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Cultura | Cronaca dell’Accordo

Dall'8 al 14 settembre

La cronaca degli avvenimenti che portarono alla stipula dell’accordo De Gasperi-Gruber (14). I giorni – e i titoli di giornale – successivi all’Accordo di Parigi.

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Reazioni a scoppio ritardato

8 settembre. Bolzano. Una sia pur sommaria cronaca del modo con cui la stampa parlò dell’Accordo in Italia, in Austria e ovviamente in Alto Adige non può prescindere da un dato di fatto abbastanza significativo: furono tutte reazioni a scoppio ritardato.

L’intesa fu siglata nel pomeriggio del 5 settembre ma sui giornali del 6 settembre non comparve assolutamente nulla. Quel giorno ci fu solo un sommario lancio di agenzia che, come si è visto, provocò il disappunto di De Gasperi che aveva già stilato di suo pugno una precisazione poi rimasta nel cassetto e sostituita dalla famosa conferenza stampa del 7 settembre con la frase sui limiti territoriali dell’autonomia che mandò su tutte le furie gli esponenti della delegazione SVP.

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Sabato 7 settembre la notizia esce con grande evidenza sui giornali. L‘Alto Adige titola a tutta pagina: “La questione dell’Alto Adige definitivamente superata”. L’organo comunista L’Unità scrive “L’autonomia per tutto l’Alto Adige nell’accordo tra Austria e Italia”. La Nuova Stampa di Torino titola: “Accordo per l’alto Adige”.

Lo stesso giorno, sabato 7 settembre, la notizia viene riportata con grande evidenza anche dalla stampa austriaca. La Wiener Zeitung titola a tutta pagina: “Österreichisch-italienisches Űbereinkommen über Südtirol”. L’ambasciatore Gaja riferisce a Roma sulle prime reazioni nella capitale austriaca. “Notizia incontro De Gasperi-Gruber e firma del protocollo italo-austriaco per soluzione questione Alto Adige viene riportata da tutta questa stampa con favore- voli rilievi, ma, per ora, senza speciali commenti. Opinione pubblica, per quanto non preparata a così rapida soluzione questione, tende a ritenere in generale che accordi contengano tutto quanto oggi era realisticamente ottenibile e costituiscano base per progressivo e fecondo sviluppo rapporti italo-austriaci”.

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La cosa più sorprendente, però, è la sequenza delle notizie sul quotidiano Dolomiten. Il 6 settembre, come già detto, solo una generica notiziola sepolta in prima pagina su un incontro tra De Gasperi e Gruber. Il giorno dopo, mentre come abbiamo visto la notizia dell’intesa campeggia sulla stampa italiana, austriaca e anche sul quotidiano di lingua italiana, il Dolomiten riporta solo poche righe relative ad una notizia dell’Unità sulla conclusione dell’accordo. Domenica 8 settembre il giornale non esce come sempre e occorre quindi attendere lunedì 9 settembre per trovare tutta la testata della prima pagina occupata da un titolo, “Ein Abkommen über Südtirol” che compensa almeno col titolo di scatola l’assoluta freddezza del contenuto.

Sulle dichiarazioni parigine di De Gasperi titola invece a tutta pagina l’Alto Adige dell'8 settembre: “È stato firmato l’accordo italo-austriaco sull’Alto Adige - Il progetto di autonomia nelle precisazioni di De Gasperi”. 
 

8 settembre. Parigi. Il Segretario della commissione confini all’interno della delegazione italiana Casardi risponde alla lettera inviatagli alcuni giorni prima dal direttore generale degli affari politici del Ministero Zoppi:
 

