Auguri Italia, ragazza di 80 anni
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Abbonati ora a S+In quel volto femminile è racchiusa la forza delle donne, determinanti nella resistenza e nell’esito del referendum del 2 giugno 1946.
A guerra finita, con la normalizzazione, il loro ruolo fu ridimensionato se non taciuto. Ci hanno pensato le loro nipoti a spulciare gli archivi e raccontare come le donne siano state parte della Storia di quegli anni.
Mi piace ricordare le parole di Benedetta Tobagi quando ce le racconta:
“Guardatele. Direste mai che sono impegnate in una guerra? … con la furbizia di Penelope trasmessa di generazione in generazione, maturata nei pensamenti di milioni di donne intelligenti, anche se non hanno potuto affinarsi sui libri. Mai rassegnate, sorridono, dissimulano, fanno spallucce. Sanno come cavarsela, all’occorrenza. Ognuna a modo suo. Arte antica, puro teatro. … Sorridi, annuisci, disfa la tela sottobanco. Sorridi e prepara l’attacco senza fartene accorgere. … Non era mai successo prima che le donne entrassero in scena da protagoniste. Non così numerose, e di ogni condizione sociale. …
Una nuvola non decide di sciogliersi in pioggia, di perdersi in cielo, di farsi tempesta. Accade e basta. Tante di loro la vivono proprio così; così la raccontano, decenni dopo stringendosi nelle spalle, ansiose di tornare nell’ombra delle case e delle officine ”è stata una cosa naturale. Ho fatto quello che c’era da fare“.
”Immaginano una nuova patria … dove sia possibile lavorare, divorziare ed anche abortire senza essere sbattute in galera.“
E quel 2 giugno 1946 fu una cosa naturale recarsi alle urne e scegliere la speranza di un mondo nuovo dove la guerra non avesse più posto, e chi ne avrebbe scritto la carta fondativa.
556 deputati di cui solo 21 sono donne, nove della democrazia cristiana, nove del partito comunista, due socialiste ed una dell‘ uomo qualunque, furono gli eletti.
Dei padri costituenti, del loro contributo alla stesura della Carta molto è stato scritto e si continua a scrivere per ricordarci giustamente la profondità del pensiero e la ricerca della condivisione che hanno caratterizzato i lavori della Costituente.
Delle donne, del loro lavoro certosino, di cesello si è saputo poco o nulla. Ci si è soffermati sul loro aspetto, sul loro abbigliamento o poco altro.
Invece, e sono sempre le loro nipoti virtuali a raccontarcelo, quelle donne che avevano combattuto il regime e siedono nell’Assemblea Costituente ”immaginano una nuova patria … dove sia possibile lavorare, divorziare ed anche abortire senza essere sbattute in galera… la libertà per tutte, nella nuova Italia“ (Michela Ponzani) e così con l’ antica arte di Penepole inseriscono nella Costituzione quelle parole ”magiche“ indispensabili per arrivare alla chiusura delle ”case di tolleranza“, alla cancellazione degli articoli del codice Rocco sul delitto d’onore, alla legge sul divorzio e l’aborto, al nuovo diritto di famiglia e soprattutto il RIPUDIO della guerra. Donne ”che prima e dopo hanno lottato per i nostri diritti e le nostre libertà“ (Michela Ponzani).
Questo ottantesimo compleanno della Repubblica è stata l’occasione per le celebrazioni, per la memoria.
Celebrare non significa ridurre a ”santino“ il passato, significa altresì ridare attualità ai principi fondanti del nostro vivere civile.
Anche per i sudtirolesi poteva essere l’occasione per riconoscersi nella Carta Costituzionale, in quell’articolo cinque ”La Repubblica […] riconosce e garantisce le autonomie locali “ ancora più importante ed efficace per la nostra terra dell’articolo sei ” La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche“.
È storia che la provincia di Bolzano, esclusi i comuni della Bassa Atesina che all’epoca facevano parte amministrativamente del Trentino, fu esclusa dal referendum in quanto pesava sul diritto di voto della maggioranza della popolazione la vicenda degli optanti, ma è storia anche che i Costituenti si fecero carico delle aspettative di quegli elettori ed elettrici che erano relegati in una sorta di ”limbo" per gli effetti delle politiche nazifasciste.
Con il senno di poi, chi può dire cosa avrebbero votato i /le sudtirolesi se avessero potuto? Avrebbero scelto l’astensione come i vertici SVP suggerirono agli elettori ed elettrici dell’Unterland? O avrebbero scelto la Repubblica considerati i danni procurati loro dalla monarchia?
Di certo la Repubblica nata dal referendum del 2 giugno è stato un nuovo inizio anche per i/le sudtirolesi e riconoscerlo e riconoscersi in essa sarebbe un altro bel passo avanti verso un Zusammenleben praticata non simbolica: insieme nella diversità, non separati in casa.
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