Appelli per le cure per Narges Mohammadi
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Mentre restano ancora ignote le condizioni di salute attuali di Narges Mohammadi, si moltiplicano gli appelli per la sua liberazione, anche a livello locale.
L’attivista iraniana per i diritti umani e premio Nobel per la Pace 2023 si è sentita male il Primo Maggio nel carcere di Zanjan, dove si trova dal dicembre 2025 in seguito all’ennesimo arresto. Già da tempo in condizioni di salute precarie, ha avuto una grave crisi cardiaca e ha perso conoscenza a più riprese ed è stata ricoverata nell’ospedale locale. Solo due giorni prima la fondazione che porta il suo nome aveva lanciato un forte allarme: Mohammadi avrebbe perso circa 20 kg, con una pressione sanguigna pericolosamente alta e condizioni tali da far temere un imminente rischio per la sua vita.
Il comitato norvegese per il Premio Nobel ha immediatamente chiesto alle autorità iraniane di trasferire Mohammadi a Tehran, dove ha un team medico che la può seguire. “Senza questa assistenza la sua vita è a rischio”, ha detto il direttore Jørgen Watne Frydnes.
Anche a livello locale si levano voci in favore dell’attivista iraniana, che nel 2009 aveva ricevuto il Premio Internazionale Alexander Langer. “Seguiamo con profonda preoccupazione le notizie relative alle condizioni di salute di Narges Mohammadi, una figura simbolo della lotta per la libertà delle donne iraniane e per la tutela dei diritti umani”, scrivono in una nota la senatrice Aurora Floridia e la consigliera comunale di Bolzano Chiara Rabini, dei Verdi Alto Adige/Südtirol, che chiedono che “le autorità internazionali e il Governo italiano si attivino per il trasferimento di Mohammadi in una struttura che assicuri un accesso pieno, tempestivo e continuativo a cure mediche adeguate e specialistiche, al fine di evitare un ulteriore aggravamento delle sue condizioni di salute, già fortemente compromesse”.
In un’intervista a SALTO lo scorso gennaio, i figli Ali e Kiana Rahmani avevano raccontato del suo arresto “estremamente violento” e del fatto che non avevano alcuna comunicazione con lei. “Attualmente non riceve alcuna assistenza medica in carcere, poiché è in isolamento. Ha chiesto più volte di poter consultare un medico, in particolare a causa delle ferite che ha subito, ma tutte le sue richieste sono state sistematicamente respinte”. In un’intervista domenica scorsa al Corriere della Sera, Kiana ha detto che la madre è in pericolo di vita e che “il suo corpo è esausto”.
“Narges Mohammadi è imprigionata esclusivamente a causa del suo pacifico lavoro in difesa dei diritti umani. La sua vita è ora nelle mani delle autorità iraniane” ammonisce il Comitato per il Nobel.
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Solidarietà dalla Fondazione Alexander Langer
La Fondazione Alexander Langer Stiftung esprime con forza la sua più affettuosa vicinanza a Narges, a suo marito Taghi e ai figli Ali e Kiana. Intendiamo rafforzare il nostro impegno e inserirci fattivamente nel crescente coro di voci che in Europa premono sulle proprie istituzioni affinché si mobilitino in azioni concrete di pressione nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran per chiedere cure adeguate immediate per Narges Mohammadi e il rilascio di tutti i prigionieri politici, gli attivisti e le attiviste, i giornalisti e le giornaliste e manifestanti detenuti arbitrariamente.
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