Dal primo al 7 luglio 1946
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Piccolo riassunto degli avvenimenti di giugno
I sudtirolesi continuano a manifestare chiedendo l’autodeterminazione, ma intanto debbono fare da spettatori rispetto ad un altro cambio epocale. Erano sudditi del Regno e diventano cittadini della Repubblica. Non votano al referendum del 2 giugno a parte quelli della Bassa Atesina aggregati a Trento. Intanto c’è attesa per la riunione dei Ministri degli Esteri dei quattro grandi prevista a Parigi. Dovrà decidere tra l’altro sulla richiesta austriaca di concedere a Vienna le famose “minori rettifiche” del confine con l’Italia. Rettifiche che poi tanto minori non sembrano. Il ministro degli esteri austriaco Gruber ha chiesto tutta la Pusteria, l’alta Valle d’Isarco e possibilmente anche Bressanone. Il Vescovo Geisler scrive una lettera accorata al Ministro inglese Bevin chiedendo la libertà dal giogo italiano per i suoi fedeli. Tutto inutile. Il 24 giugno i Ministri decidono: nessuna rettifica, prevale l’atteggiamento del russo Molotov.
1 luglio. Bolzano. Il Dolomiten dedica quasi l’intera edizione al resoconto della cerimonia religiosa che, in occasione del Sacro Cuore, ha portato a Bolzano migliaia di sudtirolesi. Una processione che è stata anche orgogliosa rivendicazione di un’identità culturale e storica.
2 luglio. Bolzano. Partono i bambini ospitati nella colonia di Diano Marina. Seguiranno a giorni quella della colonia montana di San Vigilio.
3 luglio. Vienna. L’ambasciatore Coppini aggiorna De Gasperi sul discorso tenuto da Gruber al Parlamento Austriaco:
“Come era prevedibile, - scrive nel telegramma - ministro degli affari esteri ha concluso riaffermando intransigente intenzione del Governo austriaco mantenere integra richiesta plebiscito Alto Adige che sarà presentata con tenacia in ogni occasione e particolarmente alla Conferenza della pace e da oggi in poi innanzi qualsiasi ente internazionale. Egli ha aggiunto che con ciò viene meno intenzione del Governo austriaco discutere con l’Italia, dopo aver ottenuto rettifiche di frontiera in Val Pusteria, intera questione per ottenere soluzione reciprocamente soddisfacente che sarebbe stata inizio sincera politica amicizia. Discorso ha avuto principalmente scopo difendere posizione personale Gruber in seguito evidenti illusioni che egli si era fatto ed aveva fatto nascere circa cessione Val Pusteria ad Austria. Dichiarata intransigenza, espressioni di amarezza per mancato appoggio Potenze, crude indiscrezioni circa retroscena diplomatico confermano ipotesi suddetta. Tono personale ha reso però evidente impressione di durezza e di mancanza souplesse anche nei riguardi di Potenze occidentali, impressione che non so quanto possa giovare a situazione di questo Paese. Discorso prova comunque che atteggiamento grandi Potenze occidentali ivi compresi Stati Uniti circa complessiva questione Alto Adige è stato ed è tutt’ora incerto. Questione predetta non può, a mio avviso, considerarsi definitivamente chiusa a nostro favore con recente decisione circa Val Pusteria, poiché a quel momento giocavano situazioni contingenti che discorso Gruber ha chiaramente e giustamente interpretate. Mercè agitazione Governo austriaco, questione complessiva sarà certamente risollevata in altro momento, quando essa possa servire quale mezzo di pressione nei nostri riguardi. D’altronde questi circoli inglesi sono convinti che occorre aiutare Austria nei confronti U.R.S.S., mentre d’altro canto francesi, specialmente militari, appoggiano questo Paese per evitare un eventuale Anschluss con Germania risorta e quale tradizione di una sorpassata politica danubiana. Per quanto concerne U.R.S.S. divido pienamente valutazione nostro ambasciatore Mosca che atteggiamento sovietico più che favorevole a noi deve essere interpretato in senso ostile Austria ed in funzione attuale politica austriaca verso Jugoslavia”.
