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Dj Cristian Rot: “Music is the answer”

Cristian Rot, celebra trent'anni di attività dietro la consolle e tiene per l'occasione un corso deejay organizzato da MusicaBlu, storica agenzia di educazione permanente di Bolzano.
Dj Cristian Rot alla consolle
Foto: Courtesy Cristian Rot
  • SALTO:  Cristian Rot, come hai cominciato, che musica ascoltavi allora e qual era la tua preferita?

    Ero ancora minorenne, tra i 16 e 17 anni, quando mi hanno chiamato a suonare per la prima volta nel 1996 in un locale di Merano. Ho sempre ascoltato musica, allora mi attirava la musica rap e hip-hop, con le contaminazioni delle sonorità che acoltavano i miei due fratelli, uno di 20 e l’altro di 10 anni più grandi di me. Soprattutto la musica funky che ascoltavo dalle cassettine che portava mio fratello, quello più vicino a me come età, che frequentava posti come La Baia degli Angeli o il Cosmic di Lazise, mi ha forgiato di più. Avevo cominciato a mettere dischi su due vecchi giradischi, nelle cantine della casa dove abitavamo, praticamente lo sgabuzzino del giardino di mio padre. Ricordo che facevo girare i dischi con una moneta da 100 lire appoggiata sopra, altrimenti la puntina saltava. Prove su prove. Ero un ragazzino senza soldi, apprendista parrucchiere e portavo le pizze per guadagnare qualcosa e potermi comprare qualche straccio di dischi. Artisticamente sono nato a Merano, la mia prima data ufficiale davanti alla gente, fu appunto trent’anni fa nel '96, in un locale sotto i Portici, che allora si chiamava Sugar Shake e era piuttosto malfamato. Io ero super timido e mi nascondevo dietro il cappellino, adesso lo porto ancora, in tutti i miei DJ set, ma è diventato un rito scaramantico, il mio portafortuna.

  • DJ Cristian Rot - Tra ricordi e futuro

    “Per me è un po‘ tornare alle origini. Qui in via Sorrento, proprio a due passi dalla sede di MusicaBlu - ricorda Cristian Rot - sono cresciuto e ho cominciato ancora ragazzino a ’mettere su dischi' nella cantina sotto la casa dove abitavo con la mia famiglia”. L’invito da parte dell’altrettanto storica associazione MusicaBlu, presente a Bolzano dal 1995, a tenere un corso deejay cade nell’anno in cui Cristian Rot, all’anagrafe Cristian Rotella, bolzanino doc figlio di immigrati dal sud, festeggia trent’anni di attività dietro la consolle. Motivo per ripercorrere insieme a SALTO gli inizi e l’evolversi di una grande passione che è rimasta fino ad oggi e che Cristian Rot continua a comunicare nel modo che gli è più congeniale: nei suoi DJ set, attraverso la musica che ama.

  • Altri momenti importanti, luoghi, emozioni che ricordi di più, in tutti questi anni?

    Tra i luoghi metto la periferia di Bolzano dove sono nato e in particolare un bar nel nostro quartiere, in via Cagliari, dove un Dj aveva lasciato i giradischi prima di andarsene. Ci andavo spesso, marinando a volte anche la scuola, e provavo a mettere dischi a tempo, mixavo sempre gli stessi due dischi, uno di Ivana Spagna e uno di UMM, che sta per United Music Movement, un’etichetta molto conosciuta allora. Provavo finchè non ci riuscivo, ma mi veniva facile, ho sempre avuto un buon senso del ritmo.
     

    Ogni volta che mi metto alla consolle è come la prima volta, provo la stessa emozione