Rispondo alla tua n. 1240 del 4 corrente relativa alla questione dell’Alto Adige Preciso che la questione è stata condotta direttamente tra Carandini ed il presidente all’infuori della delegazione. Inoltre ogni dubbio è ormai superato dall’avvenuto raggiungimento del noto accordo. Ciò premesso non ti nascondo che anche io ho condiviso, almeno in parte, le tue preoccupazioni. Per me la questione più grave è l’impegno alla revisione degli accordi del 1939, con conseguente probabile riammissione della maggior parte dei 70 mila alto-atesini già emigrati. Ma vi sono anche vari elementi positivi. Anzitutto quello di scansare definitivamente il pericolo, pur sempre latente, di una rimessa in discussione del problema territoriale, soprattutto nel caso (non probabile ma certo possibile) di un fallimento della Conferenza. Quanto alla garanzia internazionale, non è stata estranea al calcolo politico la possibilità di ottenere qualche cosa di analogo per le nostre minoranze in Jugoslavia (vedi emendamento americano all’art. 13). È stato inoltre un gesto che ha valso ad avvivare in seno alla Conferenza una certa atmosfera di simpatia nei nostri riguardi, sinora penosamente mancante, e che forse ci potrà giovare in altri campi.

Tutto ciò è, lo so, piuttosto incerto. Ma io penso che il vero metro per misurare il valore della soluzione raggiunta è quello di vedere se, come spero, aprirà la strada ad una solida collaborazione italo-austriaca. In questo caso anche gli inconvenienti troveranno un adeguato compenso.

 

9 settembre. Parigi. Si profila una soluzione per uno degli aspetti dell’intesa che più stanno a cuore alla parte austriaca, ovverossia la collocazione materiale dell’Accordo all’interno del Trattato di Pace. Nelle ore immediatamente successive alla firma, Gruber fa pressioni fortissime perché il testo sottoscritto da lui e De Gasperi diventi parte integrante dell'‘articolo 10 del Trattato, chiamato a regolare i confini dell’Italia postbellica. È una soluzione che, in sede di conferenza trova la più recisa opposizione da parte sovietica. Dopo una serie di contatti cui prendono parte soprattutto i diplomatici inglesi e quelli di Olanda e Belgio si arriva ad ipotizzare che il Trattato possa accogliere solo un richiamo al testo dell’Accordo depositato come allegati. Dopo un lungo colloquio di Otto von Guggenberg con l’ambasciatore austriaco Schmid avvenuto l’8 settembre, la delegazione sudtirolese torna alla carica e il giorno successivo incontra direttamente Gruber. Il tema è sempre quello: la definizione territoriale della futura autonomia. Nel protocollo finale risulta chiaro lo sforzo di Gruber per convincere i sudtirolesi a non rifiutare l’accordo siglato, che consente l’ancoraggio internazionale alla tutela austriaca dei diritti dei sudtirolesi. L’incontro si chiude con la preghiera di Gruber ai sudtirolesi di non voler scatenare ulteriori e più vive polemiche su questioni ancora da definire nel corso delle future trattative.

9 settembre. Bolzano. Iniziano ad operare nel capoluogo le pattuglie composte da un vigile urbano, un carabiniere e un tecnico incaricate di controllare che nei negozi e nei magazzini di prodotti alimentari tutto funzioni a regola d’arte, secondo le norme sul razionamento dei prodotti e sui prezzi praticati alla clientela. Nel mirino il mercato nero che ancora funziona alla grande ad oltre un anno dalla fine della guerra.
 


10 settembre. Bolzano. Procede la ricostruzione. L’Alto Adige ospita un comunicato del Genio Civile: “La ripresa edilizia cittadina non trova riscontro in nessun’altra città - Perizie di danni già revisionate per un importo di lire 537.656.892 - Alcune centinaia di milioni di lire già spese per sgombero macerie, demolizioni e ricostruzioni di fabbricati”. 
 

