Cronaca | Trento

Carbone delle Alpi, liberi tutti

Il Tribunale del Riesame ha revocato la custodia in carcere ai dipendenti provinciali Angelucci e Marri, al presidente del CDA di Leeg Tappeiner, nonché a Trenkwalder e Rosanelli. Ai cinque indagati non è stata applicata nessuna misura alternativa.
Seehauserfoto, Instgram, Raiffeisenverband

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Svolta nell’inchiesta Carbone delle Alpi: il Tribunale del riesame ha revocato la custodia cautelare per Giulio Angelucci, direttore dell’ufficio Gestione rifiuti dell’Agenzia provinciale per l’Ambiente, Andreas Marri, tecnico dell’Appa, e Andreas Tappeiner, presidente del consiglio di amministrazione della Leeg, il consigliere della società Hugo Trenkwalder e il consulente ambientale Rupert Rosanelli. A tutti e cinque gli indagati non sono state applicate misure diverse in sostituzione al carcere, neanche la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio. Entro la giornata di oggi tutti e cinque torneranno a casa dopo 16 giorni di carcere. In totale sono 19 le persone indagate dalla DDA della Procura di Trento per sospetto  traffico illecito transfrontaliero di rifiuti e frode commerciale. 

 

Non sono state applicate misure diverse in sostituzione al carcere, neanche la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio

 

Soddisfatto l’avvocato trentino Alberto Cunaccia, che assiste Angelucci: “Il collegio ha annullato l’ordinanza, revocato la misura e ordinato l’immediata liberazione. Inoltre non sono state applicate misure diverse in sostituzione al carcere, neanche la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio”. Anche per Rosanelli, difeso dall’avvocato Igor Janes, non sono state applicate misure cautelari in alternativa al carcere. “Era importantissimo che questa misura fosse revocata, in gioco c’era la libertà personale”, commenta Janes. In pratica, gli indagati potranno tornare al lavoro da subito, anche coloro che sono dipendenti della pubblica amministrazione. “Sono state settimane molto pesanti per i nostri assistiti, che hanno passato oltre 16 giorni in carcere da incensurati”, commenta l’avvocato Marco Mayr, legale di Trenkwalder e Tappeiner. 

Flavio Ruffini: è il direttore dell'APPA, anche lui è indagato nell'inchiesta e al momento è sospeso dall'esercizio del pubblico ufficio per un anno LPA/Fabio Brucculeri

Una scelta molto significativa e in netto contrasto con il pugno duro dell’ordinanza del Gip Enrico Borrelli, che pochi giorni fa aveva esplicitamente escluso misure cautelari più leggere come gli arresti domiciliari perché: la “prosecuzione degli illeciti”, i “continui sviamenti”, la “ricerca di nuove strategie” e il “manifestato disprezzo verso gli inquirenti” — con tentativi di infiltrazione documentati — rendevano le altre misure insufficienti. Una decisione che aveva sconvolto l’opinione pubblica, tanto da far intervenire l'Associazione nazionale magistrati (Anm) del distretto Trentino-Alto Adige per difendere i magistrati dell’inchiesta (ne abbiamo scritto qui). “La presa di posizione da parte dell’A.N.M. non va interpretata in modo negativo - commenta Mayr -. Anzi, se letta correttamente, trasmette un messaggio rassicurante: non si vuole spettacolarizzare la vicenda né sostenere aprioristicamente che in Alto Adige ci siano infiltrazioni mafiose. Si invita piuttosto ad avere fiducia in chi è chiamato a decidere sulla libertà delle persone. Una fiducia che, alla luce delle ordinanze emesse, appare ben riposta”. 

Le motivazioni che hanno spinto i giudici del Tribunale del Riesame a revocare tutte le misure saranno note solo tra 15 giorni, al deposito della decisione. Nel frattempo il Tribunale si dovrà esprimere anche sul caso di Flavio Ruffini, direttore dell’Appa, l’unico tra gli indagati altoatesini a non essere finito in custodia cautelare in carcere. Il suo avvocato Federico Fava ha fatto appello contro la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per un anno, l’udienza è in programma per il 9 giugno. 

L'inchiesta Carbone delle Alpi

L’operazione “Carbone delle Alpi” è un’inchiesta avviata nel 2022 dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Trento, coordinata dalla DDA della Procura di Trento con il supporto di Europol, Eurojust e OLAF. Gli inquirenti ipotizzano un sistema che avrebbe trasformato ceneri inquinanti -scarti di piro-gassificazione contenenti idrocarburi e diossine - in prodotti commercializzati come ecosostenibili: carbonella da barbecue, fertilizzanti, mangimi e materiali edili. Secondo gli inquirenti, le ceneri venivano registrate fraudolentemente presso l’ECHA come “charcoal”, poi rivendute tramite canali multipli: in Croazia diventavano bricchette per barbecue (con leganti plastici, non amido, invisibili dall’esterno), a Renon venivano mescolate per produrre fertilizzante e Terra Preta, e venivano usate anche nel mercato dei crediti di CO2.

Il profitto illecito stimato dagli inquirenti ammonta a 1.750.000 euro per la società LEEG e 525.000 euro per VERSCIACO s.r.l. Il ruolo degli enti pubblici è centrale nell’accusa: secondo il GIP, senza la copertura dei funzionari dell’APPA - tramite “valutazioni di comodo”, omissioni nei controlli e pressioni su dipendenti e politici - il sistema non avrebbe retto ai controlli nazionali ed europei.

L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vige il principio di non colpevolezza.  

Matthias Böckel, Pixabay