    Un tappa tra tutte, che mi ha aperto nuove strade, è stato sicuramente nel 2003 il primo posto al concorso South Tyrol Dj Competition. La finale, che poi ho vinto, al KuBo di Bolzano è stata un momento emozionante, tanto più che ci ero arrivato perché mi avevano iscritto al concorso alcuni amici, a mia insaputa. Emozioni ce ne sono state tantissime, prima e dopo, per me comunque ogni volta che mi metto alla consolle è come la prima volta, provo la stessa emozione, lo faccio sempre con la stessa passione e dedizione degli inizi. La musica mi ha sempre accompagnato, è sempre stata al centro della mia vita. La mia è una vocazione totale, che metto in ogni singolo Dj set, che sia davanti a un pubblico di migliaia, o anche solo decine di persone. Certo alcune emozioni rimangono uniche, come chiudere dopo un mostro sacro come Jeff Mills al Dancity Festival, nell’estate del 2022, oppure quando Dj Ralf, forse la figura più importante in Italia per la house music, mi ha chiamato a partecipare al suo Ralf On Snow festival. Sono sempre stato un fan accanito di Dj Ralf tanto da fare centinaia di chilometri solo per andare a sentirlo, e adesso siamo diventati amici, a volte suoniamo back to back, un disco a testa: una grande emozione e un grandissimo onore. 

    E il nome Cristian Rot?

    È nato così, a un certo punto quelli dell’agenzia cercavano un nome che suonasse più internazionale del mio, Cristian Rotella, con cui allora mi presentavo, e Cristian Rot suonava bene, anche per l’Alto Adige-Südtirol, terra bilingue. A questo proposito posso raccontare anche un aneddoto che mi fa ancora sorridere. C’era questo locale di Caldaro, dove facevano musica hardcore e trance, un genere più muscolare con bpm alti, più violento del mio, che ho le radici invece nella house e techno. Mi chiamarono a suonare. Allora, bisogna sapere, internet non esisteva ancora, più del nome e una foto non avevano per conoscerti e le richieste si facevano ancora al telefono. Quando mi videro arrivare con la mia Uno scassata e altri quattro amici tutti figli del sud, mentre si aspettavano probabilmente un tipo forse più ‘tirolese’, mi chiesero increduli: “bisch du Cristian Rot?” . Per farla breve quel Dj set non arrivò mai alla fine, a un certo punto ci tirarono dietro il ghiaccio e dovemmo scappare. Non voglio essere malinteso, però, racconto questo episodio, solo perché è un ricordo divertente, nessuna polemica da parte mia! Ho tanti amici e colleghi di entrambi i gruppi linguistici, italiani e tedeschi che fanno parte anche del mio progetto Riotclub/ culture.  

  • (c) Foto

  • Quando si diventa un deejay professionista?

    Dal punto di vista pratico, sei un professionista, quando paghi le tasse per la tua attività. Ma forse conta di più un altro aspetto. Alla fine sei professionista, quando ciò che fai diventa la tua cosa primaria, è il tuo primo pensiero quando ti svegli e quando vai a dormire, per fare bene. Come in tutte le cose, si diventa professionista con una grande passione. Io sono una persona che mastica musica da sempre, che ascolta musica dalla mattina alla sera: mi sveglio e ascolto musica, durante il giorno ascolto musica e seleziono musica. E la sera torno a casa, preparo le valigie con i dischi, per gli appuntamenti che ho nel fine settimana o durante la settimana. Quindi mi sento un deejay professionista, perché è la mia attività primaria, ma lo sono sempre stato anche prima, e forse ‘professionista’ non è la parola corretta. Per me mettere dischi è sempre stata piuttosto una missione. Del resto è un grande esperimento sociale, che ti permette di lavorare con la gente, senza parlare, solo attraverso la musica.

     

    I social hanno reso anche tutto molto più superficiale.

     

    Trent’anni alla consolle: cosa è cambiato in questo tempo nel mondo delle discoteche e negli eventi musicali?

    Una volta era tutto una scoperta, quando ho iniziato io era tutto nuovo e non sapevamo dove saremmo arrivati. Quello che ha cambiato fondamentalmente il mondo del clubbing, che allora non si chiamava nemmeno così, è sicuramente l’avvento dei social e anche di internet. Prima si scoprivano le cose muovendosi, spostandosi fisicamente per andare nelle discoteche e ascoltare la musica che conoscevamo solo dalle cassette che ci passavamo. Il club era un contenitore dove andare a scoprire qualcosa. Adesso non c‘è più niente da scoprire, si conosce già tutto, hai già tutto sullo schermo del telefono. C’è ovviamente una diffusione notevolmente maggiore, immediata, che non deve essere necessariamente negativa e permette anche a molti di suonare, ma i social hanno reso anche tutto molto più superficiale. Prima c’era più partecipazione e una grandissima attenzione a quello che proponeva l’artista. Ora la soglia d’attenzione si è abbassata ai microtempi di Tik Tok. Con questo non voglio colpevolizzare i giovanissimi, in fondo questa è la società che abbiamo creato noi. Un’altro cambiamento che osservo riguarda l’orario, oggi si fanno molti più eventi nel pomeriggio con l’aperitivo o durante il giorno, che mi va bene, se permettono a più gente di svagarsi e di vivere un’emozione, ma non si può chiamarli soft clubbing, con il clubbing non hanno niente a che fare. Il clubbing, come lo conosco e l’ho vissuto io, è un’esperienza diversa, che ti porta in profondità.

