Da un bar di Ferrara a Innsbruck
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Un’idea nata quasi per caso in un bar di Ferrara è diventata in pochi anni uno dei principali festival del giornalismo nel mondo di lingua tedesca. Merito di Benedikt Sauer, giornalista sudtirolese che vive e lavora a Innsbruck da anni, e che ha saputo sfruttare il suo essere a casa in due culture — anche giornalistiche — per fondare il Journalismusfest di Innsbruck.
“In un bar, è nata questa idea di organizzare una cosa simile a Innsbruck.”
“Non riesco quasi a credere che siamo arrivati alla quinta edizione,” ci dice al telefono da Innsbruck dove sta terminando i preparativi per l’inaugurazione di venerdì. Da altoatesino che ha sempre seguito il mondo mediatico italiano, ha letto per anni la rivista Internazionale. “Quando ho scoperto, quasi per caso, che la rivista organizzava un festival del giornalismo a Ferrara ci sono andato - era il 2010. Dal 2015 è diventato per me un appuntamento fisso”. Il festival, che porta da quasi trent’anni giornalisti di tutto il mondo a Ferrara, lo colpisce molto - lo definisce “davvero impressionante” - e, in uno dei primi anni, prende forma l’intuizione: “È stato in questa città universitaria, non grandissima e molto accogliente che, in un bar, è nata questa idea, veramente un po' pazza, di organizzare una cosa simile a Innsbruck”.
L’idea, però, non era facile da replicare. “Innsbruck non si può confrontare con la città della bassa padana”, dice Sauer “ma ha un’università, non piccola, con moltissimi studenti e che negli ultimi anni, come capitale del Tirolo, si è data parecchio da fare anche nella scena culturale: è parecchio vivace.” Quello che mancava era una struttura alle spalle: “Il festival di Internazionale ha alle spalle la rivista, una redazione non piccola, e una rete internazionale. Noi siamo partiti con poche persone, come un’associazione senza fini di lucro e senza redazione”.
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Fondatore: Bolzanino, Benedikt Sauer ha studiato letteratura a Innsbruck e a Urbino e vive a Innsbruck, dove lavora come giornalista e editorialista. Da molti anni è corrispondente dall'Austria per RaiSüdtirol. Ha lavorato per il quotidiano Der Standard ed è stato editorialista per la Tiroler Tageszeitung. Insegna anche comunicazione mediatica all'Università di Innsbruck. Foto: Gergard Berger -
La costruzione è stata graduale, fatta di relazioni con colleghi e redazioni del mondo tedesco, dalla taz di Berlino alla Süddeutsche Zeitung. Allo stesso tempo un obiettivo era chiaro fin da subito: “Volevamo che il festival fosse gratuito, o almeno la maggior parte degli eventi. Per questo era importante la collaborazione con le istituzioni locali. Il comune (con l’allora sindaco verde Georg Willi) ma anche il Land, l’università, l’associazione turistica: tutti si sono subito mostrati interessati. Pian pianino, su questi pilastri, siamo partiti”.
“È stato e rimane tuttora il primo e unico festival di questo tipo non solo in Austria ma in tutto il mondo di lingua tedesca”.
Oggi il Journalismusfest ha assunto una forma ben riconoscibile, che va oltre il classico evento concentrato in un unico spazio. Da venerdì 8 a domenica 10 maggio arriveranno nel capoluogo tirolese 170 ospiti che parteciperanno a 70 eventi in 23 luoghi diversi. Alla domanda sulle possibili spiegazioni dietro a questo successo Sauer risponde citando una serie di fattori.
“È stato e rimane tuttora il primo e unico festival di questo tipo non solo in Austria ma in tutto il mondo di lingua tedesca”. E, infatti, ci sono altri eventi dedicati al giornalismo, ma su temi molto specifici - digitale, ad esempio - ma a pagamento. “Abbiamo quindi avuto un grande interesse da parte di colleghi, già dal primo anno, e a portare idee e formati nuovi, ad esempio, registrare un podcast live”.
Il pubblico ha mostrato subito grande interesse: “Siamo riusciti a coinvolgere gente giovane, che il primo anno si è incuriosita e poi ha continuato a venire: hanno visto che portiamo temi internazionali e persone che vogliono ascoltare dal vivo”.
E infine il legame con la città: “Coinvolgendo diverse organizzazioni anche del mondo culturale abbiamo diversificato il programma e possiamo usare molti luoghi: è coinvolta veramente tutta la città.” Questi luoghi oggi comprendono, tra gli altri, il Literaturhaus, un piccolo spazio di design contemporaneo, e il Treibhaus, un centro culturale molto importante – “non solo per il Tirolo”.
“Questo mix è diventato un po' il format del festival”.
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Il programma e i temi di quest'anno
I temi - esplicitamente internazionali - vengono quindi affrontati in molti modi diversi. “Quest’anno portiamo per la prima volta in Austria una mostra sull’associazione russa Memorial, Premio Nobel per la Pace 2022, e una sul Libano, di cui parleremo molto. Parliamo di Ungheria, Slovacchia, Bielorussia”. Da questo Paese arriverà anche Ales Bialiatski, che ha condiviso il Nobel con Memorial, scarcerato dopo anni di prigionia e ora in esilio: presenterà un documentario sulla sua storia. Ma non si affronta solo geopolitica: “Ci sono anche scienziati e altri esperti, e storie, come quella di due calciatrici afghane raccontata in un film: anche questo è un modo di raccontare l’informazione attraverso le persone e non solo attraverso i giornalisti”.
Uno spazio importante di incontro tra giornalisti, pubblico e temi globali
Il vero protagonista resta, comunque, il giornalismo in difesa della democrazia, grazie anche a testimonianze come quella del giornalista turco Can Dündar in esilio in Berlino, o il collegamento con Amy Goodman, storica reporter investigativa del sito Democracy Now! negli USA.
Ma si parlerà anche di fatti e vicende di casa nostra, ad esempio in una discussione nel giorno di apertura sulle Grenzüberschreitende Nachbarschaften. “In un momento in cui i nazionalismi crescono mi sembrava importante parlare del progetto transfrontaliero dell’Euregio, un concetto di cooperazione che compie 15 anni in questa Europa che funziona - bene o male.” Per Sauer – sudtirolese che ha costruito la sua carriera a cavallo di due culture – questo panel ha un significato particolare: il festival stesso, in fondo, è nato proprio grazie al quel confine.
Questo e altri tre eventi verranno riconosciuti ai fini della formazione professionale – un importante momento di collaborazione e di riconoscimento del festival da parte dell’Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige.
E, come ogni anno, ci sarà un momento di leggerezza con il Reporter Slam, un formato del giornalismo di lingua tedesca ormai rodato, con partecipanti da Germania, Austria, Svizzera, Liechtenstein e Sudtirolo, quest’anno rappresentato da Friedrich Heinz di RaiSüdtirol.
L’idea “un po' pazza” nata a Ferrara è diventato uno spazio importante di incontro tra giornalisti, pubblico e temi globali, e un tentativo concreto di riportare il giornalismo nello spazio pubblico. “Non avevamo una ricetta precisa”, dice Sauer. “È nato pian pianino.” Come, del resto, tutte le cose che durano.
Informazione e programma sul sito del festival.
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