alto Adige, alla iniziativa presa dal Comitato esecutivo del partito per la costituzione di una commissione incaricata ”di presentare uno schema di statuto di autonomia per il Sudtirolo e di trasmetterlo per conoscenza, al Governo“. Ed è infine da porre in evidenza, specie per le ripercussioni sfavorevoli che non mancherà di determinare negli ambienti italiani, l’altra richiesta diretta ad ottenere che ”siano emanate disposizioni transitorie, in attesa dello statuto dell’autonomia, per una partecipazione percentuale, in rapporto numerico, della popolazione sudtirolese, agli impieghi nei vari rami dell’amministrazione provinciale“. Per chi vive in questi ambienti ed è esperto di ciò che cova negli spiriti, appare ben chiaro, attraverso codeste enunciazioni, quali atteggiamenti si riprometterebbero di assumere gli allogeni, dopo di aver ottenuto lo statuto per l’autonomia, nei confronti degli italiani i quali occupano attualmente posizioni prevalenti nella pubblica amministrazione.
Quel che è poi da mettere in particolare evidenza è il tono di provvisorietà che ostentatamente si vuoi dare alla situazione raggiunta attraverso l’accordo di Parigi: mentre sembrava che, come contropartita delle generose e lungimiranti concessioni italiane, fosse da attendersi una definitiva rinuncia alle pretese separatiste, sono invece insistenti nella stampa c nelle dichiarazioni ufficiali le affermazioni che condizionano a contingenti necessità d’indole internazionale la temporanea rinuncia all’inalienabile diritto di autodecisione. Alla stessa stregua è d’uopo fermare l’attenzione sulla non meno ostentata diffidenza verso la lealtà e l’onestà con cui da parte italiana potrà essere assecondata la conclamata lealtà ed onestà che i sudtirolesi si accingerebbero a porre in atto nel dare esecuzione agli accordi: il tutto in termini deliberatamente tendenziosi, che non mancano, specie per l’insistenza di tali gratuiti apprezzamenti, di contribuire allo scoraggiamento ed alle apprensioni con cui gli ambienti italiani assistono al crescendo delle pretese allogene. Ed è ormai una manovra ben chiara: chiedere le concessioni più vaste ed estreme e cercare di sfruttare in pieno la situazione, salvo a gridare alla slealtà allorquando non fosse dato di assecondare le ambiziose pretese di parte allogena.
A voler trarre le conseguenze da quanto precede, risulta evidente come per tutti gli aderenti alla S.V.P., in virtù dei noti accordi di Parigi, l’autonomia in discussione non possa riguardare altro e solamente che le popolazioni comprese in questa provincia e nei comuni mistilingui di quella di Trento. Ma v’è di più: la stessa interpretazione si fa strada anche in un numero considerevole di elementi di lingua italiana: con un senso di amaro sgomento in quelli qui immigrati dalle vecchie provincie, come pure nei cosiddetti ”trentini“ qui trapiantati; con una certa indifferenza invece in quelli originari di questa provincia a causa del tradizionale antagonismo che nutrono verso i trentini di cui paventano l’invadenza, così che, a loro dire, non sanno quale scegliere tra i due mali: sottostare ad una maggioranza di lingua tedesca o a quella degli elementi trentini.
Naturalmente, in tutto questo giocano a dismisura il tornaconto personale e le ambizioni, ché il sentimento di nazionalità in fondo ha, nella maggioranza, una eco molto affievolita.
Anche la stampa di partito sembra appoggiare la tesi della S.V.P. ove si pensi, ad esempio, come la vedova Battisti, riprendendo un motivo già lumeggiato nel luglio scorso, in un articolo pubblicato sull’Avanti del 15 settembre, plaude all’accordo De Gasperi-Gruber perché costituisce ”la fine di un incubo per quei trentini che, nella minaccia di una autonomia che accomunasse in ibrido forzato connubio Trento con Bolzano, sentivano umiliata la propria dignità di italiani“. E lo stesso quotidiano commenta l’articolo dando per ”certa“ l’interpretazione di una autonomia speciale e distinta dell’Alto Adige. E mentre l’on. Grieco, deputato comunista, in una intervista ha propugnato una autonomia per il ”Trentino-Alto Adige“, un sudtirolese esponente del partito comunista locale, Silvio Fior, in un articolo pubblicato nel foglio comunista di Bolzano scrive che in base ”ai più elementari principi della nostra concezione democratica, se le popolazioni al nord di Salorno non desiderano una unione col Trentino, questa non si può realizzare anche se la maggioranza dei trentini la vorrebbero“.