    Ci sono scuole diverse di concezione del deejay e in cosa si differenziano? 

    Per come la vedo io, aldilà delle differenziazioni tra generi musicali e modi di far girare i dischi, legati alle nuove tecnologie, che aprirebbero un discorso molto ampio, il Dj in fondo per me è quello che fa ballare la pista. Chi fa ballare è un Dj, sia che usi ipoteticamente la trance, la techno, l’hip hop o la house music, non ha importanza. Se non fa ballare, per me non è un Dj.
     

    Potrei risponderti con Music is the answer, che è il titolo di un brano che ho suonato molto. 


    Come descriveresti la situazione attuale in genere e la scena locale in Sudtirolo, quali sono le nuove tendenze?

    La tendenza mainstream che si osserva ovunque nelle grandi sale attualmente è verso i mix con i ritmi latini, Raeggeton e altri. Che piaccia o meno, questa è  la direzione attuale. Personalmente faccio un genere che nasce dalla house music, ma in realtà ho un occhio, uno sguardo ben fisso sul futuro e su quello che funziona, senza mai dimenticare la mia radice. Qui in Sudtirolo c'è sempre stata una scena importante legata alla techno e house music, che è un genere più morbido. Grazie a validi Dj si è creata una sinergia abbastanza forte. Rispetto al mainstream restiamo quindi una nicchia che resiste e, aggiungo, siamo anche orgogliosi di esserlo. 

  • Cristian Rot è un DJ italiano e collezionista di vinili, attivo dal 1995, noto per il suo stile eclettico che spazia dalla funky alla jazz, con influenze techno e house, preferendo suonare esclusivamente in vinile. Si è esibito in club e festival italiani e internazionali, tra cui Ibiza, Berlino e Innsbruck, con recenti apparizioni al Dancity Festival e collaborazioni con “Ralf on snow”. Creatore e curatore del programma radiofonico “musicology” su NBC, promuove anche il progetto “Riotclub/ culture” per valorizzare il clubbing come momento di aggregazione civiltà e inclusione, collaborando con artisti italiani e internazionali.

    MusicaBlu, agenzia per l’educazione permanente, 

    Via Sorrento 12/A - Bolzano

     

  • Tra gli iscritti al  corso di Dj di Musicablu avviato ora in maggio, almeno un terzo sono donne. Come valuti la presenza crescente di donne Dj in un mondo prevalentemente maschile?

    Personalmente sono un convinto sostenitore di riconoscere finalmente più potere alle donne nella società. Anche se finora è stato un mondo in prevalenza maschile, non significa che debba essere maschilista. Come in tutte le professioni, anche per i e le deejay, secondo me, dovrebbe comunque valere innanzitutto il merito. Non deve essere una questione di genere.

     

    Nei solchi del vinile è scritta la mia storia. 

     

    Cosa rappresenta il vinile per te?

    Non posso nascondere che essendo nato anch’io come disc jokey, quindi mettendo dischi, ho questo forte legame con il vinile, che mi ha permesso di fare della mia passione il mio lavoro, di suonare in tanti posti dove magari non avrei mai messo piede. Non sono comunque un purista del vinile, importante è amare quello che si fa e farlo bene, anche usando le tecnologie digitali. Comunque nei solchi del vinile è scritta la mia storia. 

    C'è un messaggio nella musica e qual è il tuo?

    Potrei risponderti con Music is the answer, che è il titolo di un brano che ho suonato molto. Alla fine la musica riesce a unire le persone, aldilà dei generi, della lingua, dell’appartenenza sociale o dell’età di ciascuno. In questo senso lo spazio del clubbing è uno spazio di libertà, che io ho esercitato e che difendo con il mio lavoro di Dj.