Il genio di Sokolov tra libertà e rigore
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Abbonati ora a S+Se c’è un nome che, nelle recenti edizioni del Festival Busoni, rappresenta una certezza, è quello di Grigory Sokolov, considerato internazionalmente uno dei più grandi pianisti viventi, testimone di una tradizione aurea dell’interpretazione musicale. Anche quest’anno il Busoni, cartellone esclusivamente pianistico all’interno del più ampio Bolzano Festival, ha ospitato il pianista russo, protagonista di un tutto esaurito all’Auditorium Haydn giovedì. Era il terzo giorno di Festival, dopo l’inaugurazione affidata martedì all’Orchestra Haydn (solista Mariangela Vacatello) e il recital del giovane vincitore del concorso Van Cliburn, mercoledì sul palcoscenico del Teatro Comunale.
Sokolov festeggia quest’anno i 60 anni di carriera: nel 1966, a soli 16 anni, si impose come vincitore di uno dei Concorsi più importanti, il Čajkovskij di Mosca. Fu solo dopo la caduta dell’Unione Sovietica, tuttavia, che si impose come una “star” sui palcoscenici internazionali: una star atipica, che a un certo punto rifiutò le registrazioni in studio e i concerti per orchestra per dedicarsi esclusivamente a recital solistici, costruendo ogni anno un unico, rigoroso programma di sala da portare in tournée nei principali teatri del mondo.
“È un programma per così dire fatto di ‘estremi.’”
Il programma di quest’anno è squisitamente classico, con la Sonata op. 7 e le Bagatelle op. 126 di Beethoven e la Sonata in si bemolle D 960 di Schubert. È un programma per così dire fatto di “estremi”, in particolare per quanto riguarda la prima parte del concerto: la Sonata op. 7 è la quarta composta da Beethoven, un lavoro da un punto di vista biografico ancora giovanile, ma già avanzatissimo in fatto di scrittura strumentale; le Bagatelle invece sono le sue ultime pagine pianistiche: sono composizioni brevi, il cui titolo “leggero” cela una grande densità di contenuto che ne fa un distillato dell’arte pianistica di Beethoven.
Nel concerto di Sokolov quest’idea di contrasti biografici si smussa, ricomponendo la parabola stilistica di Beethoven e per così dire unendo i fili, consegnando la maturità dell’op. 7 e svelando la giocosità e la sperimentazione delle Bagatelle.
“Esecuzione impeccabile, di ampio respiro, che colpisce per la generale morbidezza del suono.”
L’idea di un “unicum” sta anche nella richiesta silenziosa, ma perentoria, che non ci siano applausi tra la Sonata e le Bagatelle: basta a Sokolov un cenno della mano destra, leggermente sollevata sopra la tastiera al termine della Sonata, per mantenere il raccoglimento da cui far emergere la prima Bagatella. Esecuzione impeccabile, di ampio respiro, che colpisce per la generale morbidezza del suono, la tenerezza curata di certi passaggi e la compostezza frutto di un lavoro certosino. Anche in Schubert domina la pacatezza: Sokolov sceglie tempi moderati, seguendo in questo il dettato del compositore, riportandoci ad un dimensione in cui il virtuosismo, quello più esteriore e ostentato, è assente: non la difficoltà però, che anzi certe pagine a suonarle un po' più lente diventano anche più ostiche e ardue da controllare. In entrambe le sonate, i celebri movimenti lenti incantano per la bellezza del suono, tra la soavità delle linee melodiche e certe pennellate scure dei bassi.
A 60 anni di carriera, Sokolov sembra sempre più libero: è una libertà che paradossalmente nasce dall’estremo rigore con cui l’interprete si avvicina alla partitura, scavando con cura monacale nel rispetto del segno scritto, costruendo il suono con perizia instancabile. Se un concerto di musica classica è un rito, Sokolov ne è l’ideale celebrante. Del “rito” fanno parte anche i sei bis, tradizionale terza parte di concerto che ogni estimatore del pianista russo aspetta con curiosità: a Bolzano erano tre pagine di Brahms (le Ballate op. 10 n. 1 e 3 e la Rapsodia op. 79 n. 1), due Mazurche di Chopin e un Preludio di Skrjabin. Dopo più di due ore di concerto c’è chi ha mostrato segni di stanchezza: un folto gruppo di giovani e meno giovani si è alzato per uscire tra un bis e l’altro e anche tra chi sedeva vicino a me c’era chi consultava freneticamente il cellulare. Credo che a Sokolov non importasse: purché ci sia silenzio lui andrebbe avanti a suonare – e a celebrare la straordinaria bellezza della musica – anche per un solo spettatore.
Il programma del Bolzano Festival
Il Busoni Festival riprenderà a partire dal 19 agosto con una carrellata di recital pianistici tra giovani talenti emergenti (come i vincitori dell’edizione scorsa) e stelle di assoluta grandezza tra cui Aracadi Volodos (il 20 agosto), e Martha Argerich e Lilya Zilberstein (queste ultime in duo pianistico il 25, ma è già sold out). Ne frattempo il Bolzano Festival prosegue con i concerti della EUYO e del Festival Antiqua.
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