Il duomo di Bolzano distrutto dalle bombe nel 1945. Immagine: Fotostudio Waldmüller
Cultura | Cronaca dell’Accordo

Dal 12 al 18 agosto 1946

La cronaca degli avvenimenti che portarono alla stipula dell’accordo De Gasperi-Gruber (10). De Gasperi incarica Nicolò Carandini di occuparsi della questione altoatesina.

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13 agosto. Bolzano. Il Dolomiten pubblica una nuova lettera degli internati sudtirolesi nel campo di Laterina. Ringraziano per i pacchi dono ricevuti e raccontano di aver ricevuto la visita dell’Arcivescovo di Trento Carlo Ferrari che ha celebrato messa al campo ed ha annunciato loro di essere in viaggio per Roma con la speranza di poter affrettare i termini del loro rilascio. Sul giornale Alto Adige compare però una lettera di protesta dei reduci italiani disoccupati. Secondo loro i reduci della Wehrmacht trovano lavoro più facilmente.

Ma l’intesa non c’è

14 agosto. Bolzano. Al centro della prima pagina del quotidiano Dolomiten, un inquadrato con un testo di 14 righe. Il titolo dice già molto: “Nessun’intesa sull’autonomia”. Il sommario poi precisa: “Presa di posizione dell’esecutivo della SVP sulle dichiarazioni rese a Parigi da De Gasperi secondo cui ci sarebbe già un accordo sull’autonomia”. Nel testo due concetti resi in termini molto decisi e sintetici. Non si può affermare che esista un accordo tra SVP e Governo sul progetto di autonomia. Questo è stato esaminato nei colloqui con il prefetto Innocenti, al quale la Volkspartei ha promesso una presa di posizione.

14 agosto. Bolzano. Al Prefetto Innocenti compete a questo punto di informare De Gasperi della smentita SVP alla sua affermazione sull’intesa in merito al progetto di autonomia:

“Il Dolomiten di stamane - scrive -ha pubblicato con particolare rilievo, anche tipografico, il comunicato della ”Suedtiroler Volkspartei“ che si unisce in copia, col quale, a rettifica di quanto l’on. presidente del Consiglio ha affermato nel suo discorso tenuto alla Conferenza di Parigi si precisa che non è stato finora raggiunto un concreto accordo col predetto partito per ciò che concerne l’autonomia regionale per la Venezia Tridentina.

In effetti, come è stato già riferito, si ha, sulle linee strutturali del progetto di statuto regionale già predisposto, il consenso di massima di vari partiti del gruppo etnico italiano delle provincie di Trento e di Bolzano. I predetti partiti stanno frattanto esaminando il progetto nei suoi elementi di dettaglio e se ne attende il definitivo avviso.

Quanto alla Volkspartei, come è noto, al rifiuto in un primo tempo opposto a collaborare con le autorità italiane nello studio dei problemi locali, è seguita una offerta di collaborazione solo in data 4 luglio u.s. A seguito di tale dichiarazione, lo schema di statuto è stato consegnato al predetto partito che, peraltro, non ha assunto finora una precisa posizione sulla materia.”

 

16 agosto. Vienna. Memorandum di Friedl Volgger a Karl Gruber mentre i due rappresentanti sudtirolesi si apprestano a partire per Parigi assieme all’intera delegazione austriaca. Volgger richiama l’attenzione del ministro sul fatto che la SVP non ha minimamente partecipato all’elaborazione del progetto autonomistico. Duro il giudizio sull’amministrazione italiana composta per la gran parte di personale in servizio sotto il fascismo e assolutamente non bilingue.

Ex prigionieri di guerra: profughi italiani di ritorno dai campi di lavoro in Germania e Austria, radunati nel cortile del centro di rimpatrio della Commissione Alleata a Bolzano nel 1945. The National WWII Museum

17 agosto. Bolzano. Il Prefetto Innocenti annuncia che sono a buon punto le pratiche per la concessione del nulla osta necessario per la liberazione di 697 sudtirolesi ancora detenuti nel campo di Laterina.

17 agosto Parigi. I delegati discutono a lungo della proposta di permettere ai rappresentanti austriaci di esporre il loro punto di vista sulla questione altoatesina davanti alla Conferenza. Favorevoli, in linea di massima inglesi, americani e francesi mentre una dura opposizione arriva dal rappresentante dell’URSS Vishinski. Ecco un passaggio del suo discorso: “Dato che questa questione è stata esaminata dal Consiglio dei ministri e che essa non vi è stata accolta favorevolmente dato che esso ha rigettato dell’Austria sul Tirolo, la Conferenza non deve occuparsi di tale questione”.