(Nella foto: Karl Gruber)
3 luglio. Washington. Secondo l’ambasciatore negli USA Tarchiani non bisogna fidarsi troppo della decisione sul confine del Brennero presa a Parigi:
“La favorevole decisione circa lo status quo adottata, - scrive a De Gasperi- non deve lasciarci tranquilli. È evidente che tra gli scopi di tale decisione vi è stato quello di indebolire i nostri argomenti ”etnici“ per la Venezia Giulia. Vi è inoltre il pericolo, da valutarsi pienamente, di un risorgere della questione in sede della Conferenza dei Ventuno ed in occasione di nostre resistenze alla firma del trattato. Mi sembra, quindi, indispensabile provvedere a porre detta Conferenza di fronte ad un complesso di nostri provvedimenti e propositi estremamente conciliativi e liberali per l’Alto Adige. Dato l’attuale stato d’animo austriaco sarà probabilmente difficile cominciare a trattare fin da ora con Vienna per lo stabilimento di stretti rapporti italo-austriaci e dovremo limitarci all’enunciazione di nostri propositi unilaterali. Comunque, mi sembra che nell’attuale nostra situazione internazionale, una nostra concreta politica di ripresa debba puntare verso l’Austria per tutto quanto ci sarà possibile. Per quel che riguarda gli Stati Uniti, sono note a codesto Ministero le difficoltà e le riluttanze che si sono dovute superare finché, alla fine dello scorso agosto, il Dipartimento di Stato abbandonò la tesi filo-austriaca. Tuttavia vari settori, anche influenti, dell’opinione pubblica americana e della stampa continuano a manifestare disapprovazione per le deliberazioni adottate e per la posizione presa da Byrnes”.
3 luglio. Bolzano. Emessa la sentenza per la strage nazista del 30 maggio 1945 a Merano. Ergastolo per una giovane donna sudtirolese indicata come la maggior fomentatrice della rappresaglia tedesca contro un gruppo di operai italiani che manifestavano per la Liberazione. Condanne a trent’anni di reclusione per altri imputati. Alcune assoluzioni. Per la gravità dei reati e l’entità delle pene inflitte i condannati non potranno beneficiare dell’amnistia per i reati politici varata qualche giorno prima (22 giugno) dal Guardasigilli Togliatti e che invece provoca la scarcerazione di una ventina di condannati per collaborazionismo da parte della Corte d’Assise Straordinaria.
Il “giallo” del documento fantasma
4 luglio. Bolzano. Matura in quei giorni una vicenda, ancor oggi avvolta da un certo alone di mistero e che riguarda un voltafaccia clamoroso (se fosse veramente avvenuto) dei dirigenti della Südtiroler Volkspartei sulla linea politica del loro partito. Al centro di tutto un documento fatto circolare in quelle ore dal Prefetto di Bolzano Silvio Innocenti al termine di un colloquio con l’Obmann SVP Erich Amonn e con il segretario del partito Josef Raffeiner. Ecco il testo del memorandum con gli impegni assunti dai rappresentanti sudtirolesi e siglati davanti al Prefetto così come trasmesso da Innocenti a De Gasperi e poi inoltrato a vari ambasciatori:
“Il punto tre del programma del partito sud tirolese che autorizza i suoi rappresentanti a sostenere dinnanzi agli Alleati il diritto di autodecisione - con esclusione però di ogni mezzo illegale - perde la sua pratica importanza nel momento in cui avrà luogo la decisione definitiva sulla appartenenza stabile di questo territorio e non costituirà, pertanto, ulteriormente parte del programma del partito. 2) Indipendentemente da quanto sopra, il Suedtiroler Volkspartei fino da questo momento offre la sua piena collaborazione al rappresentante del Governo per la migliore soluzione di tutti i problemi locali, alla stessa stregua degli altri partiti. A questo scopo il Suedtiroler Volkspartei prenderà subito in esame il progetto di autonomia elaborato dal rappresentante del Governo, per fargli conoscere ufficialmente le proprie idee in proposito. Per ragioni facilmente comprensibili il Suedtiroler Volkspartei non era fino ad ora in condizioni di portare la questione della autonomia in una pubblica discussione del partito; però il partito è a cognizione che la maggioranza della popolazione sudtirolese preferirebbe un’autonomia limitata alla provincia di Bolzano ed ai comuni mistilingui di Trento pur non disconoscendo però i molteplici interessi comuni che legano questa provincia al Trentino. Per questa considerazione il Suedtiroler Volkspartei prega il rappresentante del Governo di esprimere allo stesso questo suo desiderio per modo che alle popolazioni di cui sopra siano garantiti in larga misura i loro interessi, culturali ed economici. 3) Il Suedtiroler Volkspartei si impegna di adoperarsi per una distensione degli animi della popolazione sudtirolese e prega il Governo di dare ai problemi che più da vicino toccano la popolazione sudtirolese e principalmente quello attinente alle opzioni, la soluzione più generosa possibile. 4) La direzione del partito sudtirolese riunirà fra pochi giorni la Giunta centrale (una trentina di membri) per portare all’approvazione della stessa un ordine del giorno che mira ad un cambiamento concreto nell’indirizzo politico del partito ai fini della pacificazione dei due gruppi etnici”.