Superfluo aggiungere che siffatte interpretazioni ed opinioni sono riprese e commentate favorevolmente nella stampa di oltre Brennero e spiegano anche una certa influenza fra le popolazioni della regione tridentina. Tutto ciò serve a creare in definitiva, pressoché in tutti gli ambienti italiani delle due provincie, un senso di angosciosa incertezza e di malessere di fronte al quale gli elementi di lingua tedesca che, fra l’altro, considerano questi accordi semplicemente come una battuta di aspetto per riprendere fiato ed intonare, a momento opportuno, il vecchio ritornello dell’autodecisione, hanno serrato le fila compatti agli ordini del comitato centrale (Vienna-Innsbruck) non solo per mantenere ad ogni costo le posizioni raggiunte tramite detti accordi (principalmente: autonomia per il solo Alto Adige - colpo di spugna per le opzioni - infiltrazione in tutte le amministrazioni pubbliche, specie nei posti di comando, di un adeguato numero di impiegati sudtirolesi), ma per cercare di strappare ogni ulteriore possibile concessione, forti di questa specie di aureola di vittime che - a quanto sembra - hanno saputo acquistarsi, a buon mercato, nel mondo internazionale e particolarmente presso quello inglese col quale sono tuttora in contatto.
Di fronte a questa situazione si sente ogni giorno più la necessità che molti punti degli accordi vengano precisati al più presto e principalmente quelli relativi alla revisione delle opzioni (questione che inceppa, ad ogni piè sospinto, la vita economica, sociale e politica della provincia) ed alla autonomia. Che se per quanto attiene a quest’ultima, la questione tuttora aperta, circa la sua estensione territoriale, dovesse essere risolta secondo l’interpretazione data ripetutamente e recisamente dal ministro Gruber, il lavoro sin qui faticosamente compiuto apparirebbe inutile e si dovrebbe procedere a nuove e laboriose consultazioni in condizioni di maggior disagio perché avremo di fronte quelli che oggi - dopo Parigi - si considerano ritornati ”padroni“ dell’Alto Adige e che, come mi ha detto oggi uno dei loro giornalisti più battaglieri, il barone Cles, di questi accordi non vedono che l’utilità economica per cui definiscono la convivenza dei due gruppi etnici conseguente agli accordi stessi ”un matrimonio di pura convenienza“.
Ho per mia parte cercato di fare opera di persuasione negli ambienti italiani e di moderazione in quelli allogeni, insistendo soprattutto nel sostenere il punto di vista, più volte confermatomi costà, che i termini dell’accordo italo-austriaco non sono tali da consentire le estreme interpretazioni che, per panico o per interesse, gli uni e gli altri si inducono a trame. È ovvio peraltro che, fino a quando non sarà intervenuta una presa di posizione ufficiale in proposito, ogni azione locale resterà necessariamente limitata e non potrà conseguire concreti risultati distensivi. Credo che si imponga pertanto una chiarificazione e mi auguro che essa possa presto intervenire al fine soprattutto di sottrarre la situazione politica dell’Alto Adige dall’attuale stasi caratterizzata dalla confusione delle idee e dallo irrigidimento di posizioni di cui ho fatto cenno”.
7 ottobre. Entra in vigore l’orario invernale dell’autotrasporto. Qualche esempio. Per Sarentino due corse al giorno: si parte da Bolzano alle 12.10 e alle 18.15. Da Sarentino alle 7.00 e alle 14.15. Da Tires a Bolzano alle 7.00; da Bolzano a Tires alle 17.15.
