Mentre Lana diserba, la Bayer si svena
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Mentre tra Germania e Stati Uniti il colosso Bayer-Monsanto ha appena siglato un accordo multimiliardario per risarcire decine di migliaia di malati di cancro e la Corte Suprema degli Stati Uniti si appresta a emettere entro giugno una sentenza che potrebbe ridisegnare per sempre i confini della responsabilità legale dell’erbicida più usato al mondo — in Alto Adige, in assenza di indicazioni precise da parte della Provincia e dell’istituto Laimburg, i Comuni fanno un po‘ come vogliono.
Quello di Lana, ad esempio, ha deciso di continuare imperterrito a non applicare quanto previsto da un decreto ministeriale vigente dal 2016 che vieterebbe il glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione. E nel disinteresse di tutte le istituzioni provinciali, nel frattempo uno studio che ha impegnato per molti anni molti ricercatori dell’Istituto Ramazzini, nel settembre 2025 ha dichiarato il glifosato cancerogeno anche a basse dosi, costringendo la Commissione europea a riesaminare la propria posizione. Un pronunciamento, però, non arriverà prima della fine del 2026 e quindi la cosa più comoda ed economicamente vantaggiosa è far finta di nulla e continuare ad usare il glifosato fino all’ultimo giorno in cui sarà legale farlo.
Il Comune di Bolzano , ad esempio, ha bandito il prodotto già nel 2008 — sostituendolo con diserbante a base di acido pelargonico, un principio attivo di origine naturale, completamente biodegradabile — e quello di Brunico ha seguito la stessa strada pochi anni dopo. Due anni fa il sindaco di Renon Paul Lintner ha protestato pubblicamente contro la Provincia proprio per l’uso del glifosato sulle strade provinciali che attraversano il suo territorio.
Si continua a usare il RoundUp Power 2.0, il formulato più aggressivo in commercio, con 21 giorni di latenza nel terreno
Ma Palazzo Widmann ha deciso di fare così: si adotta la linea Laimburg, che è quella di non dare indicazioni diverse da quanto prevedono le norme europee a prescindere dai nuovi studi sulla cancerogenicità del glifosato. Nel dubbio, cioè, ci si attiene “ciecamente” a quanto è reso possibile dalla normativa, che, guarda caso, è pure la scelta economicamente più vantaggiosa per il mondo contadino e le casse della Provincia. Così la Ripartizione strade continua a usare il RoundUp Power 2.0, il formulato più aggressivo in commercio, con 21 giorni di latenza nel terreno. Come non ci fossero alternative. E, forse, come non ci fosse un domani.
Dal gruppo Stop pesticidi si apprende che, con l’ordinanza sindacale 129/2024 del 26 luglio 2024, il Comune di Lana ha autorizzato il diserbo di strade e marciapiedi con una miscela di tre principi attivi: glifosato, carfentrazone-etile e ossifluorfen. I trattamenti più recenti sono stati programmati tra il 1° e l’8 aprile 2026, nelle ore notturne. Il comitato ha chiesto formalmente al Comune di rinunciare al glifosato, citando esplicitamente il decreto ministeriale del 9 agosto 2016 e proponendo le stesse alternative già adottate a Bolzano: pirodiserbo, acido acetico, acido pelargonico. Il Comune non ha risposto. Dal punto di vista istituzionale, cioè, si sta allineati e compatti. Comanda Laimburg.
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Le cause negli USA
E come abbiamo visto in passato, né a Laimburg né alle istituzioni europee interessa quello che avviene tra Germania e Usa. Il 17 febbraio 2026 Bayer e la controllata Monsanto ha annunciato un accordo collettivo per chiudere la valanga di cause americane legate al glifosato. Il prezzo è fino a 7,25 miliardi di dollari, spalmati su ventuno anni. Il ceo Bill Anderson ha parlato di “un importante traguardo per l’azienda” e in borsa, a Francoforte, il titolo ha guadagnato il sette per cento. Numeri che raccontano la misura di una vicenda straordinaria: dal 2018 — anno in cui Bayer ha acquisito Monsanto per 63 miliardi di dollari portandosi in dote questa eredità legale — il gruppo ha già versato circa dieci miliardi di dollari in accordi precedenti. Con le nuove riserve, le passività per contenziosi salgono a 11,8 miliardi di euro complessivi, di cui 9,6 miliardi relativi al solo glifosato. Per il 2026 Bayer prevede un free cashflow negativo: circa cinque miliardi usciranno dalle casse solo quest’anno per i pagamenti dei risarcimenti.
Al centro di tutte le cause americane c'è sempre la stessa malattia: il linfoma non-Hodgkin, un tumore del sistema linfatico che l’IARC — l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS — aveva classificato nel 2015 come “probabilmente associato” all’esposizione al glifosato. Bayer ha sempre respinto il nesso causale. Ma i tribunali americani hanno condannato l’azienda ripetutamente, e il Sammelvergleich punta ora a liquidare in un colpo solo sia le 67.000 cause pendenti sia quelle che potrebbero emergere nei prossimi due decenni.
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L’accordo, però, non è ancora chiuso. Il 5 marzo 2026 il tribunale di St. Louis ha concesso l’approvazione preliminare, aprendo una finestra di novanta giorni entro cui ogni ricorrente può accettare o rifiutare i termini. Quattordici studi legali che rappresentano quasi 20.000 clienti hanno subito presentato ricorso: il documento di oltre 600 pagine era stato consegnato il giorno stesso dell’annuncio, il 17 febbraio, tempo insufficiente per una valutazione seria. Bayer si è riservata il diritto di ritirarsi dall’intesa se troppi ricorrenti rifiutano di partecipare — il che rende la prossima estate un momento di incertezza reale.
In parallelo, ne va dato conto, si muove un secondo fronte, forse più decisivo. Il 16 gennaio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di esaminare il caso Durnell, che pone una questione di diritto federale di fondo: la normativa federale sui pesticidi — che affida all’EPA la valutazione della sicurezza del glifosato e non ha imposto l’obbligo di avvertire i consumatori dei presunti rischi cancerogeni — preclude le cause intentate sulla base dei diritti dei singoli stati? Se la risposta fosse sì, le cause future diventerebbero molto più difficili da intentare, e Bayer si troverebbe con uno scudo legale federale tra sé e i prossimi malati di cancro. La decisione è attesa entro giugno 2026.
C'è una contraddizione che vale la pena di ribadire con chiarezza. Bayer continua a sostenere che il glifosato non causa il cancro, che EFSA e ECHA europee concordano, che l’autorizzazione è valida fino al 2033. E probabilmente lo dirà ancora a lungo. Ma nel frattempo ha già pagato — o si è impegnata a pagare — circa diciassette miliardi di euro a persone che il cancro lo hanno avuto, e che attribuiscono quella malattia al Roundup. Come ha osservato PAN Europe nel deposito del ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE, quando un’azienda versa miliardi di risarcimenti per danni alla salute e contemporaneamente sostiene davanti ai regolatori che quei danni non esistono, almeno una delle due versioni non torna.
E intanto qui, con la benedizione di Laimburg e di Palazzo Widmann, si continua a spruzzare “a sentimento” il RoundUp perché “è più comodo”.
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Aber wie es scheint, gebärdet sich der Schreiber wiederholt weitgehend faktenresistent, was ihn eher als eifrigen Aktivisten als ein um Objektivität bemühten Journalisten ausweist. Deshalb frage ich mich, ob er mit diesem seinen „pallino“ mittelfristig dem Portal nicht mehr Schaden als Nutzen zufügt. Darüber sollten die Verantwortlichen nachdenken.
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