(Nella foto, da sx: Erich Amonn, Josef Raffeiner)
Come si vede le novità contenute nel documento non sono né poche né di poca rilevanza. La più clamorosa è sicuramente quella relativa alla rinuncia al diritto all’autodeterminazione, con la conseguente decisione di chiudere ogni forma di campagna politica separatista.
Secondo lo storico austriaco Rolf Steininger il documento potrebbe molto probabilmente essere una “creazione” dello stesso Innocenti che vi avrebbe trasfuso il senso di un colloquio avuto, e questo è indubitabile, con i vertici della Südtiroler Volkspartei in quei giorni. Forti dubbi sulla presenza delle firme dei due esponenti sudtirolesi in calce al documento e dubbi altrettanto marcati sulla parte riguardante la rinuncia l’autodecisione.
Fatto sta che sicuramente il Prefetto fece circolare il documento mandandone copia anche a Roma. Inizia così, nel segno di una forte ambiguità, una vicenda, quella dei rapporti, gestiti proprio da Silvio Innocenti, tra la SVP e De Gasperi sulla futura autonomia che costituirà nelle settimane nei mesi successivi uno dei filoni portanti di questo capitolo della questione altoatesina.
Quando riceve gli esponenti SVP, Innocenti ha tra l’altro nel cassetto, il “suo” progetto di Statuto di Autonomia. Una novantina di articoli che prevedono la scomparsa delle due province di Trento e Bolzano, sciolte nell’ambito di una regione, la “Venezia Tridentina” che dovrebbe esercitare le sue competenze su una lunga seri di materie, dall’urbanistica all’agricoltura, con il complesso sistema di funzionamento che prevede alcuni elementi di garanzia per la minoranza linguistica, ma in un contesto nel quale il controllo politico è saldamente in mano alla maggioranza di lingua italiana. Da questo progetto si partirà poi, sempre sotto la guida di Innocenti, per la creazione di quello che diverrà, nel gennaio del 1948, il primo Statuto di Autonomia.
5 luglio. Trento. Arriva la tappa del Giro d’Italia che trascura le strade altoatesine. Gino Bartali in maglia rosa.
5 luglio. Bolzano. Il giornale Dolomiten raccoglie gli echi del dibattito al Parlamento di Vienna con un titolo a tutta pagina: “L’Austria non rinuncerà mai al Sudtirolo”.
Chi era Silvio Innocenti
Con questa puntata della nostra cronaca entra in scena anche uno dei personaggi che vi reciteranno, come già abbiamo avuto modo di accennare più sopra, un ruolo da protagonista: il prefetto Silvio Innocenti. Vale dunque la pena di accennarne alcuni dati biografici.
Nasce a Firenze nel 1889. Dopo la laurea in scienze sociali entra nei ranghi del Ministero dell’Interno nel 1918 e percorre, negli anni successivi, tutti della carriera prefettizia. Nel 1943 è nominato prefetto di prima classe. All’indomani dell'8 settembre si trova, come Prefetto di Taranto, a gestire la ricostruzione delle strutture statali nell’Italia liberata. Nel 1944 viene distaccato presso la commissione per lo studio della delimitazione dei confini orientali e occidentali d’Italia. Il 10 gennaio 1946 è nominato Prefetto di Bolzano e prende il posto del primo rappresentante governativo dopo la liberazione: il socialista Bruno de Angelis. Contemporaneamente riceve anche la nomina a Consigliere di Stato. Nel 1947 De Gasperi lo chiama a Roma per seguire i lavori della Costituente con particolare riferimento agli statuti regionali in via di definizione. Viene creato per questo un apposito ufficio che deve curare l’applicazione degli accordi italo austriaci del 1946. Alla fine del 1947 viene creato presso la Presidenza del Consiglio l’Ufficio Zone di Confine (UZC) e Innocenti lo dirige sino al 1954, quando l’UZC, fortemente osteggiato dalla SVP, viene soppresso. In tutti questi anni la posizione di Silvio Innocenti è quella di magistrato fuori ruolo presso il Consiglio di Stato. De Gasperi desidera che si applichi a tempo pieno alla questione delle zone di confine. Nel 1955 rientra formalmente in servizio, ma non risultano atti amministrativi a lui attribuibili. Muore a Roma nel luglio del 1958.
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