Pane e patate
8 ottobre. Bolzano. Il razionamento alimentare continua a creare situazioni di difficoltà e una serie di infrazioni annonarie. Particolarmente colpito il settore delle patate. Dopo aver emanato diverse contravvenzioni le autorità decidono di liberalizzare il mercato e il presso salta subito da 21 lire a 28 lire il chilo. Frequenti le vendite di pane senza tessera ed a prezzi eccessivi. Sul giornale Alto Adige un corsivo che è una severa reprimenda:
“I prezzi degli alimentari sono sempre troppo alti. E‘ mai possibile - si chiede il cittadino - che con tutto quel formidabile apparato burocratico istituito per la disciplina dei mercati, con tutte le pleiadi di impiegati e funzionari delle varie SEPRAL, uffici razionamento, polizie annonarie, squadre di controllo annonario, uffici per il coordinamento e la disciplina prezzi, con le centinaia di persone che in una regione dovrebbero adoperarsi a porre freno alle cupidità (sic) dei disonesti e dei vampiri del commercio, è possibile che continui in ogni campo la gazzarra speculativa, che il popolo curvo sotto il basto faticoso degli oneri e dei balzelli, paghi e paghi sempre, solo lui, anche se a volte ogni limite viene superato? (...) Le nostre considerazioni non si limitano alla questione - anche se essa è importantissima - delle patate. Parliamo della situazione generale della nostra provincia, mecca degli arbitri speculativi di pochi pescicani, terra fertile per il soddisfacimento degli appetiti più ingordi”. Mancano le mense. C’è solo quella per i dipendenti comunali. Quella della SEPRAL è stata sciolta. “Centinaia e centinaia di persone non abbienti che non possono frequentare i ristoranti sono costrette a tirare la cinghia, mangiare a volte un solo pasto al giorno per arrivare al 27 del mese”.
Al giornale arriva anche una lettera firmata da “un gruppo di massaie”:
“A Bolzano i bombardamenti hanno interamente distrutto gli impianti dell’officina del gas, che non ha ancora ripreso la sua attività. Siamo alle porte dell’inverno, carbone non ce n’è, legna, a prezzo del burro... energia elettrica scarsa già fin d’ora. Cosa faremo quando tutti, in barba ai numerosi decreti proibitivi attaccheranno le stufette o lasceranno accese le piastre delle cucine per riscaldare? Ci sono soldi per ricostruire a tutto vapore il Duomo, per rompere le strade in buono stato e rifarle, lasciando rotte quelle rotte, ci sono soldi dello Stato per contribuire alla ricostruzione dei cinema e delle sale di divertimento, ma per l’officina del gas pare che non ce ne siano. Si illuminano a giorno le vie signorili e sono completamente al buio interi rioni ove non ci sono più neppure i fili della luce (verso Rencio, Piani di Bolzano, case semirurali, eco. ecc.). Cosa faremo questo inverno? Con che cosa cucineremo? Quanto pagheremo all’azienda elettrica per cucinare le magre vivande? In tempi normali per far bollire sul fornello elettrico una certa pentola di acqua occorrevano 20 minuti, ora ce ne vogliono quattro volte tanto, e il contatore gira, gira... e avanti signori. È ovvio che se ci fosse la concorrenza del gas, anche i magnati dell’azienda elettrica ci terrebbero un po’ più a servire bene gli utenti, ma cosi...ci sono soldi per ricostruire a tutto vapore il Duomo...”
9 ottobre. Parigi. Con gli schieramenti ormai ben fissati la Commissione dei 21 approva gli articoli del Trattato di pace con l’Italia. Il numero 10, quello che contiene il riferimento all’Accordo passa come ampiamente previsto con 14 voti a favore, sei contrari da parte dei paesi del blocco comunista e l’astensione dell’Etiopia.
10 ottobre. A Bolzano prende possesso dell’ufficio di Prefetto Francesco Quaini. Sostituisce Silvio Innocenti trasferito a Roma su sua richiesta per continuare ad occuparsi delle zone di confine e in particolare di Alto Adige.
