Il conto olimpico arriva a Bolzano
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Abbonati ora a S+Nel più di un miliardo di euro messo a disposizione dall'assestamento del bilancio provinciale, presentato oggi (7 luglio) dal Landeshauptmann Arno Kompatscher alla III commissione legislativa del Consiglio provinciale di Bolzano, c’è una voce che con gli investimenti ha poco a che fare: 4,7 milioni di euro accantonati per coprire la quota altoatesina del deficit della Fondazione Milano Cortina, l’ente organizzatore dei Giochi invernali destinato a chiudere i battenti – con l’obbligo di pareggiare i conti – il 31 dicembre 2026. Il buco della Fondazione è stimato in circa 310 milioni di euro tra maggiori costi (230 milioni) e minori entrate (80 milioni) – e la quota stimata per la Provincia autonoma di Bolzano era sin dall’inizio di circa 5 milioni di euro.
La domanda di Oberkofler
A sollevare la questione in Commissione bilancio è stato il consigliere verde Zeno Oberkofler, che ha chiesto conto della posta da 4,7 milioni etichettata come “perdite olimpiche”. La risposta del Landeshauptmann ha confermato lo scenario: le perdite della Fondazione dovranno essere ripianate in modo solidale dai soci pubblici, e all’Alto Adige tocca la sua quota del 5% sulla parte che ricadrà sulle Regioni e Province autonome. Secondo Oberkofler la somma è destinata a salire: “In commissione ci è stato detto che probabilmente si arriverà fino a 6 milioni”.
Per il consigliere verde la questione è politica prima che contabile: “Si è sempre detto che noi non avevamo nulla a che fare con la pista da bob di Cortina, che non partecipavamo in alcun modo al suo finanziamento. E invece di fatto andiamo a coprire parte dei costi esorbitanti della pista direttamente con i soldi del bilancio provinciale”. Il deficit della Fondazione deriva in buona parte proprio dai maggiori costi della pista da bob e slittino “Eugenio Monti” di Cortina e dello stadio del ghiaccio di Milano.
La versione di Kompatscher
Raggiunto da SALTO, Kompatscher ricostruisce il quadro con la consueta pedagogia presidenziale. In primo luogo, la Provincia si vedrà restituire dal Comitato olimpico internazionale 20 milioni di euro, garanzia versata a suo tempo “sullo svolgimento corretto delle Olimpiadi”, pari alla quota altoatesina del 5%. “Questi 20 milioni tornano, però erano già usciti. Contabilmente è una nuova entrata solo perché non ne avevamo previsto il rientro”, ammette il presidente. Una caparra restituita, insomma. Riguardo alla questione “buco”, Kompatscher riconosce le cause – “maggiori spese per la pista di bob e slittino di Cortina, per la realizzazione dello stadio del ghiaccio a Milano, ulteriori oneri per le richieste aggiuntive del CIO sui temi della sicurezza, qualche minore entrata sul marketing” – e conferma che il CIO dovrebbe farsi carico di una parte, consapevole che alcune prescrizioni aggiuntive non erano state concordate. Sulle Regioni ricadrebbero circa 100 milioni di euro: “Noi abbiamo sempre questa quota del 5%, quindi per noi sarebbero circa 5 milioni di euro. Dico circa perché il bilancio della Fondazione non è ancora definitivo. Intanto, siccome nella stesura dell’assestamento ci avanzavano 4,7 milioni, li abbiamo iscritti e riservati per questa ipotesi”.
Poi il Governatore altoatesino ripete la difesa già rodata davanti alle telecamere della Rai: “Abbiamo portato in Alto Adige mezzo miliardo di euro di contributi statali sulle nostre infrastrutture grazie alle Olimpiadi. Di fronte a 500 milioni che prendi, 5 milioni non previsti di spesa ci stanno. E la Corte dei conti non ha fatto rilievi”. Quanto allo sforamento complessivo, il presidente aggiunge: “Se si dice che Milano Cortina ha sfondato il bilancio, è vero. Dai 700-800 milioni iniziali si arriva a un miliardo e 200 milioni. Però di fronte al minimo di 6 miliardi delle ultime Olimpiadi invernali, e ai 40 miliardi spesi per Tokyo, quel miliardo e due è ben altra cosa rispetto alla storia degli ultimi 30 anni”. E il principio di solidarietà tra soci non si discute: “Non possiamo dire: quando prendiamo, prendiamo come tutti, ma quando bisogna dare ci chiamiamo fuori”.
L'ombra sul “Fondo comuni confinanti”
C’è però un terzo elemento, segnalato da Oberkofler: in commissione sarebbe stata annunciata l’intenzione di una modifica legislativa per consentire che i fondi del Fondo comuni confinanti – alimentato da Bolzano e Trento con 40 milioni di euro annui ciascuna – possano essere utilizzati non solo per investimenti, ma anche per spese correnti. L’obiettivo, secondo i Verdi, è finanziare la gestione futura della pista da bob di Cortina: “Il problema di quell’impianto non è solo il buco dei costi di costruzione, ma la gestione successiva”, osserva Oberkofler, “formalmente su quei fondi decide il Veneto, ma noi sediamo nella commissione che ha voce in capitolo sui progetti finanziati. Così una parte di quei soldi resterà legata anche in futuro all’infrastruttura di Cortina, sottratta a progetti più utili per la collaborazione tra le regioni”.
Kompatscher, dal canto suo, difende a spada tratta l’architettura del Fondo, nato con l’Accordo di Milano del 2009: i 40 milioni annui versati ai comuni confinanti vengono infatti detratti dal contributo complessivo di 518 milioni che la Provincia deve alla finanza pubblica statale. “Ho chiesto per l’ennesima volta al collega Zimmerhofer della STF: si preferisce che quei 40 milioni li versiamo ai comuni confinanti o a Roma, dove magari finanzieranno il ponte sullo Stretto?”, sottolinea il presidente.
L'assestamento approda in aula
Intanto il disegno di legge sull’assestamento ha incassato il parere favorevole della commissione presieduta da Harald Stauder, con 4 voti a favore (Stauder, Deeg, Gennaccaro, Schuler) e 4 astensioni (Köllensperger, Oberkofler, Leiter Reber, Zimmerhofer), insieme ai rendiconti 2025. La manovra da 1,029 miliardi di euro prevede tra l’altro l’estinzione anticipata di prestiti per 411 milioni, 51 milioni per la protezione civile, 144 per la mobilità, 45 per famiglia e sociale, 35 milioni aggiuntivi per l’edilizia abitativa agevolata e 40 milioni supplementari per i contributi ambientali ai privati. I tre disegni di legge approderanno in aula nella sessione dal 21 al 23 luglio.
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