Immagine: Hofburg
Politica | Parigi 80 anni dopo

L’Accordo di ieri, il collegio di oggi

Mattarella e Van der Bellen celebrano gli 80 anni dell’Accordo De Gasperi-Gruber mentre noi dobbiamo convivere con la visione di un collegio elettorale disegnato su misura etnica.

Questo articolo è gratuito per te. Il giornalismo indipendente in Alto Adige ha però bisogno del tuo sostegno. Saremmo lieti se sottoscrivessi un abbonamento a SALTO. Grazie mille!

Abbonati ora a S+

Chissà se qualcuno al Quirinale si è preso la briga di spiegare al Presidente Sergio Mattarella le beghe intorno alla creazione di un nuovo collegio elettorale con gerrymandering in Bozner sauce. Non sembra materia presidenziale, o comunque, non tale da distrarre il Capo dello Stato in questi tempi incerti di guerre, sconvolgimenti geopolitici, fatica economica, minacce russe e capipopolo nostrani, condite con grandinate e caldo storici - temi rispetto ai quali Mattarella rappresenta, agli occhi di molti cittadini, una figura pacata che trova sempre le parole per stare dalla parte, se non della ragione, almeno della ragionevolezza.

Così oggi Mattarella troverà le parole giuste per celebrare un anniversario importante, degno di essere celebrato, evitando di scendere nella Bassa querelle della nostra torrida estate. Meglio così: ci farà bene passare una giornata ricordando quegli anni e quell’Accordo, per raggiungere il quale agirono uomini “reciprocamente mossi da un eguale spirito di comprensione e di benvolere e questa era la migliore garanzia a cui si affidava”, per i quali la rinuncia è stata la strada che ha condotto al successo, come ha ben sintetizzato Günther Pallaver. (I diari di quei giorni, riassunti nella precisa cronaca di quei mesi che ha tenuto Maurizio Ferrandi, meritano di essere letti anche in questa chiave). 

Ci aspettiamo che anche il Presidente austriaco Alexander Van der Bellen si concentrerà sul significato di quell’Accordo in quel momento storico e per gli anni futuri, ma forse senza spingersi proprio ai giorni nostri - gli toccherebbe svelare come si comporterà, Vienna, quando le verrà chiesto il suo parere…

A noi che non torneremo nelle belle capitali ma resteremo qui, il compito di convivere con un inizio settembre mai così caldo e con un po‘ di nostalgia per lo spirito in cui nacque quell’Accordo, con la consapevolezza un po’ amara che - in qualsiasi modo finisca  - il dibattito sul Wahlkreis ci ha impoverito un po' tutti: non perché non siamo ormai abituati al fatto che tutto, in questa terra, finisca in un dibattito etnico, o perché l’appartenenza non conti nulla. Ma perché è povera una classe politica che si vuole scegliere gli elettori, povera una strategia che spera solo nel fallimento della riforma elettorale nel parlamento romano, e povera una visione dell’Alto Adige/Südtirol che ancora offre agli elettori una scelta etnica rivendicandola come una grande vittoria. Come se fosse una lingua, e non un programma politico concreto, che ci aiuterà ad affrontare caldo, grandinate, culle vuote, guerre ai confini, salari bassi e mancanza di case a prezzi decenti. 

Rimani sul pezzo con il nostro canale WhatsApp!

Aggiungi SALTO alle tue fonti preferite su Google