La posizione russa è però una tesi di minoranza: la proposta di ascoltare la delegazione austriaca viene approvata con 15 voti favorevoli e sei contrari.
 

19 agosto. Parigi. Si riunisce la delegazione italiana. Sono presenti De Gasperi, Bonomi, Carandini, Quaroni, Reale, Saragat, Tarchiani e Arpesani:

“De Gasperi: In vista della necessità di chiarire anche la situazione dei rapporti italo-austriaci di fronte al fatto che la delegazione austriaca viene sentita dalla Conferenza dei Ventuno, prega Carandini di predisporre un memorandum in proposito.

Bonomi: Parla del memorandum sulla protezione delle minoranze.

Quaroni: Propone che la formulazione dell’articolo da inserire nel trattato si rifaccia, per quanto riguarda la specificazione, a quella dei Trattati di Versailles. La conferenza esamina se mantenere il memorandum relativo ai valori archeologici portati in Italia dall’Etiopia, e, dato che trattasi di monumenti a cui si è dato un valore politico oggi non più attuale e dato che vien rilevato che nei trattati internazionali degli ultimi tempi le clausole archeologiche non vengano più messe - restando sul posto quanto risulta scoperto negli scavi - la conferenza decide di non presentare memorandum su tale argomento.

Viene ripresa la discussione sulla opportunità di presentare o meno memorandum sullo statuto di Trieste. La Conferenza stabilisce di attendere che vi sia stata la decisione sulla linea di frontiera.

De Gasperi precisa che noi oggi non abbiamo ancora ammessa la creazione di alcuno Stato Libero: Trieste oggi è ancora parte dell’Italia e si sta solo discutendo sulla nuova frontiera della zona giuliana.

Quaroni: Legge il memorandum sull’articolo ove si parla dei diritti dell’uomo.

De Gasperi: Rileva l’offensività di tale articolo per l’Italia, data la tradizione democratica e liberale del nostro Risorgimento ed il ritorno odierno a tale tradizione dopo la parentesi del fascismo.

Tarchiani: Rivela che però qui si è di fronte ad un trattato che chiude una guerra nella quale l’Italia ha avuto inizialmente parte, in contrasto colla tradizione accennata dal presidente De Gasperi.

Carandini: Propone che si dichiari che noi non possiamo accettare in quanto stiamo per entrare nell’O.N.U. per cui è già implicita l’accettazione dei principi a cui l’articolo vuoi fare cenno.

De Gasperi: Approva tale criterio.”

 

È interessante notare come proprio in questa riunione avvenga la formalizzazione dell’incarico da parte di De Gasperi a Nicolò Carandini, fatto venire da Londra a Parigi per far parte della delegazione italiana, di occuparsi della questione altoatesina.

 

18 agosto. Bolzano. Ci si lamenta per la qualità del pane distribuito con le tessere annonarie e si nota come negli alberghi e nei ristoranti venga servito pane bianco. Pane bianco e borsa nera. Altra questione quella dei trasporti pubblici. Dal Rione Don Bosco a Piazza delle Erbe ci sono sette chilometri che le donne devono fare a piedi per mettere nella borsa qualcosa per il pranzo.

(a dx) Nicolò Carandini: con Alcide De Gasperi alla metà degli anni Quaranta. Il Giornale dell'Arte

Nicolò Carandini – Como 1895 - Roma 1972

La rilettura degli avvenimenti che precedono e seguono la firma dell’Accordo, definisce chiaramente l’importanza del ruolo che in quel percorso diplomatico ebbe la figura di Nicolò Carandini. Vale dunque la pena di tentare un sia pur stringato approccio biografico al personaggio.

Di famiglia aristocratica, combatte come ufficiale nella Grande Guerra. Si dedica, successivamente, alla bonifica e allo sviluppo della tenuta di Torre in Pietra. Alla caduta del fascismo è tra i fondatori del Partito Liberale. Nell’autunno del 1944, dopo una breve parentesi come ministro del Governo Bonomi, viene inviato come incaricato d’affari e quindi ambasciatore a Londra.

Nell’estate del 1946 De Gasperi lo chiama a far parte della delegazione italiana alla Conferenza di Parigi. Qui svolge un ruolo cruciale nella definizione dei contenuti dell’Accordo che verrà siglato con l’Austria sulla questione dell’Alto Adige.

Dopo la firma del trattato di pace Carandini torna all’attività politica, sempre nell’area liberale, sino alla sua uscita definitiva dal PLI e alla fondazione, nel 1955, del Partito Radicale. Come imprenditore è tra i fondatori della rivista “Il Mondo” di Pannunzio e presidente per oltre vent’anni il consiglio di amministrazione della compagnia aerea Alitalia.