10 settembre. Roma. Monta negli ambienti sudtirolesi ed austriaci la polemica sulla questione dei confini della futura autonomia. Gruber è preoccupato e fa chiedere a De Gasperi di non fare dichiarazioni troppo specifiche. Il messaggio arriva al Premier italiano con una singolare triangolazione. Così gli scrive il Segretario Generale degli esteri Prunas: “L’ambasciatore Carandini mi telefona dal Piemonte, dove si è recato per qualche giorno per visitare il padre ammalato, quanto segue:” Winspeare gli telefona oggi da Parigi pregando di far presente al presidente De Gasperi che Gruber, a seguito di violenti attacchi mossigli dalla stampa austriaca, molto gli raccomanda ch’egli voglia mantenersi sulle generali, sia in eventuali dichiarazioni ai giornali sia alla Costituente, sulla parte dell’accordo italo-austriaco relativa ai limiti territoriali dell’autonomia. Ciò gli risparmierebbe polemiche sterili e comunque pericolose. A mia richiesta, Carandini aggiunge che il significato e l’interpretazione di tali articoli sono, nel pensiero di Gruber, perfettamente chiari e assolutamente conformi alle franche dichiarazioni fattegli dall’on. De Gasperi in proposito durante la discussione dell’accordo stesso".

 

11 settembre. Bolzano. In via Merano c’è un campo profughi che ospita persone di varia provenienza. Un ex militare tedesco spara due colpi di pistola contro la convivente e poi si uccide. La donna sopravvive.

 

12 settembre. Bolzano. C’è la prima presa di posizione ufficiale della SVP siglata dal segretario del partito Toni Ebner. Nel documento viene ribadita la profonda disillusione dei sudtirolesi per il mancato accoglimento della richiesta di autodeterminazione. In secondo luogo c’è il ringraziamento per gli sforzi compiuti a Parigi dalla delegazione austriaca e la convinzione che essa, nelle circostanze di fatto, abbia ottenuto il massimo possibile. Infine viene ribadito il principio: solo un’autonomia limitata al Sudtirolo e ai comuni ladini del bellunese potrà garantire il dritto alla tutela dei sudtirolesi.

12 settembre. Parigi. La protesta della delegazione sudtirolese per le dichiarazioni di De Gasperi sui confini dell’autonomia si sostanzia anche nell’invio di un messaggio al Premier italiano. L’Ambasciatore Soragna lo informa:

I “rappresentanti plenipotenziari del Sud Tirolo” a Parigi, con lettera a firma Otto von Guggenberg e Friedl Volgger, hanno fatto pervenire in tedesco la seguente comunicazione indirizzata al presidente De Gasperi: “Sentiamo di dover esprimere il più vivo stupore per la dichiarazione da lei fatta alla conferenza stampa del 7 settembre nel senso che la questione della delimitazione del territorio autonomo del Sud Tirolo nella stipulazione dell’accordo italo-austriaco del 5 settembre sarebbe rimasta aperta. Qualora una tale affermazione fosse confermata si dovrà contare sulla protesta ufficiale e sulla più energica reazione nel Sud Tirolo”.

Il signor Schmid della delegazione austriaca mi aveva già fatto presente nei giorni scorsi come la dichiarazione del presidente De Gasperi, alla quale si riferisce il messaggio di cui sopra, avesse provocato forte disappunto fra gli elementi alto atesini qui presenti. Analogo passo gli austriaci hanno compiuto presso la delegazione inglese che, in via confidenziale, ce ne ha dato notizia con l’amichevole suggerimento di evitare possibilmente dichiarazioni che, pur senza alterare la sostanza dell’accordo, potessero mettere il ministro Gruber maggiormente in imbarazzo di fronte alla opinione pubblica austriaca e tirolese. Ho opportunamente rassicurato, in base comunicazione telefonica del presidente stesso, sia austriaci che inglesi, i quali ultimi non perdono occasione di rallegrarsi dell’accordo.

Ho ritenuto oggi opportuno mostrare confidenzialmente al signor Schmid la comunicazione degli alto-atesini. A suo dire, i cosiddetti rappresentanti del Sud Tirolo avevano deciso di inviare tale messaggio, che egli ritiene abbastanza moderato, solo dopo che la delegazione austriaca era riuscita a convincerli a desistere da forme più clamorose di protesta.

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12 settembre. Bolzano. Il periodico ufficiale della SVP Volksbote dedica ovviamente ampio spazio alla genesi e alla sostanza dell’Accordo. In chiusura dell’articolo che occupa quasi tutta la prima pagina una riflessione di fondo: “A questo ovunque ci si pone una domanda colma d’ansia: abbiamo dunque combattuto invano la battaglia per l’autodecisione?  A questo interrogativo possiamo sicuramente rispondere che il nostro agire non è stato vano. Anche se ad esso non consegue un successo non dobbiamo vergognarcene.”
 

