L’Accordo di ieri, il collegio di oggi
Questo articolo è gratuito per te. Il giornalismo indipendente in Alto Adige ha però bisogno del tuo sostegno. Saremmo lieti se sottoscrivessi un abbonamento a SALTO. Grazie mille!
Abbonati ora a S+Chissà se qualcuno al Quirinale si è preso la briga di spiegare al Presidente Sergio Mattarella le beghe intorno alla creazione di un nuovo collegio elettorale con gerrymandering in Bozner sauce. Non sembra materia presidenziale, o comunque, non tale da distrarre il Capo dello Stato in questi tempi incerti di guerre, sconvolgimenti geopolitici, fatica economica, minacce russe e capipopolo nostrani, condite con grandinate e caldo storici - temi rispetto ai quali Mattarella rappresenta, agli occhi di molti cittadini, una figura pacata che trova sempre le parole per stare dalla parte, se non della ragione, almeno della ragionevolezza.
Così oggi Mattarella troverà le parole giuste per celebrare un anniversario importante, degno di essere celebrato, evitando di scendere nella Bassa querelle della nostra torrida estate. Meglio così: ci farà bene passare una giornata ricordando quegli anni e quell’Accordo, per raggiungere il quale agirono uomini “reciprocamente mossi da un eguale spirito di comprensione e di benvolere e questa era la migliore garanzia a cui si affidava”, per i quali la rinuncia è stata la strada che ha condotto al successo, come ha ben sintetizzato Günther Pallaver. (I diari di quei giorni, riassunti nella precisa cronaca di quei mesi che ha tenuto Maurizio Ferrandi, meritano di essere letti anche in questa chiave).
Ci aspettiamo che anche il Presidente austriaco Alexander Van der Bellen si concentrerà sul significato di quell’Accordo in quel momento storico e per gli anni futuri, ma forse senza spingersi proprio ai giorni nostri - gli toccherebbe svelare come si comporterà, Vienna, quando le verrà chiesto il suo parere…
A noi che non torneremo nelle belle capitali ma resteremo qui, il compito di convivere con un inizio settembre mai così caldo e con un po‘ di nostalgia per lo spirito in cui nacque quell’Accordo, con la consapevolezza un po’ amara che - in qualsiasi modo finisca - il dibattito sul Wahlkreis ci ha impoverito un po' tutti: non perché non siamo ormai abituati al fatto che tutto, in questa terra, finisca in un dibattito etnico, o perché l’appartenenza non conti nulla. Ma perché è povera una classe politica che si vuole scegliere gli elettori, povera una strategia che spera solo nel fallimento della riforma elettorale nel parlamento romano, e povera una visione dell’Alto Adige/Südtirol che ancora offre agli elettori una scelta etnica rivendicandola come una grande vittoria. Come se fosse una lingua, e non un programma politico concreto, che ci aiuterà ad affrontare caldo, grandinate, culle vuote, guerre ai confini, salari bassi e mancanza di case a prezzi decenti.
Rimani sul pezzo con il nostro canale WhatsApp!
Aggiungi SALTO alle tue fonti preferite su Google
Mattarella trovera`le parole…
Mattarella trovera`le parole giuste, fatto scontato. Da Van der Bellen invece ci si aspetta che le trovi, vuol dire questione in alto mare. Pensabile che le trovi, ma pensabile ache che no. Per quale ragione questa valutazione differenziata, signora Nardin?
Che cos’è „docciamo“?
Che cos’è „docciamo“?
„Come se fosse una lingua,“ …
„Come se fosse una lingua,“ , signora Nardin non so se Lei conosce il detto „lai mitt’n red’n kemmen die Lait zom“ , tradotto, solo parlando le persone si incontrano.
Per risolvere i problemi da Lei citati ... servirebbero le lingue, ma ci sono troppe persone che delle lingue non ne vogliono sapere nulla, pur essendo nati in questa terra.
Giorgia Meloni…
Giorgia Meloni beglückwünscht Südtirol in ihrem Schreiben an die Tageszeitung „Dolomiten“.
Man fragt sich: Warum will man dieses von ihr so hochgelobte vorbildliche und überethnische Modell dann durch ideoethnische Wahlkreiszuschnitte eliminieren?
Der verbindende Raum des derzeitigen Wahlkreises Bozen mit seinen 18 Gemeinden darf nicht erneut verstümmelt werden.
Es gilt die Kernsubstanz der demokratischen und völkerrechtlichen Realität Südtirols zu verteidigen.
Wie der eh. Senator Oskar Peterlini richtig betont, ging es im Süden Südtirols nie darum, ob ein deutscher oder italienischer Parlamentarier gewählt wird, sondern wie er gewählt wird.
Denn unabhängig davon, ob man die Freiheit des Raumes (Arendt), die Fairness des Wettbewerbs (Dahl) oder die Vernunft des Diskurses (Habermas) als Maßstab anlegt – der ideoethnische Wunschzuschnitt führt in jeder Dimension zu einem massiven Qualitätsverlust der Demokratie.
Er transformiert die Südtiroler Autonomie von einem internationalen Vorzeigemodell des friedlichen Brückenbauens in ein mechanisches, polarisiertes Werkzeug zur reinen Absicherung der Macht von Postfaschisten und Populisten.
Wer sich anschaut, wie die Partei Fratelli d’Italia das neue Wahlkreis-Modell für Bozen-Unterland durchgedrückt, blickt in die Abgründe der Machtpolitik. Das ist keine harmlose, technische Änderung. Es ist das, was die Philosophin Hannah Arendt als die gefährlichste politische Lüge bezeichnete: die gezielte Verdrehung von Fakten, um eine neue, ideologische Realität zu schaffen und die Demokratie schrittweise zu demontieren.
Ein ideoethnischer Proporz hat im Wahlrecht juristisch absolut nichts verloren!
Der Verfassungsrechtler Roberto Toniatti spricht hier zurecht von „Manipolazione della democraticità“ (Aushöhlung von Demokratiequalität)
Demokratie und Recht dürfen nicht zum reinen Machtspielzeug verkommen.
Wieso will man das in Rom nicht nachvollziehen?
Ein SENATs-WAHLKREIS für…
Ein SENATs-WAHLKREIS für ganz Südtirol, damit endlich demokratische Verhältnisse einkehren + nicht nur von der S V P + den „fratelli“ aufgestellten Besenstiele zu wählen sind!