10 ottobre. Il Dolomiten annuncia che è disponile il nuovo elenco telefonico della Venezia Tridentina. Per l’Alto Adige, Bassa Atesina compresa, è in forma bilingue. La compagnia telefonica TELVE (la SIP arriverà più tardi) distribuisce gli elenchi anche presso la sede bolzanina di via Cadorna, presso le scuole professionali.
11 ottobre. Vienna. Gaja scrive a De Gasperi:
“Il ministro Gruber ha fatto, il 2 corrente ad una conferenza stampa, alcune dichiarazioni sull’attività svolta a Parigi dalla delegazione austriaca. L’esposizione del dott. Gruber è stata dedicata in massima parte all’accordo italo-austriaco per l’Alto Adige. Il ministro degli esteri austriaco ha soprattutto sottolineato la impossibilità per l’Austria di promuovere in seno alla Conferenza di Parigi un vero e proprio mutamento delle clausole di pace previste per il trattato con l’Italia in favore dell’Alto Adige, senza entrare in rapporti diretti con il Governo italiano. Il dott. Gruber ha poi ribadito la piena accettazione degli accordi da parte degli alto-atesini di lingua tedesca rappresentati a Parigi da una propria delegazione ed ha smentito che le trattative che hanno condotto all’accordo si siano svolte segretamente.
Al termine delle dichiarazioni sull’Alto Adige, il dott. Gruber ha parlato della politica estera generale dell’Austria, affermando che il compito principale che il Governo austriaco si pone è quello del raggiungimento di una piena libertà politica e di un sollecito trattato di pace. Il ministro degli esteri ha inoltre ripetuto che il Governo austriaco desidera mantenere i migliori rapporti di carattere politico ed economico con tutti gli Stati limitrofi.”
12 ottobre. Bolzano. Rinasce il comitato della Società dei concerti. L’abbonamento costa 600 lire, per non meno di otto concerti.
12 ottobre. Roma: E De Gasperi risponde a Gaja:
“Sta bene spiegazioni datele da Gruber. Ma è bene egli ricordi che anche da parte mia ho difficoltà non lievi e che recenti manifestazioni verbali e scritte austriache, non solo mi creano imbarazzi alla Camera ma, soprattutto, suscitano in Alto Adige agitazioni artificiose che non giovano a nessuno. Insistenza su inalterabili diritti austriaci sulla regione e cose del genere oltrepassano poi ogni ragionevole limite e minacciano svuotare nostro accordo di quel contenuto di amichevole conciliazione e di cordiale collaborazione che tutta opinione internazionale gli ha dato e che era ed è vivo nel mio spirito come certamente in quello di Gruber.
Atmosfera in Alto Adige, se vorremo ad un certo momento passare all’applicazione degli accordi, deve essere dunque chiarita e ciascuno posto onestamente di fronte alla realtà, che è del resto perfettamente amichevole. Spero molto che Governo austriaco vorrà agire in questo senso.
Commissione esteri Costituente ha ieri discusso accordo italo-austriaco, che sarà sottoposto fra qualche giorno all’Assemblea plenaria. Ne ho personalmente illustrato i termini e la portata, soprattutto per quanto riguarda il quadro entro il quale dovrà concretarsi l’esercizio dei poteri autonomi, quadro che sarà elaborato, a suo tempo anche - ripeto anche - in consultazione con i gruppi etnici, e il reale significato dell’inclusione dell’accordo nel trattato di pace.
È bene ella sappia che questi sono soprattutto i punti che hanno formato oggetto di discussione da parte Assemblea e sui quali ella deve mantenere in ogni suo contatto atteggiamento univoco: i limiti territoriali dell’autonomia saranno cioè da concretarsi entro quel quadro che concili esigenze italiane con reale spirito con cui l’accordo è stato stipulato e presa atto contenuta nel trattato deve intendersi come mero riconoscimento che, con l’accordo diretto fra i due Stati, questione può considerarsi internazionalmente conclusa, ciò che evidentemente preclude eventuale intervento nella questione di Potenze diverse dalle contraenti”.
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