12 settembre. Roma. De Gasperi prende atto con irritazione delle proteste dei sudtirolesi e, a tarda sera, ne scrive a Carandini:

“Ringrazio ti tuo rapporto arrivato stamane. Sono altamente colpito dal tono e tenore di un telegramma di Volgger e Guggenberg trasmesso per telefono da Parigi, mentre informazioni Soragna erano tranquillanti. Se trattasi veramente di un telegramma autentico non so come si possa conversare con loro. Tu ricordi chiarissimamente che non volli a nessun patto che si precisasse la delimitazione territoriale e che l’ultimo testo fu da me ammesso solo coll’esplicita dichiarazione che esso lasciava indeciso se il potere autonomo venisse garantito in un territorio a maggioranza tedesca o in una sezione di una circoscrizione territoriale più ampia. Harvey mi ha fatto dire che riconosceva la nostra piena buona fede: del resto tu ricordi il tenore dei colloqui e il significato della parola frame che abbiamo tradotto quadro. Puoi in ogni caso rilevare che altoatesini verranno consultati e informati che a Trento è in corso dimostrazione contro eventuale autonomia soltanto tedesca. Inutile dirti che ogni tentativo di forzare il senso della convenzione contro l’esplicito accordo intervenuto, Io metterebbe in pericolo”.
 

L’asse di Parigi: Nicolò Carandini con Alcide De Gasperi alla metà degli anni Quaranta. Il Giornale dell'Arte

14 settembre. Parigi. Carandini rassicura De Gasperi:

“È evidente, e nessuna delle parti responsabili lo mette in dubbio, che la riserva circa il quadro (frame) entro cui l’autonomia sarà da noi concessa, si riferisce tanto al contenuto delle garanzie quanto alla estensione territoriale. La necessità di lasciare aperta la questione del comprensorio è stata da noi ribadita in tutto il corso delle discussioni e in ultimo da parte austriaca accettata senza ombra di possibile equivoco.

Essa ha costituito la parte essenziale delle finali intese fra te e Gruber. Ciò non toglie che Volgger e Guggenberg, i quali sono due estremisti che danno e daranno contemporaneamente grattacapi a te e a Gruber, abbiano reagito di fronte alla specifica precisazione da te fatta alla stampa su un argomento sul quale Gruber evidentemente li aveva tenuti in una qualche incertezza. Ho oggi conferito in proposito con Hoyer-Millar il quale è buon testimonio della nostra buona fede.

Egli mi ha assicurato che la delegazione austriaca è soddisfatta delle intese sottoscritte con reciproca chiara coscienza del loro significato e della loro portata. Si tratta d’un incidente provocato da quelle ragioni di politica interna che per analoghe ragioni tu e Gruber dovrete ora superare con qualche difficoltà per attuare le vostre chiarissime intese. Domattina vedo gli austriaci. Riferisco con rapporto odierno circa la procedura degli ulteriori sviluppi dell’intesa italo-austriaca in seno alla Commissione politico-territoriale.”


14 settembre. Vienna. Un memorandum del Ministero degli Esteri austriaco delinea la posizione ufficiale di Vienna su un altro problema che in questo momento turba considerevolmente il mondo politico locale. La questione, al di là delle sottigliezze giuridiche può essere riassunta così: se il De Gasperi Gruber venisse considerato come un vero e proprio trattato esso dovrebbe essere sottoposto all’approvazione del Parlamento di Vienna e anche dalle Autorità alleate di occupazione. Trattandosi invece di un semplice Accordo, inserito come allegato nel Trattato di pace con l’Italia questa eventualità non sarebbe necessaria. È evidente che a Vienna si propende apertamente per questa ipotesi, nel timore tra l’altro che un passaggio parlamentare potrebbe suscitare vive polemiche e dure prese di posizione.

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